Il proprio posto
«Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: “Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”.
Disse poi a colui che l’aveva invitato: “Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti”.»
[Lc 14, 1. 7-14]
«…v’ho detto ch’era umile, non già che fosse un portento d’umiltà. N’aveva quanta ne bisognava per mettersi al di sotto di quella buona gente, ma non per istar loro in pari.» (Pr. Sp. XXXVIII) Così Manzoni parla del marchese che organizza due tavolate per il matrimonio di Renzo e Lucia: una per lui e don Abbondio, l’altra per tutti gli invitati. Si mette a servirli a tavola, ma non a mangiare con loro.
Nel banchetto a cui siamo invitati, non c’è un posto migliore di un altro. C’è il proprio posto. È il padrone di casa che decide. Qualunque posizione sia stata scelta da noi può essere sovvertita.
Sei troppo in alto? Puoi essere invitato a scendere. Sei troppo in basso? Puoi essere invitato a salire. Non c’è una regola. E non può esserci calcolo. Ogni arrivismo è stroncato dalla libertà del padrone di casa.
Come non c’è un primo e un ultimo, così ogni esaltazione verrà umiliata e l’umiltà sarà nobilitata. E non c’è neanche una sorta di giustizia sociale, per cui l’umile ha la precedenza sugli altri. Semplicemente, ognuno verrà messo al posto che gli compete.
Anche quando ci mettiamo a servire, il servizio può essere motivo di autoesaltazione. È più facile servire a mensa il povero e il diverso che mettersi a mangiare con lui. Anche nei nostri “banchetti”, l’altro viene congelato nella sua diversità, che non diventa motivo di condivisione, ma resta come barriera (sociale, culturale, religiosa) che ci tutela nel nostro “perbenismo”, rassicurante e consolatorio.
Mangiare con “poveri, storpi, zoppi, ciechi” è condividere lo stesso nutrimento con gli ultimi, ma non sarà mai possibile se l’altro diventa strumento di autopromozione.
Nessuno è autorizzato ad usare l’altro. Gli ultimi non sono mezzi per dare lustro alle nostre iniziative. Non sono la verniciatura di umiltà che possa rendere accettabile la disparità sociale. Noi, i buoni, che servono a tavola i “bisognosi”, ma non tanto buoni da metterci a tavola con loro.
Una cosa, però è chiara: il banchetto è per tutti. “Poveri, storpi, zoppi, ciechi” sono coloro che non sono autonomi, che non possono contare sulle proprie risorse, che hanno fuori di sé il proprio sostegno. Sono coloro che si affidano totalmente, perché non hanno nessun contraccambio da offrire. Sono quelli che vivono di gratuità.
In un mondo segnato dalla logica commerciale, in cui tutto ha un prezzo, anche la pace, la gratuità è la vera originalità. Se nessuno dà nulla per nulla, chi dà senza chiedere compie un vero atto creativo, una vera fondazione di nuova umanità. Un segno e un inizio di “resurrezione dei giusti”.

Gentile lei, sempre più convinto che questo sito sia famigliare genitoriale di condivisione la ringrazio delle sue parole! È riuscito ad umanizzare anche il male. Non lo scordo! Una buona domenica, mi sento meglio gentile lei. Grazie!
Il termine ‘congelato’ mi accora, ho pianto e non me ne vergogno. Ci vuole coraggio ad usarlo! Non prevede nulla perché proviene dal tutto, non promette, fa’ i fatti in corso, mi permetto non la conosco, tra di NOI!
Che dire? Grazie. Tra di Noi