Mauro Catani, “Almeno fino a qui”. Una selezione

Testo introduttivo di Giovanni Agnoloni

Una selezione dalla silloge poetica Almeno fino a qui. Cinquantatré piccole storie (ed. 96, Rue de La Fontaine) di Mauro Catani, scrittore originario di Massa Marittima e già autore per Aracne Editrice di un saggio sul tema dello sviluppo sostenibile.

Ho scelto queste poesie, in particolare, perché ben evidenziano la principale qualità dei versi di Catani, che è quella di raffigurare la quotidianità con le sue piccole (ma fortemente significative) epifanie, fotografie dell’eterno racchiuso nella fuggevolezza del momento.

Figlia di suggestioni realistiche appartenenti alla miglior tradizione narrativa italiana – penso soprattutto ai racconti del toscano di adozione Carlo Cassola -, questa silloge, non a caso, viene indicata come una raccolta di “piccole storie”. Si tratta di micro-cronache della vita di ogni giorno, anche rivisitata col filtro della memoria, e ha un che dello spleen dell’Antologia di Spoon River, tenacemente impastato con l’oggettualità delle cose e degli incontri. Come a ribadire che la vita è qui, in corso e con il risultato apertissimo. Il punto è quanto riusciamo a immergerci nel succo dell’attimo e a trarne la forza di procedere vivendolo coscientemente, ogni volta, ancora e ancora.

La nostra canzone

La sala giochi
non remò né a favore
né contro
andava per la sua
in autonomia
col resto.

La muffa
agli angoli delle pareti
era comunque di conforto,
faceva intuire
che il grigio
era più che altro un odore
e che
almeno per un po’
ce lo saremmo portato dentro.

Tu
senza la fantasia
di immaginarti
in un altro posto,
io
con la voglia
di starti addosso
al più presto,
ci mangiammo un po’ lì
quel giorno.

Passarono
quella che sarebbe diventata
la nostra canzone,
per tutto il pomeriggio:
una melodia sincopata
di pistole laser,
schianti sul flipper
e minacce di risse
da parte del mio amico,
che giurava di appiccicare
il suo compagno di giochi
sul segnapunti del biliardino.

Tulipano

Alto quasi mezzo metro
fa i margini alla strada
mentre la strada si fa
sentiero e cammino
andatura spedita
o un rilascio barcollante
ciottoli e selciato che non sono uguali
nemmeno per due volte.

Alto quasi mezzo metro
fa gli argini alla strada
mentre la strada si fa
calle e rotta
andatura svelta
a tratti boriosa
sassi e manto che non sono gli stessi
nemmeno per due volte.

Alto circa mezzo metro
con un fiore solo
fiero e onesto
sentimento vestito di giallo
arancio
viola
e rosso.

Sarà la strada
a fare del tulipano
una rosa che è andata al mondo.

Di domenica

Una settimana fa
più o meno a quest’ora
stavo lavando un piatto.

Poco dopo ci siamo baciati
sulle labbra
e sul collo.

I piatti li lavo sempre
allo stesso modo
ma il resto brilla tutto
come se fosse nuovo.

Nel tempo

Due ragazze
intorno ai vent’anni
insieme,
il tempo
emette fattura
e riscuote il saldo,
rateizzazione non disponibile.
Lo fa sempre
con tutti
da sempre.

Poi il tempo
le ritrova,
le braccia intorno al collo,
sono donne
già da un po’.
Gli occhi di una
sulle parole dell’altra
e viceversa,
senza sforzo,
come se si fossero salutate martedì.

Dapprima
giù al parco
due bambine
si esercitavano
con la ruota,
mentre chi di noi c’era
proprio non capiva
e col pallone tra i piedi
puntava gli stinchi
di chi non aveva ancora pianto.

Intorno

Ci sono
trecentosettantasei libri
tra quelli letti
e quelli da leggere,
tre chitarre
con il suono da aggiustare
ogni volta,
un divano bordeaux
che mi rinnova l’invito a farsi usare
da un inverno a quello dopo.

Davanti
un ettaro di televisione,
poi c’è anche da bere
così che si possa parlare,
eventualmente flirtare
su un argomento che ci prende
meno di niente.

Intorno quadri astratti
finché non metti a fuoco,
un tavolo tondo
cinque sedie di rovere,
due mobili di castagno
e tre di noce,
tre poltrone
di cui una verde bottiglia,
due lampade con la luce calda
fatte apposta
per non andare a letto
e un sottosuolo di sentimenti
presi a prezzo pieno
a partire dal secolo scorso.

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Informazioni su giovanniag

Giovanni Agnoloni (Firenze, 1976), è scrittore, traduttore letterario e blogger. Autore del libro di viaggio "Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa" (Fusta Editore, 2020) e del romanzo psicologico "Viale dei silenzi" (Arkadia, 2019), ha anche preso parte al romanzo collettivo "Il postino di Mozzi", a cura di Fernando Guglielmo Castanar (Arkadia, 2019). È inoltre autore di una quadrilogia di romanzi distopici sul tema del crollo di internet e della società del controllo ("Sentieri di notte", "Partita di anime", "La casa degli anonimi" e "L’ultimo angolo di mondo finito", editi da Galaad tra il 2012 e il 2017 e in prossima riedizione in volume unico), in parte pubblicata anche in spagnolo e in polacco e in prossima riedizione in volume unico. Ha scritto, curato e tradotto vari libri sulle opere di J.R.R. Tolkien (su tutti, "Tolkien. Light and Shadow", opera bilingue italiana-inglese, ed. Kipple, 2019), e tradotto o co-tradotto saggi su William Shakespeare e Roberto Bolaño ("Bolaño selvaggio" a cura di Edmundo Paz Soldán e Gustavo Faverón Patriau, ed. Miraggi, 2019, tradotto insieme a Marino Magliani), oltre a libri di Jorge Mario Bergoglio, Kamala Harris, Arsène Wenger, Amir Valle e Peter Straub. Ha partecipato a numerose residenze letterarie e reading in Europa e negli Stati Uniti, e traduce da inglese, spagnolo, francese e portoghese, oltre a parlare il polacco. I suoi contributi critici sono disponibili sui blog “La Poesia e lo Spirito”, “Lankenauta”, “Poesia, di Luigia Sorrentino” e “Postpopuli”. Insieme alla giornalista Valeria Bellagamba, ha creato e gestisce la pagina Facebook "Anticorpi letterari", con interviste in diretta video a protagonisti del panorama culturale italiani e internazionale. Il suo sito è www.giovanniagnoloni.com.

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