Lo stato dell’arte. Maddalena Pezzotti


Emerge dalla contemporaneità una riduzione del linguaggio, innescata da dinamiche di imitazione, accettazione e riconoscimento, che in ultima istanza è interdipendente all’omologazione sociale, indispensabile all’imposizione di valori che si vogliono dominanti, il consolidamento di una cultura di massa svuotata di intenti o capacità critiche, e l’ampliamento della civiltà dei consumi. Il fenomeno giunge a risvolti di influenza e controllo, non solo su desideri, costumi e abitudini, ma su proiezioni, rappresentazioni e aspirazioni, di ampi strati della popolazione. Altro non è che una contrazione del pensiero verso un’idea totalizzante e una ricollocazione, su base utilitaristica e mercantile, dell’umanità.

Il logos, essenza dell’esperienza umana, ha caratteri e finalità diverse. I linguaggi settoriali e tecnico-scientifici definiscono ambiti specifici della conoscenza. Tuttavia, nel loro processo enunciativo, adempiono a una funzione di mezzo, e si compiono nella determinazione di significato all’interno degli spazi che circoscrivono. In un’epoca storica che rivendica verità univoche, ideologiche, politiche e identitarie, e una comprensione provata del mondo, e allo stesso tempo induce bisogni e sogni standardizzati, sostenuti da un linguaggio uniformato, qual è, dunque, il posto della poesia? Uno strumento che non si esaurisce nel significare è meritevole di considerazione e ascolto?

Il discorso si complica nel contesto della trasformazione digitale, l’evoluzione tecnologica dell’intelligenza artificiale e le sue sfere applicative. Si tratta, infatti, di sviluppare macchine dotate di facoltà di apprendimento automatico e di adattamento, ispirate ai modelli umani. Secondo il test di Alan Touring, uno dei padri della disciplina, una macchina è ragionante se il suo comportamento non è distinguibile da quello di una persona. In particolare, che poesia potrà elaborare l’intelligenza artificiale generativa, mirata a produrre contenuti che in precedenza si basavano sulla creatività umana? Che rilievo avrà la poesia composta da un algoritmo?

E ancora: il mio libro “Vermiglia Goccia” sarebbe il medesimo, o addirittura migliore, se creato da reti neurali stratificate? Immagino sia supponibile. Le ore che passo sul mio nuovo lavoro potrebbero risolversi in qualche minuto con l’ausilio di un software? Sicuramente sì. Quanto si discosta la mia mente dalla sua replica digitale? Con probabilità, quest’ultima risulterebbe accresciuta nelle sequenze del deep learning. Bisogna, comunque, constatare il fatto che la poesia non vende, molti dichiarano di non intenderla, e forse l’infrastruttura informatica preferirà occuparsi di attività più redditizie o questioni di maggiore attrattiva per gli abitanti del pianeta.

Chissà se l’irrilevanza commerciale della poesia non ne farà un baluardo in un’ipotetica lotta del futuro tra umani e macchine! In fondo, i poeti e le poetesse costituiscono già un formidabile esercito di resistenti. Imperfetti, finiti, inefficienti, si mostrano nella loro nudità assoluta ed esibiscono i tagli con candida spavalderia. La necessità della poesia si manifesta tutta nella rifondazione del linguaggio immersa in ogni verso, nello sparigliare le carte, nel rovistare nell’oscurità, nel soffio sull’argilla inerte, nella rinascita caparbia e continua. Il linguaggio ha una potenza intrinseca che nella poesia si svela nella sua dimensione orginaria, perché gli esseri umani non “hanno” il linguaggio, “sono dentro” il linguaggio.

Chi fa poesia sa che non diventerà famoso o ricco. Per questo, si può pubblicare un noir o un fantasy, che peraltro sfoglio con piacere. Senza curarsene, pure i grandi artisti visuali e plastici hanno spesso scritto in poesia, la materia in cui si fanno i conti con sé stessi, la sofferenza della vita e la tragicità della condizione umana, ciò che è sostanziale da capire, il senso dell’esserci. La poesia mantiene aperte le possibilità del linguaggio, che coincidono con quelle dell’essere, e non si può dismettere se non a detrimento della nostra umanità. E poi, a chi mai può interessare la poesia di una macchina? É la reciprocità del dolore, la vita e la sua ruggine, che con-muovono, agitano, percuotono, quando al leggere si esclama: anche tu fratello, sorella mia?

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Maddalena Pezzotti, funzionaria senior delle Nazioni Unite e della Banca Interamericana di Sviluppo. Autrice pubblicata dall’Onu e relatrice di conferenze tenute in venti paesi al mondo su diritti umani, equità e inclusione. Collaboratrice di testate giornalistiche su affari esteri, comunicatrice sociale. Nel 2023, è uscita la sua prima raccolta poetica, dal titolo Vermiglia Goccia (Manni Ed.), con la prefazione di Plinio Perilli, recensita, fra gli altri, sull’inserto culturale, Domenica, de Il Sole 24 Ore, e le riviste di critica letteraria Atelier e Il Segnale. Liriche tratte da Vermiglia Goccia sono apparse in importanti blog letterari, come l’Estroverso, Poesia ultracontemporanea, e La poesia e lo spirito.

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