1) Come e da dove nasce l’idea di questo libro? E potresti dirci qualcosa sul titolo?
L’idea di questo libro nasce sulla scia di alcune sensazioni che hanno preso vita sotto forma di prose, una sera di febbraio. L’idea della malattia e della nostra certa e ovvia finitudine mi hanno travolto nell’incontro con questa persona che aveva ricevuto questo verdetto terribile, impossibile da accettare e da comprendere mentalmente, perché la ” nostra” di morte è sempre al di fuori di noi, sembra che non ci riguardi mai. Ecco perché è avvenuto forse un movimento interno spontaneo oserei dire, nel voler camminare insieme a lei dentro a questa “consapevolezza”, un tentativo di incollarsi alla sua condizione che è in realtà anche mia e di tutti noi, con la volontà di disperdere le tenebre e mi tenerla in qualche modo per mano, accompagnarla.
Le poesie che seguono pongono domande, hanno dubbi, hanno paura. Sono versi che si rivolgono alla parte fragile che non conosce la strada, che tiene gli occhi chiusi. Sono versi che vorrebbero scalfire, distruggere in un certo senso la propria rigidità mentale e spirituale cercando tracce, segni di qualcosa di più alto.
Mi piacerebbe che in questo libro ognuno potesse trovare qualcosa che possa arrivare fin “dentro le ossa” della fragilità che condividiamo tutti in questo mondo, che questa condizione che ci a accomuna possa fare da leva per sentire e percepire di più la vita nella sua meraviglia.
Chiunque scrive penso che sia in fondo un cercatore di verità e che il desiderio di scoprire lo spinga alla scrittura.
Io ho provato nella scrittura di questo libro un desiderio di intuire, di capire e ho trovato versi che sapevano dire più di me, versi che affermano con una paradossale convinzione che bisogna affidarsi con stupore ad una “conoscenza” o una “coscienza” che dovrebbe stare all’origine delle cose.
Il titolo “La salvezza compie passi piccoli” e’ un verso di una poesia che, a libro finito, ha incarnato esattamente il contenuto.<
E’un verso leggero, che ti cammina addosso, come una consapevolezza, una necessità a volte esclusa dalla mente per paura. Tutto si compie a passi piccoli, ci vuole uno sforzo e una certa “digestione” per riuscire a comprendere che niente si conquista dentro a un’improvvisazione di un momento. Ci vuole tempo e dedizione e soprattutto è necessaria la cura della propria anima.
2) Da dove nasce, per te, la necessità, o l’intenzione, di scrivere poesia? Si tratta più di una scelta o una risposta a una chiamata?
Non so se sia una scelta oppure una risposta a una chiamata. So soltanto che scrivere poesia è necessità. Nasce in me ai tempi del liceo, quando la ricerca di un senso “terreno” sembra non dia risultati, quando i sentimenti si manifestano con una tale irruenza e potenza che travolgono chi sa mettersi in ascolto della propria anima. È un traboccare in un certo senso. Allora la poesia diventa quasi un modo per sopravvivere a sé stessi e diventa un punto intorno al quale tutto acquista significato. Gli occhi diventano nuovi occhi, non più propri, ma che vedono e sanno raccontare in versi delle intuizioni salvifiche. È sopratutto una ricerca di senso, ecco, una cosa che sento che possa aprire delle porte al di la del nostro modo di comprendere le cose.
3) Cos’è per te la parola? Che valore le attribuisci? Quale potere credi possa avere?
Beh, su questo potrei scrivere all’infinito.
Le parole hanno un potere al quale spesso non sappiamo dare il giusto valore. Riusciamo a captare solo nel silenzio e nell’ascolto interiore (per quello che mi riguarda), la completezza e il peso che hanno quando non hanno ancora preso una voce in prestito, quando non sono state ancora espresse, non ancora pronunciate. Riusciamo a percepire un significato dentro a una sensazione, ma non sappiamo dargli voce, non sappiamo “farne parola” delle percezioni che riconosciamo dentro di noi. Ma quando tutto questo riesce in qualche modo a salire in superficie, quando riesce “a accadere la parola”, allora improvvisamente si fa luce. La parola in poesia, per come la concepisco io, è sacra. Ha dentro qualcosa di “non detto” ma “detto” allo stesso modo. Come se la poesia avesse delle chiavi che sanno aprire le parole e dare loro il peso che dovrebbero avere. Saperne fare uso e’ saper fare risuonare la loro sacralità rimane però una sfida difficile e direi che solo in pochi sono riusciti davvero, a mio avviso.
Succede però, a volte, che improvvisamente la pesantezza della parola, una volta scritta, una volta pronunciata, si alza dal foglio, si alza da terra e spicca il volo, diventa leggera, fluida. In quel momento si palesa davanti agli occhi una verità sempre saputa, sempre intuita che finalmente sappiamo riconoscere. Cosa si prova? Gratitudine e riverenza versa la parola che salva.
4) Tre poetesse o poeti (e relative opere) imprescindibili, secondo te, per chi si avvicina ama o scrive poesia.
Per me la poesia è una sola: colei che svela. Di conseguenza gli autori che amo sono quelli che sanno indicarmi una strada, un cammino, attraverso i loro umani dubbi, attraverso il loro combattimento interiore, che arrivano a “vedere” per un ‘attimo, nonostante la rigidità della propria mente, la verità vera, ripulita dalle altre specie di verità che la circondano e la nascondono.
Detto questo, non riuscirei a raccogliere tutto in solo tre nomi e tre opere.
Come diceva Erri De Luca noi cerchiamo dentro a ciò che leggiamo qualcosa che parli di noi. Quando mi sono avvicinata alla poesia, in età adolescenziale, l’ho fatto attraverso le poesie di Jim Morrison, attraverso le poesie di Ion Minulescu e Nichita Stanescu, attraverso la poesia If di Kipling e Gli auguri dell’innocenza di William Blake, attraverso La Tempesta di Shakespeare o La Metamorfosi di Ovidio che continuo a riprendere perché non ho mai finito. Per ognuno c’è un modo e un sentire momentaneo, un percorso che corrisponde e parte solo e soltanto da quel momento che stiamo vivendo, dal quale poi ci si evolve o perlomeno ci si prova. È una costante ricerca attraverso ciò che ci somiglia di più, attraverso ciò che riconosciamo, continuando ad inseguire un senso e una verità più grande che non riguardi più soltanto il nostro piccolo mondo.
Ci sono tre libri che nel tempo mi sono diventati cari e mi sono rimasti accanto sono Versi spirituali di Kahlil Gibran, Poesie sacre e profane di John Donne e Poesie esoteriche di Fernando Pessoa.
Penso che ci debba essere sempre un’evoluzione, una trasformazione nel nostro percorso e dobbiamo imparare ad essere in grado di vederla. Come diceva Pessoa: “C’è un tempo in cui devi lasciare i vestiti, quelli che hanno già la forma abituale del tuo corpo, e dimenticare il solito cammino, che sempre ci porta negli stessi luoghi.
È l’ora del passaggio: e se poi non osiamo farlo, resteremo sempre lontano da noi stessi.”

