20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

Inizio a leggere La comunità dei viventi (Editrice Clinamen, 2023) di Idolo Hoxhvogli e mi trovo di fronte ad un mistero? Cosa sto leggendo? Non è una raccolta di poesia, per la precisione, di poesia in prosa; non è una raccolta di aforismi; non è un saggio filosofico, anche se si avvicina alla struttura pascaliana dei Pensieri. Cos’è allora? Il potere per conquistare l’uomo legge di fronte a lui un testo. Il punto decisivo del testo è la nascita del potere, scrive Idolo al numero 14. Ecco, una possibile rotta. Questo libro è un protocollo di esercizi contro il potere. E’ un dispositivo che persegue il disegno di proporre a noi viventi “un compito infinito chiamato libertà”. Per costruire questa comunità bisogna destrutturare i segni e compiere atti di forza. La libertà combatte contro l’organizzazione linguistica del sacro, quale paradigma del dominio. La salvezza è in esilio dal nome. La libertà non è mai un diritto acquisito ma un atto di forza contro la formattazione securitaria.

La storia del mondo è un naufragio. Questa stupefacente opera è un De rerum natura al tempo del dominio della macchina che vieta l’uso della lingua degli uomini. In questa tragedia ciascuno di noi è naufrago e spettatore. La salvezza sta nel ripristino del primato del diritto naturale sul diritto positivo, sembra suggerirci l’autore. Anzi, più che un diritto, ricostruisce una filosofia, una filosofia dello spazio biologico e di quello urbano. Non sembrerà astruso l’associazione con Italo Calvino. Il breviario di Idolo è un atlante, e, come lui scrive, un atlante è una tenda. All’origine le città erano tende. La comunità dei viventi, alla fine della lettura, mi messo di fronte a 47 città invisibili, in quanto ho scoperto che ognuno di questi pensieri è abitabile. La lettura di questo libro è un’esperienza religiosa e politica. E’ una catabasi dallo scandalo originario ad una disincanta e vigile consapevolezza. E’ un pasto nel quale il frutto arrivato dopo la scorza.

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