Un raro sorriso

di Antonio Sparzani

Tra le mattutine brevissime Lodi che Fabrizio ci suggerisce giustamente all’alba, quella sul sorriso di circa un anno fa mi torna in mente ogni tanto per quel suo intenso parlare del sorriso come “cuore aperto che fa spazio”. Io mi ero un po’ dilungato sul sorriso del mare, qualche tempo fa, qui . Ora però vorrei aggiungere qualcosa che non riguarda il mare: la prima cosa, lo dico en passant, è l’immortale sorriso di Afrodite, celebrato da Saffo, ricordate

“giunsero tosto; tu, beata, quindi,
il viso illuminato d’immortale
sorriso, mi chiedesti ancor ché soffro
e ché ti chiamo”

che avevo riportato qui (nella traduzione adolescenziale sparzica), nel lontano 2009: nulla, si sa, eguaglia il sorriso immortale della dea della bellezza.

Bene, ecco la seconda cosa, il – lieve – sorriso che vedete profilarsi sul volto del personaggio a sinistra nell’immagine qui sopra non è certo quello di una dea, è quello di Max Planck (1858 – 1947), uno dei padri fondatori, o potremmo anche dire, almeno temporalmente, il padre fondatore della fisica del Novecento, la nuova fisica, la cosiddetta meccanica quantistica. In nessuna immagine d’epoca l’avevo mai visto sorridere, ma qui l’occasione era speciale.
L’Accademia Prussiana delle Scienze nacque nel 1700 come Società scientifica del principe elettore di Brandeburgo (Kurfürstlich Brandenburgische Societät der Wissenschaften) per volontà del principe elettore Federico III di Brandeburgo e il suo primo presidente fu il grande filosofo Gottfried Leibniz; quando Federico III diventò Federico I di Prussia, nel 1701, la società diventò Società reale Prussiana delle Scienze (Königlich Preußische Societät der Wissenschaften) e da allora fu nota come Accademia Prussiana delle Scienze.
Negli anni ’20 del secolo scorso, i luminosi anni della repubblica di Weimar, la Germania produsse risultati scientifici di importanza straordinaria, prima fra tutti la meccanica quantistica, ad opera di Werner Heisenberg, Erwin Schrödinger (in verità viennese, ma tutta la sua attività di quel periodo fu in Germania), Max Born, Niels Bohr (che veramente era danese, ma ospitava volentieri nel suo Istituto la meglio intellighenzia scientifica tedesca) e vari altri. L’Accademia Prussiana era sempre stata, ed era ancora, assai esclusiva, molti fisici assai illustri non erano ancora stati ammessi nella classe di materie scientifiche (c’era poi l’altra classe di materie umanistiche, dato che questa dannosa divisione si era già instaurata nella cultura europea da vari secoli). Segretario dell’Accademia era Max Planck, ormai ultrasessantenne. Verso la fine di quel felice, anche se per molti versi burrascoso, periodo, il 4 luglio del 1929, l’Accademia decide con voto unanime (anche della classe umanistica, com’era prassi) di ammettere Schrödinger, cerimonia fastosa, d’obbligo la cravatta bianca, e la foto che vedete è quella in cui Planck (a sinistra) accoglie il collega con evidente piacere e con quel suo lieve sorriso che non è dato vedere in alcun’altra sua foto. Schrödinger non aveva ancora avuto il premio Nobel, che avrà a dicembre del 1933, quando se ne sarà già andato dalla sua prestigiosa cattedra berlinese.
Ma nel 1926 aveva pubblicato il suo articolo fondamentale sulla nuova meccanica, che aveva chiamato meccanica ondulatoria sulla scia di un primo abbozzo dovuto al fisico francese Louis De Broglie, e aveva anche dimostrato che la sua meccanica era esattamente equivalente, ma più “chiara e maneggevole”, di quella appena proposta nell’estate del 1925 da Werner Heisenberg (tra i due, va detto, non correva alcun buon sangue). Da allora ad oggi, quando si vuole affrontare un problema di fisica atomica si usa, ovvero si cerca di risolvere, quella che viene universalmente chiamata “equazione di Schrödinger”. Planck, che, nel 1900, quasi controvoglia, aveva fatto la prima proposta in qualche modo in contraddizione con la fisica classica, quella dell’Ottocento, celebrata, che tutti studiamo ancora nelle scuole medie e nei licei, quella della legge di Newton e delle equazioni di Maxwell, quella che sembrava funzionare sempre, era contento.
Il fuggevole accenno al fatto che Schrödinger, ariano purosangue, se ne sia andato già a metà del ’33 dalla sua prestigiosa cattedra berlinese e che Heisenberg, anch’egli ariano, invece sia rimasto meriterebbe invece un bel discorso a parte, purtroppo senza sorrisi, ma di notevole interesse per la storia della cultura, forse in un articolo futuro . . .

[L’immagine è tratta dal volume: Walter Moore, Schrödinger – life and thought, Cambridge University Press, 1989.]

3 pensieri su “Un raro sorriso

  1. Riccardo Ferrazzi

    Sparz, capisco che chiedo troppo, ma un tuo articolo divulgativo sulla fisica quantistica (o magari addirittura sulla materia oscura!) quando ce lo darai? Attendiamo frementi ed eleviamo invocazioni agli dei…

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  2. sparz

    caro Riccardo, in effetti mi aspettavo un tuo commento. Gli dèi in questo periodo pensano a molto altro. Alla materia oscura non credo, ci sono recenti pubblicazioni che spiegano i dati senza questa follia della materia oscura. Quanto alla divulgazione della M.Q., è un macigno insormontabile o comunque ci devo pensare un po’, c’è peraltro già una certa bibliografia divulgativa sull’argomento, di gente più preparata di me. Vediamo.

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