
E’ uscita la nuova raccolta di poesie di Franco Acquaviva, attore, regista, drammaturgo, poeta: Crescite invisibili (Kolibris edizioni, Novembre 2025). Nell’attesa di parlarne a breve in questo spazio, ne propongo un assaggio ai lettori de La poesia e lo spirito.
Perdersi
Si chiudeva una porta
se ne apriva un’altra
rigirare di maniglie
parata di vetri smerigliati,
nei riflessi
svaniva la quiete di un abbandono;
intravedevo segnali verdi
di un giardino o di una siepe
risalire dietro a manubri
di biciclette – mi dicevo:
“Non qui, non è questo
il punto preciso” – un labirinto di casa
che non si lasciava abbandonare;
ma qualcuno sopra di me vigilava
lo sentivo dire: “Non smettere
di cercare l’uscita”.
*
Guarire è un’impresa per cellule
entusiaste, lascia a loro il compito
tu tieni sgombra la testa
lascia che il corpo assorba
la luce del mattino,
la pioggia unica visita
lascia che muoia alla terra
come il sole alle catene dell’ovest;
su ciò che è minuscolo poggia l’asse
del mondo, miliardi di muscoli
sollevano ciascuno un Atlante,
lasciati portare
dalla moltitudine delle api,
guarire vuol dire entrare
nel ronzio immenso.
*
Istante
In qualche via
fuori dai flussi di folla,
in qualche angolo fra muro e muro
lui avverte la finestra più bassa
come un bisbiglio caro,
la confidenza di un’amata,
e la luce che vi si accende dietro
una promessa che torna, di vetro,
ma solo quando viene sera.
Sentire che tutto è collegato
e che tutto può franare,
tornando com’era,
e stare fermi in quel punto
lasciare che il tempo si muova intorno
senza inseguirlo:
allora ogni suono scompare
e torna chiarificato come un colore:
tapparelle che calano,
frammenti di frasi,
un televisore troppo alto.
*
Noi guariremo e saremo per sempre
uniti, ci guarderemo respirando
staremo attenti al sorgere del sole
ci diremo le costellazioni indicando
la fascia rossa a est come un ricordo
di ferita; vedremo la notte
tramontare nella conca, i villaggi
diranno le loro preghiere di case
e noi raccolti intorno come tetti
le intoneremo, via dal fumo delle
nostre combustioni tossiche,
le accudiremo come si fa col fuoco
buono, mano sul vetro a schermare
la vampa, staremo sempre insieme
il cielo, vedi, lo annuncia, la benda
già cade e il volto risorto splende puoi
darmi la mano puoi farmi sentire
che ci sei: guarda, è tornato il merlo, vola
via al nostro primo metter piede
è l’anima che ci chiama.
*
Nota biografica
Laureato al DAMS di Bologna con una tesi dedicata a Giuliano Scabia. Attore, regista e organizzatore teatrale, Franco Acquaviva si forma al Teatro Ridotto di Bologna e con Iben Nagel Rasmussen, attrice dell’Odin Teatret diretto da Eugenio Barba. E’ fondatore insieme ad Anna Olivero del Teatro delle Selve.
Ha pubblicato saggi di teatrologia su diverse riviste specializzate. Si occupa di critica teatrale e letteraria per le riviste on line “Sipario”, “Pangea” e “Rispirazioni”. E’ stato redattore della rivista di poesia “Atelier”. E’ direttore editoriale della Collana di Teatro di Ladolfi Editore, per il quale ha ideato e curato per tre anni consecutivi il premio nazionale di drammaturgia Scena&Poesia.
Nel 2016 esordisce in poesia con il libro Teatro nelle fibre del corpo (Ladolfi Editore) Sempre con Ladolfi pubblica nel 2020 una seconda opera dal titolo Strategia della sparizione.
