Era il giorno della parasceve. Mi rendo conto che il nostro libro prende sempre più la forma narrante del Vangelo, forse perché è il nostro vangelo, la parola che diventa carne nei fastidi quotidiani, nelle paure sotterranee, nelle contraddizioni che sempre affollano la vita. Forse il Vangelo è vero solo in queste pagine, in questo va e vieni tra il progetto e l’attuazione, tra lo sguardo limpido del Cristo e i nostri occhi assonnati, incapaci di vegliare solo un’ora. Avevamo desiderio della luce, e nello stesso tempo l’ombra ci assediava, come se fosse impossibile vivere se non nell’unione degli opposti, che Cusano ci aveva insegnato nelle sue pagine difficili. Forse la vita è in queste righe che si accavallano e si sommano, nei pensieri che passano per labirinti intricati, perché solo Dio è semplice, come diceva don Mario, e noi siamo discepoli pieni di dubbi e di conflitti da sciogliere nel giardino della risurrezione, nei chiari del bosco di un dono immeritato. Era il giorno della parasceve. La luce che tanto attendevamo sarebbe sorta – ne eravamo sicuri – prima o poi.

E si…noi siamo quelli della ricerca, dello studio, dell’approfondimento, i sapienti che tutto sanno , che di un povero cristo tutto hanno conosciuto, conoscono e disconoscono.
L’arroganza di una saccenza che ci accomuna a quei “sapienti”,a quel “dottori della legge”,a quegli scribi e farisei che che tutta “la legge “conoscevano a menadito,e che usavano come strumento di un antico “potere temporale” carico di un fondamentalismo che impediva,e impedisce ancora oggi
di pensare,di ascoltare,di accogliere le parole,LA PAROLA,e la FEDE, così come Gesù ci chiede:
« in realtà vi dico: “se non vi convertite e non diventate come piccoli fanciulli, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli. Chi dunque si umilierà come questo piccolo fanciullo, sarà il più grande nel regno dei cieli”…(Mt18,1-5)
Ridimensioniamoci,torniamo ad ascoltare con un cuore da bambini,…e molte “preoccupazioni” mentali ci saranno piu’ chiare e apprezzabili!
Avremmo tra le mani la chiave per aprire quella “PORTA”!…
C’è qualcosa di simile ad una preghiera interiore
nell’attendere svegli
l’avvento del giorno.
Ogni alba aspettata
è vigilia e silenzio
e celebrazione di luce
che avanza a risorgere
accesa sul bordo del cielo.
La cerimonia comincia
in un’ouverture grigioargento
mentre il sipario del buio
si sfila pianissimo ai lati.
Sul palco come un altare
si stendono drappi multicolori
per fare una festa di giubilo
al sole trionfante e radioso
che sta per tornare alla vita.
A questo punto e non dopo
si può andare a letto
anche senza vederlo spuntare.
Una veglia è già sufficiente
per farci dormire abbracciati
a una nuova speranza.
Claudio Baglioni