Condividiamo un’altra testimonianza di Carlo Sansonetti, uomo di missione, uomo degli ultimi. Vi invito caldamente a leggere questo libro, che dice molto di lui:
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Quando si mantengono separati – anche fosse a livello verbale – l’amore a Dio e l’amore agli altri, si crea una scissione, una frattura e una rottura nell’amore stesso. Prevale ciò che mi o ci conviene, prevale l’Uomo su Dio; allora scompare Dio e si erge l’Uomo, anche quando afferma di amare Dio.
Non è Dio ad abbandonare i suoi figli, ma sono questi ultimi che non sopportano la sua presenza, perché rifiutano la visione che ha Lui e perciò: “spezziamo le loro catene gettiamo via i loro legami!” (salmo 2). Il Cristo, solo il Cristo, rimane con Dio, testimonianza incrollabile nella storia, di fedeltà vera, di armonia con Dio e con tutti. Il tutto in armonia.
Per questo, il Cristo incarnato, cioè Gesù, non accetta di separare l’amore a Dio e l’amore agli altri, ma li mette sullo stesso piano. È un amore che trascende sempre le nostre piccolezze, come le debolezze e anche le nostre convenienze. Le assume su di sé e le sublima, facendole aprire all’amore vero, come il mare che accoglie le acque dei singoli fiumi e le unifica in un tutt’uno con le proprie acque.
Armonia nel tutto. I fiumi portano le storie, le sofferenze e le speranze, le guerre e le paci della storia umana. Sono necessari. Per questo, dal mare le acque ritornano alle montagne per iniziare di nuovo il loro percorso, nella storia, verso il mare. Possibilmente senza più essere inquinate.


Le acque ritornano per iniziare di nuovo il loro percorso…potrebbe far pensare al Quolet, invece in chiusura si spalanca la possibilità di una nuova speranza: la novità si fa largo, nonostante tutto.
Come un fiume di mosche il nostro vivere sporca l’amore, nel riflusso più non si ascoltano gli angeli.
Tu, seminatore del mondo, in noi uomini così disabitati, risveglia ancora una volta l’ansimare confidente che si fa carne, la creatura di silenzio che dorme tra le spine, a ricamo del rovo.