POESIA E POLITICA.27. Luigi DI RUSCIO

Da poesie operaie, Casa editrice Ediesse 2007.

 

 

Hanno scioperato perché non potevano più vendere pesce inquinato

sciopereranno perché sopravviva la fabbrica delle armi

certi andavano dietro alle bandiere rosse

altri correvano dietro i crocifissi

il tutto è tanto scemo che è penoso anche raccontarlo

gli astrologi in crisi ed astinenza scrutando gli astri

e pronosticano l’immancabile vittoria di chi paga meglio

i medici invece bruciarono con tutto l’ambulatorio

portandosi dietro una visione del mondo accoltellante

ciò che è socializzato è capace solo della ripetizione

perché solo nella ripetizione che si perpetua il formicaio per l’eternità

la persona completamente socializzata è quasi una non esistenza

la morte di una formica non ha nessuna importanza

l’io risiede nel formicaio

la singola formica è quasi una non esistenza

invece bisogna resistere ad ogni costo

con i diti aggrappati alle grondaie

a precipitare da un momento all’altro.

 

*

 

Uscire dalla fabbrica era come uscire da una guerra

dove si esce vivi solo per caso

tutto quell’unto polvere della trafilatrice

i saponi bruciati lo stridio dei ferri

il sudore che scendeva sino agli occhi

bruciava entrava nelle labbra

quest’urlo non potrà essere sentito

neppure tutti gli urli di tutti noi messi insieme

hi non esiste verrà scaraventato

nel massimo dell’atroce

la fabbrica è l’ultima stazione

se ti licenziano è come se venissi sputato fuori nell’ignoto

in una caduta che non verrà attutita

il polacco mi diceva che lavorare

per l’avvenire sotto i comunisti era ancora peggio

qualche macchina ferma sembra una cassa da morto

per chi sta veramente male mettersi sotto cassa malattia è difficile

di questo italiano straniero non sappiamo niente

si sa solo che puzza ed esiste

 

 

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