Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

VI di Pasqua

Theòs Agàpe estì

[Dio è Amore]

«In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone» [At10,25-27 e ss.]

« Chiunque ama… conosce Dio…perché Dio è amore» [1Gv 4,7-10]

«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi» [Gv. 15,9-17]

 

« Dio è amore»

Da qui si parte. E qui si arriva.

La distanza fra il punto di partenza e quello di arrivo è lo spazio della Storia.

Non si tratta di una circolarità ripetitiva in cui tutti i punti si trovano alla stessa distanza dal centro. Il centro, qui, e il confine coincidono.

Per tutto il tempo di Pasqua abbiamo vissuto un crescendo. Il tema era sempre enunciato e proposto in varie forme: il Pastore Buono, la vite e i tralci, l’appartenenza e il rimanere e il diventare. Oggi siamo all’origine di tutto questo. Mai nella Bibbia si incontra una definizione di Dio, il Padre, l’origine, come questa: « Theòs Agàpe estì», « Dio è Amore».

È l’unica definizione che si ha di Dio, nella Bibbia.

L’uso del verbo essere , in Giovanni, non è mai per caso.

L’amore non è un attributo di Dio, non è una sua attività. È la sua stessa essenza.

La conseguenza diretta di questa affermazione è che c’è un solo modo per conoscere Dio: amare. Solo chi ama conosce l’amore. Anzi, «chiunque ama conosce Dio».

Non servono altre specificazioni.

Dio non lo si impara studiando, non lo si incontra in un bel panorama o in una sensazione di libertà.

Dio non è in una organizzazione perfetta, non in una struttura; Dio non è qui o lì.  L’amore si conosce solo nell’amore. In ogni atto d’amore. Compiuto da chiunque. Chiunque spenda se stesso in uno spreco di sé, senza chiedere nulla in cambio, “realizza” Dio, “fa” Dio, lo rende presente nella Storia, dando a questa spessore e senso.

L’unico discrimine è questo: accettare che sia questo amore, gratuito e senza ritorno, a costituire il nocciolo da cui l’intera esistenza porta frutto.

Vuol dire che io, nella mia piccolezza, nel mio limite, nel mio peccato posso dare forma a Dio? No, non è così. Resta l’inaccessibilità conoscitiva ed esperienziale alla totalità di ciò che Dio è, ma affermare, come si afferma nella Scrittura, che Dio è Amore vuol dire permettere a me, nella mia piccolezza, nel mio limite, nel mio peccato, una via di accesso alla realtà infinita e incommensurabile che è Dio. Resta la sua totale alterità, la sua insopprimibile differenza da quello che sono io, ma è proprio a partire da questa alterità e da questa differenza che può instaurarsi una qualche reciprocità. «Amatevi come vi ho amati»: è questa la misura e il modo dell’amore. Amore che non ha in me la sua origine, ma nell’Amore stesso, anzi, è l’Amore stesso che origina l’amore per me, sia perché rivolto a me, sia perché me lo rende possibile.  Solo l’esperienza d’amore rende possibile l’amore. Non ci si chiede se l’amore è possibile; solo chi ama lo sa e più si cresce in questa capacità (nel senso della possibilità, ma anche delpoter contenere, dell’essere recipienti d’amore), più ci si scopre capaci. Non c’è un più o un meno nell’amare, ognuno ama come sa e come può, purché il suo amore sia tutto, tutto l’amore di cui è capace in questo oggi e in questo “qui”. Così si «rimane» nell’amore, così si “diviene” nell’amore, così, nell’amore, si cresce. E, crescendo, ci si scopre ancora e sempre manchevoli di amore. Più si ama più ci si scopre insufficienti per poter dare il nostro tutto. Da questa insufficienza, da questa mancanza di amore, nasce la profondità e la bellezza del desiderio di un tutto a cui tendere. Lo avvertiamo prepotente, questo desiderio, a mano a mano che si avanza, a mano a mano che ci si spende. Sarà il desiderio a farci da guida nella relazione con i vari oggetti verso cui il nostro amore  tenderà. « Diventiamo ciò che amiamo» (s. Agostino).

Non c’è un “perché” in questo amore, anzi “ nell’istante in cui affermo di aver capito l’amore di un’altra persona per me, cioè lo spiego con le leggi della sua natura umana o lo giustifico con motivi esistenti in me, questo amore è definitivamente perduto e fallito e la via per il contraccambio è tagliata. Il vero amore è sempre incomprensibile e solo in quanto tale è dono» ( H.U.von Balthasar, Solo l’amore è credibile, Borla 1977). Tanto incomprensibile, quanto è incomprensibile l’altro che mi ama o che amo. Tanto incomprensibile quanta è la differenza fra me e l’altro. Guai a sopprimerla questa differenza. Se si annullasse la differenza fra me e il Padre, l’origine, nascerebbe la più blasfema idolatria: non amerei che me stesso, dando a quest’amore il nome di Dio. L’alterità pone la differenza ed è questa la ricchezza dell’amore. Per questo il cristiano è chiamato ad amare non solo il simile a sé ma soprattutto il dissimile, il diverso, il differente da sé. « Dio non fa preferenze», chiunque ama è da lui accolto. Se Dio non fa preferenze, chi siamo noi per porre limiti e confini invalicabili? Se Dio accoglie chiunque ama, perché siamo pronti ad accogliere solo il simile, l’omologato, l’uniformato? Perché è così difficile l’accettazione della differenza e la sua accoglienza senza pretesa di assimilazione? Questo è il cammino della Storia, in cui siamo immersi nella nostra totalità e di cui siamo responsabili nella sua e nostra concretezza. Sì, perché l’amore è concreto nella sua realtà. Non è  idea o sogno. È  stabilità perché « l’Amore non verrà mai meno» (1 Cor, 13)

L’amore è carne e sangue.

L’amore è morte e resurrezione.

E quando tutto sarà passato resteranno solo « la Fede, la  Speranza e l’Amore. Ma di tutte la più grande è l’Amore» (1Cor13, 1-13).

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4 pensieri su “Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

  1. Stefano Maschietti

    Grazie Lucio, svuotarsi (un po’) per far essere e accogliere l’altro, è forse conoscere Dio, ma credere in Dio è assumere nell’altro, e in quell’altro che noi siamo, l’incarnazione del Verbo risolto, il che implica una decisione di cui non so/sappiamo chi sia il soggetto, almeno così credo/suppongo…

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  2. Lucio Brandodoro

    In termini scritturistici ( in Giovanni particolarmente), credere e conoscere sono inscindibili dal momento che sia il soggetto conoscente che l’oggetto sono tali solo se coimplicati in una relazione che risulta impossibile senza una decisione per l’altro.

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  3. Stefano Maschietti

    Inscindibile, caro Lucio, è la via dello gnosticismo, e poi, a chi è dato decidere, intendo dire secondo verità?… solo la carità dirime, la carità ricevuta, che si crede ricevuta.

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  4. Giuliana

    Mentre leggevo questa riflessione, anzi rileggevo , mi trovavo a casa di una persona malata, anzi due malati, moglie e marito ma questa volta stava peggio molto peggio il marito e vedevo lei che trascinandosi con il carrello lo accudiva ….le tue parole sono diventate così reali e forti e concrete che sono arrivate al “midollo” del mio essere.
    ’l’ unico discrimine è questo: accettare che sia questo amore, gratuito e senza ritorno, a costituire il nocciolo da cui l’intera esistenza porta frutto.”
    A volte ci è dato di vederlo

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