
Da poesie operaie, Casa editrice Ediesse 2007.
Hanno scioperato perché non potevano più vendere pesce inquinato
sciopereranno perché sopravviva la fabbrica delle armi
certi andavano dietro alle bandiere rosse
altri correvano dietro i crocifissi
il tutto è tanto scemo che è penoso anche raccontarlo
gli astrologi in crisi ed astinenza scrutando gli astri
e pronosticano l’immancabile vittoria di chi paga meglio
i medici invece bruciarono con tutto l’ambulatorio
portandosi dietro una visione del mondo accoltellante
ciò che è socializzato è capace solo della ripetizione
perché solo nella ripetizione che si perpetua il formicaio per l’eternità
la persona completamente socializzata è quasi una non esistenza
la morte di una formica non ha nessuna importanza
l’io risiede nel formicaio
la singola formica è quasi una non esistenza
invece bisogna resistere ad ogni costo
con i diti aggrappati alle grondaie
a precipitare da un momento all’altro.
*
Uscire dalla fabbrica era come uscire da una guerra
dove si esce vivi solo per caso
tutto quell’unto polvere della trafilatrice
i saponi bruciati lo stridio dei ferri
il sudore che scendeva sino agli occhi
bruciava entrava nelle labbra
quest’urlo non potrà essere sentito
neppure tutti gli urli di tutti noi messi insieme
hi non esiste verrà scaraventato
nel massimo dell’atroce
la fabbrica è l’ultima stazione
se ti licenziano è come se venissi sputato fuori nell’ignoto
in una caduta che non verrà attutita
il polacco mi diceva che lavorare
per l’avvenire sotto i comunisti era ancora peggio
qualche macchina ferma sembra una cassa da morto
per chi sta veramente male mettersi sotto cassa malattia è difficile
di questo italiano straniero non sappiamo niente
si sa solo che puzza ed esiste
