Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro


Festa della Trinità

«…si udì mai cosa simile a questa? che cioè un popolo abbia udito la voce di Dio parlare dal fuoco…» [Dt 4,32-33]

« …avete ricevuto uno spirito…per mezzo del quale gridiamo”Abbà, Padre”. Lo Spirito [lo] attesta al nostro spirito» [Rm8,15-16]

« sono con voi tutti i giorni» [Mt 28,20]

            Al cuore del mistero.

Un Dio che parla dal fuoco. Solo chi arde ode e chi ode comprende.

Farsi fuoco, per incendiare la Storia.

Se è difficile capire la verità delle cose, sembra impossibile comprendere la verità di Dio.

La conoscenza effettiva della verità, cioè la partecipazione alla verità stessa, è pensabile nell’amore e soltanto nell’amore, e viceversa, la conoscenza della verità si manifesta attraverso l’amore”

(Pavel Florenskij)

La verità, dunque, è mistero d’amore, conoscibile solo nell’amore, intuibile solo nell’amore.

La verità, dunque, è relazionale.

È il cuore del mistero della Trinità. Non si conta Dio, non si misura. Non si spiega Dio con linguaggi propri di questa o quella filosofia. “Persona”, “sostanza” sono categorie mute all’uomo post-metafisico, decostruito.

L’unico linguaggio che possa dire  “Dio” è quello della non-conoscenza, rispettosa e fedele all’alterità assoluta, alla differenza che si impone.

Quello che diversifica ogni ragionamento su Dio o su quello che chiamiamo tale, è la non-conoscenza che non vuol dire distanza incolmabile, impossibilità di fare esperienza di ciò che non sappiamo nominare.

La verità di Dio non è logica, è libertà pura. Oltre ogni ricerca di coerente identità, si pone l’assoluta libertà dell’amore.

In questo senso, prima si sperimenta e poi si nomina. “Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito”. Questo nome compie il battesimo di acqua e di fuoco e rende possibile l’insegnamento ad osservare ciò che ci è stato insegnato: « Amatevi come io vi ho amato».

L’Io si identifica a partire dal Tu e la loro verità è ciò che accade fra i due. Ed è talmente forte, ciò che accade fra i due, che diventa la loro identità, e anche la loro conoscibilità.

Anche i termini usati per designare le Persone trinitarie sono termini relazionali. Padre e Figlio. L’uno rimanda all’altro. L’uno è comprensibile a partire dall’altro. L’uno trae dall’altro la propria verità.

Chi ama conosce Dio, chi non ama non conosce Dio, perché Dio è amore” (1Gv. 4, 7 e ss.)

L’unica via di accesso alla comprensione di questo mistero è dunque l’amore. “Amore amante, Amore amato, Amore amore” diceva s. Agostino

Se Dio è amore, è relazione e, se è relazione, ciò che conta è ciò che accade fra i termini della relazione. La verità sull’Io è conoscibile solo a partire dalla relazione con il Tu. Non tanto, a partire dal Tu, ma dalla relazione con il Tu. Si costituisce, così, un terzo fra i due. Proprio questo terzo costituisce la possibilità di conoscere l’Io e il Tu.

In questo senso, siamo autorizzati a pensare che questo vortice coinvolge anche noi. Quel Padre che non sarebbe tale se non ci fosse un Figlio si lascia chiamare da me “Abbà”, “Papà”, termine confidenziale permesso solo ad una intimità familiare, ad una prossimità che non confonde i ruoli, ma li identifica e li costituisce nella relazionalità reciproca. Darsi del “tu” fra padre e figlio vuol dire essere giunti ad uno stadio di maturità tale che fa di me un adulto, capace di rendersi conto della differenza fra padre e figlio ma anche capace di  reciprocità. « Lo Spirito attesta al nostro spirito»: c’è una possibilità di comprensione che non passa attraverso percorsi razionali di conoscenza, ma attraverso vie ignote di attestazione che ci fanno consapevoli e partecipi di verità non indagate e non indagabili altrimenti che con la reciprocità relazionale che lega Dio all’umanità a gli uomini fra loro.

“In interiore homine habitat veritas”, sempre s. Agostino, “la verità abita nell’uomo interiore”. non vuol dire che la conoscenza sia legata ai sentimenti, ma che ogni vissuto umano, nella sua parte più interna e propria, lì dove siamo più noi di noi stessi,  ha in sé la consapevolezza di essere un vissuto relazionale e, in quanto tale, ogni vissuto può essere portatore di verità.  Si apre così, l’unica via per conoscere, quella dell’amore.

« Chiunque ama…conosce Dio, perché Dio è amore» (1Gv 4,7ss).

E quel “Dio che parlava dal fuoco” si fa chiamare per nome, lascia che le nostre labbra pronuncino il suo innominabile nome: Padre, Figlio e Spirito. In questo Nome si abita, da questo Nome si è abitati, perché nell’amore si abita e dall’amore si è abitati e si è costituiti, «tutti i giorni».

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Un pensiero su “Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

  1. giuliana rocchi

    Questa riflessione mi lascia senza parole, ogni riga , ogni parola mi commuove, la ricevo come una bisognosa di conoscere la possibilità di ricevere e dare Amore.
    grazie per questo tuo spenderti

    Rispondi

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