Bile di Roberto F. Addeo (Transeuropa, 2020)
Recensione di Franz Krauspenhaar.
Dopo alcune esperienze poetiche e con un romanzo in perturbata lavorazione, il poeta e scrittore Roberto Addeo giunge nelle buone maglie della prestigiosa Transeuropa del carismatico Giulio Milani nel 2020 con il poema Bile. La sua, a mio avviso, è una specie di installazione poetica, con una specie di movimento ”ungarettiano”, come fa notare Giovanni Succi nella più che brillante prefazione ( un’opera nell’opera, si potrebbe dire).
Sono versi che tagliano da sinistra verso un breve percorso a destra, e poi avanti così, in una sorta di gimkana nella quale la poesia diventa gomma, taglio metallico, esperimento di luci, fotografia polaroid, foto col cellulare, breve scarto di montaggio filmico, pensieri, rabbuiamenti, sorsi di verità, o non verità, inconsce, lancio di dadi, di detriti, sms agli estrogeni e così via. E’ un poema, questo, che è dotato di una musicalità interna talmente contemporanea che io l’ho sentita come uno slegamento parziale ma virtuoso dalla letteratura e dalla poesia tradizionale nei termini di un’esondazione verso altri mondi, in principio quello dei suoni. Si sente l’eco di una non tradizione sperimentale che però non diventa mai fredda o stucchevole; e’ un viaggio, quello di Bile, nell’impalpabile che diventa palpabile, come un oggetto di luce, come un santone che esclama litanie mai oscure ma spesso controverse. L’opera va letta più volte, perché è piena di sangue che scorre in vene che, a ogni ritorno di questo sangue (o bile) cambiano posizione, si ispessiscono, diventano più visibili, più belle, anche. Sarebbe interessante, a mio parere, farne anche una versione audio, perché come ho detto il lavoro porta all’esondazione, alla conquista di nuovi territori. Non esito a definire questo libro una delle migliori opere in versi uscite in Italia negli ultimi anni, un lavoro di sicuro valore.
Metto qui sotto un ”campione” del poema per dare un’idea per forza di cose molto parziale, perché il lavoro va letto dall’inizio alla fine, possibilmente senza pause, e presto ricominciato.
*
tutto parte dalle
vene
le arterie
trasportano
coraggio e
frantumi di
segnale
pare che ancora
per un po’ il
nostro orologio
farà diktat-diktat
diktat-diktat
diktat-diktat
nel senso
comunitario privo
di emozioni
ravviso il verso del
muscolo cardiaco
oggi che non
controllo più
niente
*
quando suonerà
l’ora lasciandomi
errare con l’aiuto
di atmosfera
indennizzata
tra metameri
aeriformi che
che realizzano il
rigetto
tutto sarà miscela
gassosa e trovate
d’oro con griffe
e andrà bene sotto
forma di brezza
mostrarsi discinti
dalle decorazioni
battere i denti nei
cerimoniali su
misura di fedeltà
l’etere è una
miscela di
sostanze legate per
un istante
non spiare il mio
allestimento
scenico
la verità è data da
una festa e ogni
passo è una paura
*
