Maria Pia Quintavalla, Saudade (2017-2022), Prefazione di Giancarlo Sammito, puntoacapo Editrice 2024.
Saudade (2017-2022) segue a distanza ravvicinata la riedizione, sempre per puntoacapo, di Estranea canzone, e sembra indicare un imponente sforzo di chiarificazione nella poesia di Maria Pia Quintavalla; il che, inevitabilmente e senza tirare in ballo la spinosa questione del rapporto fra biografia e scrittura, è pure indicativo.
Aprendo il libro, si trova in incipit un testo significativo come C’è bisogno degli altri (p. 15): affermazione decisa, tutta esplicita, che sembra quasi fugare le nebbie di una scrittura tutta chiusa in sé, nell’impenetrabilità opaca dei rovelli stilistici. La poetessa prende di petto il mondo con le armi della poesia e affronta i temi a lei cari del femminile – inteso come range tematico personale, sociale, civile e politico, ma anche come punto di vista specifico da cui vivere, osservare e giudicare la realtà nei suoi vari livelli.
Il discorso poetico di Maria Pia corre infatti su plurimi binari: l’esperienza amorosa (diversi testi della prima sezione, alla ricerca di uno “spazio ospitale” fisico e metafisico, p. 25); l’esperienza della maternità, che affiora prepotente nella parte centrale, in cui il “bisogno degli altri” è Cura ma anche bisogno di Cura nella verticalità delle generazioni, per cui la dimensione vegetale della stessa (ma anche della vita) si fa perfetta metafora e anzi allegoria, con la continua consapevolezza di una saudade, cioè l’insoddisfazione verso qualcosa di mai raggiunto, mai goduto o non ancora pienamente vissuto.
La raccolta però, mostra un preciso percorso tematico e soprattutto stilistico: se in pratica ogni testo è imbevuto di storia, che aleggia spesso in trasparenza, anche se non convocata direttamente, e di tensione etico-politica all’utopia, emerge anche una chiara progressione centrifuga che dall’Io porta al mondo, alla realtà, e che dalla espressione lirica trapassa, tramite una originale forma di prosa/poesia, in una sezione finale che sfocia proprio nella “prosa del mondo”. Nelle pagine frante dell’ultima sezione, in una forma espressiva frammentata e straniata ma lucidissima, Maria Pia infatti narra, cioè espone, la tragica vicenda del naufragio di Augusta, chiudendo con un testo in prosa di stampo giornalistico e documentale, a sottolineare il suo mai sopito impegno civile. Inclusione rivelatrice di una scrittura che da sempre si pone sul limite tra una lirica “musicale” (si vedano, fra i titoli delle raccolte, Cantare semplice, Il cantare, Estranea. Canzone, fino a questo Saudade) e l’effrazione stilistica che si manifesta con faglie e salti sintattici).
È questa ricchezza che ci dice quanto Saudade sia uno dei vertici della poesia odierna (e non solo), opera di una delle voci poetiche più forti e fondamentali del nostro tempo.

