Manuel Francisco Reina, è un poeta e scrittore spagnolo nato in Andalusia (a Jeréz de la Frontera, Cadice) negli anni Settanta. Da sempre amante (e studioso) del teatro, della musica – ha lavorato anche molto con la cantante e cantautrice spagnola Clara Montes – e della critica letteraria. Ho avuto modo di conoscere personalmente questo poliedrico scrittore in Israele nel 2009, durante il decimo Festival Internazionale di Poesia di Maghar, in Galilea, splendido festival ideato nel 1999 dal poeta e diplomatico Naim Araidi, dal momento che Io e Reina eravamo entrambi poeti invitati a partecipare a questo evento. Mi piace menzionare questo incontro e questo evento anche per la sua levatura, dal momento che si tratta anche di un Festival internazionale nato anche dalla volontà di conciliazione e convivenza pacifica che animava Araidi (scomparso nel 2015) e dunque gli e le artiste coinvolte nella iniziativa. La Galilea, splendida terra in cui storicamente e anche quando vi ci siamo recati per il festival hanno convissuto pacificamente varie popolazioni. Nel festival di quell’anno hanno partecipato anche poeti e scrittori provenienti dalla Turchia, dall’Irlanda, per fare qualche esempio, oltre che dalla Spagna. Nella stessa edizione incontrai sia Reina sia Aurora Duque (di cui parlerò qui in prossimi post di LA SPAGNA IN LETTERE). Lo stesso Araidi era druso.
Vincitore di vari prestigiosi premi letterari, ha anche vinto nel 2022, con la sua silloge Servido en frío, non ultimo, il Premio Jaime Gil de Biedma, dedicato al grande poeta spagnolo della Generación de los ‘50, e molto attivo nella vita culturale spagnol. Reina firma anche spesso ‘columnas culturales’ sulle principali testate giornalistiche spagnola, ed è anche volto noto della tv.
Focalizziamo l’attenzione su due sue opere emblematiche, una di narrativa e una poetica, ovvero il romanzo La mirada de sal e la silloge El amargo ejercicio, comunque ricordando che praticamente in tutte le opere, anche quelle narrative, di Reina, sono presenti elementi poetici, citazioni e anche prose poetiche, e che poesia e sguardo poetico sono il nucleo del suo lavoro e della forza delle immagini e degli intrecci che sa creare nelle pagine dei suoi libri… Menziono anche altri suoi titoli, a significare il suo interesse per la cultura e l’arte della sua terra, e per vari temi: ricordiamo infatti: Un siglo de copla, Los amores oscuros, El fiel de la balanza, tra gli altri.
Inoltre, lo scrittore studia e approfondisce da sempre la poesia e l’essenza estetica del grande poeta e artista (anche pianista) andaluso Federico García Lorca, con cui condivide anche, tra l’altro, la grande passione e conoscenza della musica popolare e del teatro spagnoli, nonché l’interesse del loro incontro con la vita lirica e poetica della Spagna, delle implicazioni poetico-letterarie, appunto, di queste forme d’arte, con particolare attenzione al Sud, ad Andalusia ed Estremadura.
Elementi (realmente, o come intrigante artificio narrativo) bio e autobiografici costellano la sua prosa e le sue poesie, per poi sempre sfociare nel prevalere dell’ambito poetico, della ricerca tesa alla trasformazione di studio, attimi vissuti, grande consapevolezza letteraria, artistica ed esistenziale insieme, in pagine colme di emozioni, descrizioni di vita, vite e sentimenti completi di superamento di ostacoli emotivi ed esistenziali, sfide continue ad un – pur eccezionale – quotidiano vivere.
Nel libro Lo sguardo di sale (La mirada de sal), l’elemento poetico ricorrente è, non solo ma anche, quello del sogno ricorrente dei delfini, personaggi simbolici, onirici, che, pur con valenze un poco differenti, ricordano da vicino i delfini onirici presenti nel romanzo di Banana Yoshimoto dall’omonimo titolo (Delfini). Se nel libro della scrittrice giapponese i delfini erano forieri di una creatività che potremmo definire materica e collegata anche alla maternità della protagonista del libro, nel romanzo di Reina appaiono alludendo spesso, a mio parere almeno, soprattutto allo sviluppo della creatività artistica umana tout court, regali portatori di ispirazione e luce che illuminano la pagina bianca. Metafore marine, probabilmente anche dovute all’amore e alla assiduità dell’autore con e per il mare, dunque inondano questo libro, pubblicato in Spagna pochissimi anni dopo il best-seller della scrittrice giapponese. Armonica consonanza dunque, tra la suggestiva e vivacissima scrittura tutta e profondamente spagnola di Reina e quella di una scrittrice del calibro della Yoshimoto. Questa consonanza letteraria si gioca molto sul versante dello scandaglio di ciò che sta – nell’umano – sul sottile prezioso filo di seta di ciò che vediamo e ciò che non vediamo, incontrandoci a confronto con gli altri. In Reina campeggia la parola poetica, il suo trionfo, sempre, anche nel momento in cui la pagina scorre piena e il libro si rilega e diffonde in forma narrativa. Ed ecco emergere questi elementi, e proprio dopo la citazione bilingue di una terzina dantesca, in pagine in cui descrive un personaggio che a Parigi visita splendidi luoghi d’arte che vanno quasi a curare, lenire il dolore che prova e che incontrano la sua sensibilità. Intrecciando ciò anche con le complesse vicende esistenziali del personaggio, Reina svela il suo amore intellettualmente parlando, prediletto, ovvero l’aspetto poetico (cioè originariamente materico e creativo…) della parola:
“Forse esisteva solo un materiale più resistente del bronzo o del marmo: la parola”.
(La mirada de sal, p. 119)
E poco più avanti assimila l’arte e la sua creazione e contemplazione con aspetti mistici, che fanno echeggiare ad alcune tinte classiche della mistica spagnola:
“Forse quella dell’arte, quella della bellezza è una via di unione con il tutto. Una specie di mistica, non estranea a mortificazioni e patimenti. Una benedizione, una vocazione, o una condanna.”
(p. 120).
In entrambi i libri lo scrittore invita a guardare avanti, e lo fa pur passando al setaccio in modo anche crudo o crudele, anche ogni sofferenza possibile, nel momento in cui ci si affida all’amore, o ad altri sentimenti, esperienze in cui ci si metta in gioco, in una sorta di superamento coraggioso, come coraggiosa è anche questa analisi ferma e lucida anche di difetti, fraintendimento, che mostra come aspetto anch’esso naturale del vivere, essendone parte integrante. La possibilità di provare emozioni rende grandi e vivi gli esseri umani, e dunque anche fragili e passibili di errore.
Il lettore, la lettrice, vengono presi per mano e accompagnati, mai strattonati o costretti, in mondi e dimensioni che includono appunto le varie sfaccettature del vivere, dell’amare, e dunque anche del cambiare, del commettere errori, di provare dolore o tristezza, di subire un torto, di vedere mutare la realtà. E nello stesso modo, viene suggerito un antidoto alla persistenza di situazioni indesiderate, proseguendo lungo un cammino di perfezionamento di sé.
C’è un chiaro movimento, un sano dirigersi verso la luce, anche nei momenti in cui più ci è accanto il suo contrario.
Entrambi i libri mostrano anche la umiltà intellettuale e insieme la cultura e curiosità dello scrittore, insieme alla sua ironia (che svilupperà maggiormente nei successivi titoli), la silloge per la presenza di molti eserghi e citazioni celebri, il romanzo per le varie opere d’arte menzionate, descritte, evocate dai personaggi. Degna di nota è anche la menzione, da parte dello scrittore, di due figure femminili quali Elisabeth Wurtzel (scrittrice statunitense) e Shere Hite (storica tedesca), entrambe di ambito femminista.
Nel romanzo, inoltre, c’è anche una accurata e vivace descrizione della atmosfera e dei luoghi si interesse della città andalusa di Cadice, ben conosciuta dallo scrittore, il quale celebra angoli, opere d’arte, strade e bellezze naturali di questo gioiello andaluso che si affaccia generoso sul mare. Viene menzionato un altro luogo marino andaluso celebre per l’arte e la poesia, ovvero El Puerto de Santa María. Essendo sede della Fundación Rafael Alberti tra l’altro, detto per inciso ho anche io avuto il piacere e l’onore di partecipare a reading ed eventi poetici, con la Red de Arte Joven, insieme a molte e molti scrittrici e poeti spagnoli.
Nella silloge, verso la fine del libro, il poeta scrive (traduco), mostrando aspetti molto umani del sentimento amoroso:
“Non sono mai stato né molle, né fragile, né vulnerabile,
invece di te…
tutto mi ferisce e spezza, e mi sconcerta.”
(p. 108)
La silloge è in effetti costellata di dichiarazioni che mettono al centro il languire per amore, gli aspetti più dolorosi riguardanti le relazioni affettive d’amore. Pur facendolo in verso e in modo abbastanza celato, solleva delicati e nodali questioni che riguardano l’equilibrio (o la ricerca, o perdita, assenza di esso) nella relazione amorosa e nella percezione della stessa.
Se nelle poesie menziona a volte il cuore, Reina lo fa con echi lorchiani: un cuore come misura organica e metaforica di un sentire pregno di passioni, spesso anche come una sorta di ‘Sacro Cuore’ dalle valenze ora sacre ora profane, che unisce, in un tripudio di sensibilità, contatto estetico (attraverso i sensi) col mondo e implicita o sottesa religiosità, sentieri diversi della tradizione culturale e popolare spagnola.
Il libro (anzi, i libri !) di Reina mi fa ricordare alcuni versi di Lorca, e l’inizio della poesia “Cuore nuovo”:
“Il mio cuore come un serpente,
si è tolto la sua pelle,
e qui la guardo tra le mie dita
piena di ferite e di miele. (…)”
(v. libro di poesie di Federico García Lorca, Cuore nuovo, ed. Via del vento edizioni, p. 6, trad. Ghignoli).
Reina nei suoi libri, in questo caso sia nella prosa del suo romanzo, sia nella silloge El amargo ejercicio, esegue una delicata e profonda operazione sul e nel cuore, portandone alla luce dolori e dolcezze, spesso aspetti ossimorici, o opposti, o apparentemente impossibili da riportare a unità.
Trovo conforto in questa teoria in uno dei numerosi eserghi che Reina riporta all’inizio della silloge, citando appunto García Lorca e la sua filosofia e poetica del cuore, versi lorchiani che vado a tradurre:
“E anche se cerco il culmine della prudenza,
mi offre il tuo cuore una valle distesa
tra cicuta e passione di amara scienza.”
(Versi di Lorca, presenti in El amargo ejercicio, p. 19)
La scrittura di Reina è ricca di delicatezza e forti passioni, tra le quali quella per la cultura, per il sorriso e per il rispetto di sé, del proprio valore, per gli altri e la fedeltà alla labor della scrittura, rimangono tra le più evidenti e solide.





