
IV domenica di Pasqua, Anno A, [Gv.10,1-10]
?L’immagine del Buon Pastore è stata una delle prime raffigurazioni della iconografia cristiana. È un’ immagine amorevole e rassicurante. Il riferimento al capitolo 34 di Ezechiele è evidente e converrà tenerlo presente per una corretta lettura di questo capitolo 10 di Giovanni.
Alcune particolarità, però, nel brano di questa domenica, sembrano attrarre la nostra attenzione. Gesù è il pastore del gregge perché chiama le pecore per nome, una ad una, ciascuna con il suo nome.
Le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce.
Si conosce come si è conosciuti. Non sarà possibile riconoscere una voce se questa voce non esprime il nostro essere conosciuti.
In altri termini, si potrebbe dire che non è possibile amare se non ci si sente amati.
Che altro è la conoscenza se non una rispondenza amorosa fra gli amanti?
E come batte il cuore nel petto dell’amata quando sente la voce dell’amato! Tutta la Bibbia risuona di questa voce. È la voce che conosce il nome dell’amato ed è la sola che può chiamarlo per nome. Ed è talmente fondante questa conoscenza che è proprio questo essere chiamati per nome che ci costituisce come capaci di risposta.
“Ad te nos fecisti et cor nostrum inquietum donec requiescat in Te”[Ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non trovi in te il suo riposo].
C’è una rispondenza amorosa che ci pone in essere e ci fa essere ciò che siamo. In questo senso, chi ci chiama, amandoci, è anchela porta attraverso cui passare.
Porta è confine fra dentro e fuori, ma, per lo stesso motivo, è anche comunicazione fra dentro e fuori. Porta è la via d’accesso alla realtà, è la via d’accesso al pascolo. Senza passare dalla porta, si resta al sicuro nel recinto, non si rischia, ma si muore di fame.
Solo quando ci si sente chiamati per nome, la realtà acquista spessore ed è possibile leggere l’illeggibile. Già Maria Maddalena lo aveva sperimentato. Aveva scambiato Gesù per il giardiniere, ma quando sente pronunciare il suo nome, riconosce e conosce. È nuova creazione. È nascere di nuovo. È sentire il cuore battere nel petto. È in questo riconoscimento che sono nato ed è qui che rinasco ogni volta che la voce del diletto mi restituisce a me stesso, disalienandomi. Non c’è più pastore, non c’è pecora: solo amore, che è nome e porta.
“Senti come mi batte in petto il tuo cuore?” (W. Szymborska).

“Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”, dice Gesù nel Vangelo. Lui, che è la Parola e l’Amore, è come se dicesse: solo l’amore resta.
Bellissimo commento.