Lo stato dell’arte. Valentino Fossati

1. La poesia ha ancora qualcosa da dire?

La poesia comincia a modellarsi e manifestarsi nella notte (o nell’alba) dei tempi; e non dovrebbe, ora men che mai, e dopo questo lunghissimo viaggio, cercare cosa ‘dire’ o, peggio ancora, giustificarsi su cosa attraverso di lei si vorrebbe dire. La poesia è accadere di parole viventi, e come tali con un peso specifico notevolmente più grande, rispetto alla parola definita ordinaria. Parole, corpi viventi: il solo luogo della poesia – ascoltata, letta – è dove essa produce un incontro, si incontra, e incontrandola, facendoci attraversare attraverso le sue infinite risonanze, ci fa intravedere, ci rivela in filigrana i contorni di un volto: non (solo) il volto biografico di chi ha scritto, ma un volto oltre, che ci mostra una visione del mondo, una narrazione più o meno segreta; che ci rivela un destino che potrebbe appartenerci, o forse, un giorno ci apparterrà, e lo riconosceremo.

3. È uno strumento che aiuta a ritrovare la strada? C’è ancora una strada?

Tutto ciò si può incarnare in molti modi. La prima strada è quella attraverso cui la parola riesce, tra tante altre, a incarnarsi, attendendo di diventare necessaria. Si incarnerà nel nostro sguardo dentro e fuori. Giorno dopo giorno, notte dopo notte intesserà un destino, talvolta dolorosamente, con strappi, sconfitte a volte crudeli, lo allontanerà, lo offuscherà; sembrerà andare altrove; poi forse si mostrerà, si manifesterà a noi.

Più o meno questo. Tutto ciò che brulicherà intorno, risuonerà, si mostrerà visibile o si calerà nell’invisibile, dipenderà da questo. Le parole della poesia non risuonano mai in un solo punto, ma in regioni indefinite, nello spazio, nel tempo.

4. La poesia, l’arte, la letteratura, possono risvegliare la speranza in un presente migliore?

Penso di sì, se si pongono in dialogo, in ascolto reciproco, continuo e su più livelli; anche al di là del contesto stesso dell’arte. Non è cosa da poco, è comunque difficile incontrarsi veramente. Si è veramente in tanti, e molte opere meritano attenzione, approfondimento, ascolto… anche se tenere l’attenzione così alta succede abbastanza raramente, secondo me, anche se a volte, anche in poesia, il riconoscimento di quel volto, di quel destino, sul serio, può cambiarti la vita.

5. Sono domande difficili: ma se aprissero spiragli di senso in un’epoca che sembra perderlo ogni giorno di più? 

Posso dire che la poesia (non solo, ma rimaniamo su di lei) può aprire molteplici spiragli tra cui possiamo annoverare anche le ferite più profonde, i gorghi, gli abissi … Molteplici spiragli comunque, sì, a patto che l’orizzonte di senso che lo spiraglio può schiudere, venga inseguito nel suo spostarsi sempre più in là, fino al rischio, all’azzardo; fino a guardare indietro e magari ad osservare il deserto che abbiamo percorso. Magari ci darà l’idea di un ‘vuoto’ arido, magari no, ci sembrerà luminoso, ma coinciderà con ciò che siamo, nella nostra pienezza, nella solitudine, nella nostra nostalgia che si rinnova.

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