Matera in alcune poesie di Danila Marchi

Danila Marchi è un’insegnante imperiese di scuola primaria. Come poetessa, ha ricevuto il riconoscimento della giuria nel concorso poetico letterario del ponente ligure ( Arma Di Taggia) “Ossi di Seppia” negli anni 2015, 2016 e 2017, e quello al concorso Engels Von Bergeiche nel 2015. Nel 2016 e nel 2017  è entrata tra le  finaliste al concorso Magnificat a Falconara Marittima e, nel 2016, ha conseguito il primo premio per il racconto “La ragazza del blues”in Basilicata. Ha partecipato al premio Poseidonia Paestum e nell’estate del 2022 ha ottenuto una menzione di merito per una poesia in vernacolo.

Seguono alcune sue poesie ispirate da Matera.

LE ANIME TRA I SASSI

Mentre raminga vago tra i sassi
smuovo dalle rocce nitidi i ricordi
candore di anime scolpite sulla pietra

Vedo ancora grandi quegli occhi assorti
indugiare invocando ai piedi delle grotte
pane pietà e la misericordia di Dio

Avvolti nello spesso specchio vitreo bianco
assenti al vagito che fluisce dal mondo
agli sguardi ignari ai volti indifferenti

Malati di vita nel glaucoma antico
che opacizza il limpido cristallo
mentre moscerini mosche e pece
si posano sulle pupille imbrunite
retine vuote di laghi prospicienti
orli di anime senza sensibile sentire

E in quegli sguardi madidi mi perdo
tra quei destini amari avari mi protendo
nella viuzza all’uscio della spelonca al chiuso
che il buio della notte ingoia e inghiotte

E mi sento addosso gli affanni di quelle brevi vite
di quei tempi di quegli anni nelle rocce intrise
di quei corpi dolci amati avvolti di incolore
su quegli usci aperti in quelle vite acerbe di dolore

VIVIDA DI LUCE

Matera
vivida di luce
Elegante e austera
sotto lo scintillio delle stelle
lucciole accese
del tuo ceruleo cielo

Antica
città altera
resiliente monade
di un tempo
che conviveva col dolore

Nella sofferenza
della tua gente
Nel sudore acre
dei contadini
di un giorno d’estate
secco come i campi
Agri di vita

Uomini e donne
hanno consumato gli anni
sbriciolati a terra
come la zolla smossa
sotto l’aratro
mosso
da instancabili buoi

Nelle case di Pietra
gusci di calcarei sassi
senza finestre e senza luce
i bambini di un mondo antico
che sembra mai esistito
uscivano dalle spelonche
ad assaporare la luce
del buon umore di Dio
nel buon odore
di zolfo e d’erba
lasciato dalla pioggia
sulla terra umida

MATERA SOTTO LA LUNA

E’ notte e la Luna splende su Matera
il raggio rimbalza sulla gravina e illumina sbieco
di sasso in sasso, l’anfratto che cela in esso
in controluce, il mistero oscuro della vita

Nel sé profondo della terra
l’energia di un brivido
che nasconde e custodisce
che tacita racconta di vite
che in silenzio ascolta l’uomo
e emana un fluido divino autentico
che fuggendo scivola alla foce
e scorre e si rincorre sino al mare
nell’estuario a delta delle verità
che divide l’Essere dall’esistenza
nell’acqua che fluisce e trascina
nell’acqua che lenta leviga le pietre
nello scoglio che resta conficcato in terra
fisso e immobile con forza imperturbabile
attaccato al terreno conficcato come le radici
di una quercia nella roccia in quella grotta
quella stessa che lo ha generato e nutrito
e ora va in cerca di luce e calore
Mentre in cielo la Luna sfavilla e da lassù
lascia in ombra mette in luce
il lato chiaro il lato scuro del vivere
tra i chiaroscuri della vita nei sassi

E’ notte e a Matera splende alla Luna
di quella luce che abbaglia le cose
che rimbalza di sasso in sasso
e nel recondito sbalzo dell’anfratto cela
l’arcano mistero di ogni casa di pietra

MATERA MADRE TERRA

Nei silenziosi albori dei mattini
ad oriente s’ ode riecheggiare l’eco
d’ un ininterrotto pianto
che dalle gole sale ai monti
e dalle voragini profonde della Terra
si propaga nelle silenziose valli
E’ la voce di Dio crocefisso in terra

Ora tace Matera
ammantata di luce Divina
ora è Pace
sulle case
sulle strade
sulle scale di tufo

Nelle chiese silenziose
benedette dal Sole
Matera Terra Madre
di Dio Padre parla in Terra
Ascolta il pianto
sconsolato di Maria
per il figlio crocefisso
che scioglie il sale della terra
e sale al cuore come un canto
che invoca suadente struggente
dalle gole dalla Madre terra
che rimpasta l’humus della zolla
E poi solleva lo sguardo verso il Cielo
a Dio che ascolta e riluce del Fascino Divino
e avvolge i sassi e le case e tutte le altre cose

Gerusalemme liberata dal peccato
compianta pacata Terra Santa
Terra che sprigiona essenze di dolore
Terra che scioglie e libera Amore
Terra che ammalia e incanta il peccatore
e Perdona e dissolve il pianto in gocce di Speranza
Essenze di vita che evaporano ogni giorno
al caldo sorgere del Sole che Gioia d’Amore sprigiona
Matera Terra Madre di Dio Matera Terra Mater Dei
Matera Madre terra Matera Madre della Terra

MATERA

Io e il mio bimbo
fuori dal tempo
come statuine
di un presepe
immobile eterno

Fissità di un’immagine
nei frammenti di lucenti fiammelle

Ed è qui
alle fondamenta del dolore
che il silenzio rimanda
a radici lontane
estirpate
dalla forza umana
del potere

Qui vorrei rimanere
lontano
dal frastuono del mondo

Nel languore della storia
nel dignitoso silenzio
che l’argilla emana
nella sacrificale
attesa contadina

Nella secolare rinuncia
intrisa nella calcarinite
della roccia dei sassi
cocciuta granitica resistenza
che l’umidità sbriciola

Monumenti appesi
ai loro destini
di sgombro e rinascita

Luoghi lastricati di storia
intrisi di vissuti
Antri ancestrali
aulenti sudari
di trogloditica memoria

Ora rivivono nitidi
Ancora al sole di allora
Aperti rivisitati rinati
assurgono a nuova storia

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