poesia e arte, a mio avviso, costituiscono una sorta di non statica costellazione di episodi creativi privi di prescritti orientamenti il cui divenire, com’è ovvio, può essere oggetto di analisi e critica.
Faccio presente, a questo proposito, che ritengo l’ottimismo e il pessimismo atteggiamenti aprioristici scarsamente condivisibili, mentre considero il senso di fiducia ciò che davvero consente di continuare: se certi percorsi intrapresi possono rivelarsi poco opportuni ciò non significa che altri itinerari non siano individuabili.
Così, ad esempio, osservando il cielo stellato, gli uomini possono costruire figure geometriche collegando brillanti punti, ma tali fisionomie avranno valore soltanto se gli uomini stessi riterranno conveniente non modificarle.
Qualunque sia l’opinione critica sul presente, la poesia e l’arte possono avere “ancora qualcosa da dire” poiché non esiste una singola direzione ma tuttii possibili indirizzi che poeti e artisti sono (e saranno) in grado d’individuare costruendo, così, ulteriori, inedite, dimensioni in cui svolgere il compito di promuovere, per via estetica, maggiore consapevolezza.
Per restare all’esempio di cui sopra, certi luminosi poligoni possono essere modificati o sostituiti (come no): dipende da ciò che s’intende fare.
E qui, guai se il senso di fiducia venisse meno.
Un saluto carissimo
Marco Furia


