*
Ci guarda dall’alto in basso
ma non è mica arrogante.
Chiunque a quell’altezza
avrebbe l’aria un po’ distante.
*
Prendono in giro la lumaca
perché ci mette ore e ore.
“Prova tu,” ribatte pacata,
“a trascinar l’abitazione!”
*
La s di serpente
sibila lentamente
sul bianco abbacinante
della pagina silente.
*
Alle mostre di Chagall
le mucche del paese
si vantavano coi galli
di volare a più riprese.
*
Quelle goffe oche delle
foche, vere malelingue,
invidiano il pinguino
e dicono che è pingue.
*
La mosca bianca
e la pecora nera
giocano a scacchi
quando scende la sera.

Senza offesa, ma di Rossari qui da noi s’è letto di ben altro. Carino, questo (come direbbe una “Borsetta Prada” a una sua amica di “cordata Naj Oleari” di un film di Muccino Senior); ma manco un mezzo grammo glutammatico in più.
Questo “corpus” sugli animali è molto vicino alla leggerezza ludica di un Toti Scialoja o di un Rodari. Le trovo disintossicanti e antidolorifiche. Anch’io ho letto altre cose sue molto interessanti, dove c’è sempre grande ironia e gusto per i calembour. Qui le ho inserite con preciso intento di alleggerimento. Chi gioca poi lo sa, che spesso il suo gioco non viene preso sul serio. Continuo a pensare che in poesia tenere insieme ironia, musicalità e leggerezza sia un lavoretto prezioso assai.
piccole calamite che sminano! grazie da marina, marco