Jan Twardowski, Affrettiamoci ad amare (Marietti 1820, 2009)
Affrettiamoci
Affrettiamoci ad amare le persone se ne vanno così presto
di loro restano un paio di scarpe e un telefono muto
solo l’inessenziale come una mucca si trascina
l’essenziale è così rapido che accade all’improvviso
poi il silenzio nomale perciò insopportabile
come la castità che nasce dalla disperazione
quando pensiamo a qualcuno dopo averlo perso
Non essere sicuro di aver tempo la sicurezza è malsicura
ci toglie sensibilità come ogni fortuna
arriva in coppi come il pathos e lo humor
come due passioni sempre più deboli di una
se ne vanno così in fretta tacciono come il tordo in luglio
come un suono un po’ goffo o un inchino secco
per vedere davvero chiudono gli occhi
benché sia più rischioso nascere che morire
amiamo sempre troppo poco e sempre troppo tardi
Non scriverne troppo spesso ma scrivi una volta per tutte
e sarai come un delfino mite e forte
Affrettiamoci ad amare le persone se ne vanno così presto
e quelle che non se ne vanno non sempre ritornano
e non si sa mai parlando dell’amore
se il primo sia l’ultimo o l’ultimo il primo
Giustizia
Se tutti avessero quattro mele ciascuno
se tutti fossero forti come cavalli
se tutti fossero egualmente inermi in amore
se ognuno avesse le stesse cose
nessuno sarebbe utile a nessuno
Grazie perché la Tua giustizia è ineguaglianza
quello che ho e quello che non ho
persino quello che non ho a chi dare
è sempre utile a qualcuno
è notte perché poi sia giorno
buio perché splenda una stella
c’è l’ultimo incontro e la prima separazione
preghiamo perché altri non pregano
crediamo perché altri non credono
moriamo per coloro che non vogliono morire
amiamo perché ad altri si è raffreddato il cuore
una lettera avvicina perché un’altra allontana
gli ineguali hanno bisogno gli uni degli altri
è più facile per loro capire che ognuno è per tutti
e cogliere l’insieme
L’Assente
Dio è così grande che c’è e non c’è
talmente onnipotente che può anche non esserci
capita dunque anche che sia assente
di qui alle volte il buio e il cuore che palpita
e uggiola perfino come un cane impaziente
neanche i credenti credono in silenzio
e con lo scherzo vorrebbero sfuggire all’emozione
sebbene appena ieri credessero a memoria
che si vive attendendo quell’unico istante
ma Dio è così grande che a volte non c’è
stanco il cervello si piega come un tulipano
e i pensieri corrono insieme su una strada vuota
come le coccinelle che a frotte si assembrano
per ripararsi dall’angoscia dell’inverno
solo il silenzio dura e le stelle nel cielo
e la luna che è giusta perché completamente nuda
le libellule invece sono così esili che sanno già tutto
e l’ultima foglia del pioppo con il suo frusciare
fa presente l’Assente
perché fa più male
Le cose invisibili
La stagione volge al giallo
le anguille partono per l’ultimo viaggio
di là solo silenzio
l’oriolo è già da tempo in Africa a insegnare il polacco
il celeste allontana mentre il rosa avvicina
i vecchi impiccioliscono
gli innocenti portano il loro peso
la tomba si imporpora
le ali cadono dopo il volo nuziale
il ricordo trasforma le cose
il sasso si addormenta di stanchezza
la foglia del tremolo si lagna del picciòlo troppo lungo
la mucca muggisce perché ha sfiducia nella lingua
la luna zitella è sempre e solo una
e sono ancora tante le cose invisibili
se non fosse per loro nulla si vedrebbe
