Daniele Benzi, Una mente piena
«Un’analisi globale dell’interiorità […], lo studio del proprio essere»
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Barriere
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Edifichiamo barriere attorno a noi di continuo, certe volte senza nemmeno rendercene conto. Ostacoli costituiti da apprensioni che ci affliggono e che si fanno sentire quando è il momento di partire per un viaggio.
Siamo consapevoli di essere limitati data la nostra natura umana. In essa sono insiti, infatti, dei limiti invalicabili. Per esempio sappiamo bene che, rovesciandoci addosso dell’acqua bollente, provocheremmo al nostro corpo dei danni potenzialmente irreparabili. La nostra resistenza fisica, per quanto elevata possa essere, non ci permetterebbe di uscire del tutto illesi da un evento simile. Si tratta appunto di barriere legate a ciò che siamo, le quali ci accomunano tutti.
Noi però, spesso non facciamo altro che aggiungerne di nuove, a quelle che ci caratterizzano già dalla nascita. Queste ultime sono prevalentemente di carattere psicologico e vanno a toccare l’autostima, la visione della propria persona e del mondo esterno, ma non solo. Ogni volta che dubitiamo di noi stessi creiamo inconsapevolmente una nuova barriera che si andrà ad aggregare a quelle preesistenti.
È lecito avvalersi del beneficio del dubbio, a patto che ciò non si trasformi in un’ossessione. Metterci alla prova, osservare noi stessi con occhio critico, può rivelarsi decisamente utile, almeno finché si tratta semplicemente di volontà di comprendersi al meglio. Se fatto bene, può solo innescare un’evoluzione. Spesso, però, la stessa autocritica si trasforma a sua volta in una barriera, ovvero proprio in ciò che avrebbe il compito di abbattere.
Il dubbio ci frena, la mancanza di autostima inibisce il nostro potenziale. Di norma ciò capita nel momento in cui iniziamo a sentirci come inferiori nei confronti di chi ci circonda. A proposito, quest’ultimo concetto rappresenta una delle barriere più toste da abbattere. Una delle più alte e fortificate, che ha insidiato almeno per un momento la vita di ognuno di noi. È facile poi cadere in un circolo vizioso, in un loop infernale di autocommiserazione, dal quale risulta difficile evadere una volta avviato. Meglio evitare direttamente di caderci.
L’autocritica, che può essere compiuta tramite l’introspezione, è sintomo di umiltà. Da un lato aiuta a restare con i piedi per terra, a non credersi il migliore in qualcosa se non per dimostrazione diretta. Anche avere un ego smisurato risulta nocivo, dal momento che impedisce all’individuo di osservare i suoi difetti da un punto di vista oggettivo.
Felicità emotiva e metafisica
La felicita? emotiva è quella compresa nella sfera delle emozioni, quella che si prova in relazione ad un evento ben preciso. Costituisce la reazione ad uno stimolo, della quale si è parlato. La durata è quella propria di un’emozione, che ci infiamma per poi lasciare solo il suo ricordo come traccia.
Quella metafisica si manifesta più sotto forma di stato d’animo. È strettamente correlata all’autostima, alla considerazione che noi stessi ci siamo formati nel tempo riguardo al nostro io. Si tratta di una felicita? di tipo diverso, perpetua, non si presenta in seguito ad un evento in particolare. O meglio, se vengono presi in considerazione eventi normali. La situazione cambia nel caso di quelli capaci di segnare profondamente la vita, come un matrimonio o la nascita di un figlio. Si traduce in un senso di completezza generalizzato, che si prova quando si è soddisfatti della propria persona o se si taglia un traguardo importante.
La felicita? emotiva è in grado di esercitare un impatto su quella metafisica. Se l’individuo la prova stabilmente (perennemente è impossibile), andrà a creare le condizioni favorevoli perché possa godere di una buona felicità metafisica. Non è detto però, i due tipi di felicita? sono separati tra di loro, una è in grado di persistere anche in mancanza dell’altra. Non per forza l’individuo deve provare felicità emotiva per poter accedere a quella metafisica. Risulta in grado di provarla anche durante un periodo negativo, se si ritiene felice della sua condizione generale, tralasciando il momento in sé.
La felicita? metafisica costituisce un’ancora di salvezza. È ciò che ti ricorda chi sei e che ti fornisce delle motivazioni valide per continuare a lottare quando le cose non vanno per il verso giusto.



Molto interessante questa separazione tra felicità emotiva e metafisica, una chiave importante per accedere a quella stabilità che ha le proprie radici nella profondità dell’essere.