Il diario del sonno, di Paola Silvia Dolci

A cura di Guido Michelone

 

Dopo sette libri di poesia – Bagarre, NuàdeCocò, Amiral Bragueton, I processi di ingrandimento delle immagini, Bestiario metamorfosi – la scrittrice cremonese approda alla narrativa, o meglio alla prosa in una forma consolidata storicamente – il diario nel senso della confessione e dell’autobiografia – e frequentata soprattutto dai letterati più vicini alla lirica che al romanzo o al racconto. 

Diario del sonno viene ricavato dalle centinaia di pagine che l’autrice scrive durante i due anni di sedute psicanalitiche, attorno al 2006, quando una ragazza in difficoltà a esprimersi a voce davanti al medico, su indicazione di quest’ultimo, lavora per iscritto, mettendo nero su bianco non tutto ciò che in quel momento le passa per la testa, ma redigendo i fogli ovviamente in base alle domande fornite dal dottore, senza seguire un filo cronologico, ma lasciando il campo aperto alle libere associazioni di idee e pensieri.

Il materiale, conservato e restituito integro dallo psicanalista, diventa oggi, a distanza di molto tempo, un oggetto/soggetto prezioso, su cui Paola Silvia Dolci opera una scelta faticosa, scremando fino all’inverosimile, onde ricavare un testo essenziale, che non perde d’occhio la narrazione dell’epoca, ma che al contempo diventa un progetto di dialettica tra futuro, presente e passato. Come nel manoscritto originale, i ricordi della poetessa saltellano avanti e indietro, tra infanzia, adolescenza, maturità, con l’aggiunta dei sogni veri e delle metamorfosi naturali, grazie alla prosa di memorie affioranti dal trascorso esistenziale difficile. 

È però quasi impossibile ricostruire, biograficamente, la vita dell’autrice attraverso il Diario del sonno: si intuisce via via l’assenza/presenza di due genitori, la legittima aspirazione di una ragazza intuitiva, pronta, competente, gli amori infelici, e le scelte errate inevitabili a una certa età e a livello affettivo, le aspirazioni frustrate, il rapporto conflittuale con il mondo del lavoro e con lo stesso analista.

Alla fine il libro si presenta come le di poco antecedenti esperienze poetiche, con uno stile definibile come soave o levitante, tra il detto e il non-detto, anche quando illustra dettagli scabrosi di uno scontento quotidiano che solo la scrittura riesce a ottimizzare sul piano della rinascita intellettuale. 

 

Paola Silvia Dolci, Diario del sonno, Le Lettere, Firenze 2021, pagine 228, euro 18,00.

 

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