L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 39

Può la grammatica commuovere?

«Far viaggio insieme attraverso plaghe mutevoli e stesse».
Perché questa frase di Pizzuto (Giunte e virgole, XXVII) continua a commuovermi? L’ho capito dopo quarant’anni di studi pizzutiani.
Non mi commuove lo splendido «far viaggio» in luogo di viaggiare; non «plaghe», vocabolo poetico de iure; non il ritmo mosso, accidentato, eppure avvolgente.
Mi commuove l’impiego di «stesse» (non già, badate, “le stesse”, come vorrebbe la norma) nel senso di ‘uguali’, ‘identiche’: la parola più povera e abusata se mai altre, collocata al termine di una proposizione aulica culta lavoratissima in una funzione talmente inedita da parer nuova di zecca.
Un insulto alla grammatica che si traduce in poesia.

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