XXXII domenica
[Mt 25,1-13]
A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo.
Nel cuore della notte, quando il sonno incombe e tutto sembra sospeso, un grido squarcia il buio. È il momento atteso, il termine di ogni desiderio, il compimento della speranza. È per questo incontro che abbiamo speso ogni grammo delle nostre forze e adesso, rischiamo di non essere pronti perché non abbiamo olio a sufficienza per la nostra lampada?
Che cos’è questa lampada che ci ritroviamo fra le mani? E che cos’è l’olio che ci manca?
La lampada serve a fare luce, a illuminare una stanza, una via lungo il cammino. Qual è la lampada che illumina il nostro buio?
A che cosa ci affidiamo quando il sole non è presente e il nostro orizzonte sembra ridursi?
C’è un moto del cuore che guida il nostro tendere e muove le nostre gambe, anima il nostro respiro e scalda i nostri pensieri: il desiderio. Nasce dalla nostalgia di un possesso, il desiderio. Non ce ne accorgiamo subito, ma ci sorprende quando non sappiamo più verso quale orizzonte dirigerci. Ci orienta. E ci rende capaci di contenere ciò che la nostra piccolezza non penserebbe di poter contenere. Ci dilata. “Se ben ch’i sia mortal corpo di terra/ lo mio fermo desir ven da le stelle” ( Petrarca, I Trionfi).
Arriva il momento, però, in cui ci rendiamo conto che questa lampada ha bisogno di olio, che il desiderio va alimentato, in qualche modo.
Forse ognuno potrà trovare l’olio adatto per la propria lampada, ma si possano intravedere tre direttrici che ci potranno fornire l’alimento giusto per il nostro desiderio, perchè la nostra lampada non si spenga proprio nel cuore della notte.
Vita comune, studio, preghiera. Non in ordine gerarchico, ma in una circolarità virtuosa, in una alimentazione reciproca.
Vita comune è l’ambito di concretezza in cui l’altro si manifesta. Questo il luogo dell’accadere di Dio. Qui, comunque lo si intenda, è il luogo dell’inveramento di ciò che siamo; è il luogo dei volti che disegnano il nostro; è il luogo dell’umanizzazione della nostra umanità. Dono e compito, la comunità si pone come ambito elettivo del desiderio, come nostra “città natale” (“paese natale è il luogo in cui abbiamo posto per la prima volta uno sguardo consapevole su noi stessi” M. Yourcenar); come confronto continuo; come concretezza dell’ Amore; come educazione all’Amore e all’attesa dello sposo, che avrà il volto, bello e accogliente, dell’Amore.
Studio è complemento di preghiera. Sempre ignoranti, non ci bastino le conoscenze acquisite. C’è sempre un di più, ma soprattutto c’è un oltre a cui lo studio conduce. Non si tratta di saperne di più, quanto, piuttosto, di entrare nel mistero, in punta di piedi, usando gli strumenti che abbiamo. L’intelligenza si abitua a leggere dentro, sempre oltre, mai sazia delle conquiste, mai abbattuta dai fallimenti. La sapienza sia sapienza dell’umano e qui sappia sentire il profumo di Dio.
Preghiera è ascolto e confronto. Ognuno saprà trovare il proprio modo. È l’ apertura di ciò che siamo a ciò che ci viene chiesto di essere. È il riconoscersi insufficienti per se stessi, bisognosi di ulteriorità, poveri di senso.
E alla fine, una consapevolezza ci accompagni: non sarà la nostra lampada a garantirci l’incontro, né il nostro olio che sapientemente abbiamo usato per alimentarla. L’incontro sarà sorprendente, senza garanzie, come quando ci si innamora. Imprevedibile e imprevisto. Allora, l’esplosione del desiderio ci darà uno sguardo nuovo, con nuovi occhi che sapranno riconoscere i tratti del volto cercato e intuito, ma mai posseduto. Riconosceremo la voce, che sarà voce di amato.
E non avremo bisogno di bussare. Con la nostra piccola lampada in mano, troveremo la porta aperta.
Quando? Non lo sai, non lo so. E in questo non sapere, lo spazio della nostra libertà. Ora è il tempo di acquisire quest’olio perché la lampada non si spenga. Non perdiamo tempo, perché lo sposo arriva e passa. “Timeo Dominum transeuntem” ( temo il Signore che passa) diceva s. Agostino. Oggi, ora è l’occasione dell’incontro. Un oggi senza tempo, che abbia profumo di eterno.
Già e non ancora.


Sono d’accordo che l’olio che manca per far accendere la lampada e far luce sia il desiderio che nasce con prepotenza dentro di te nel momento in cui ti senti mancante, impotente e pur consapevole di averne bisogno per uscire dal tunnel spirituale o materiale in cui ti trovi. E’ allora che senti il grido , ma non lo puoi vedere ..non puoi averne relazione…è allora che ti trovi davanti ad un bivio: rinuncia o lotta… dipende da quanto forte senti quel grido ..lo Sposo ..le nozze …SI lo voglio e allora con tutte le tue forze cerchi e chiedi aiuto: comunità, studio inteso come ricerca , preghiera perché questo desiderio si riattivi continuamente, si rinvigorisca, sia un dono continuo di ogni istante perché in ogni istante ci puo’ essere l’incontro non con lo sposo ma con il mio Sposo.