Un pensiero su “Luigi Maria Corsanico legge Nikos Engonopoulos”
Luigi Maria Corsanico
Nikos Engonopoulos (Atene 1907-1985) Pittore e poeta surrealista greco.
Le donne che amiamo
Eleusi 1948
Inno celebrativo
per le donne che amiamo
da: La poesia “colorata” di Nikos Engonopoulos
a cura di Caterina Carpinato
in: POESIA
Mensile internazionale
di cultura poetica
Anno VI – Maggio 1993 – N.62
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Mikis Theodorakis – Dromoi Palioi
Opera pittorica di Kirsten Hammond Andersen
Dans les peuples vraiment libres, les
femmes sont libres et adorées.
Saint-Just
Le donne che amiamo son come le rose
vengono a trovarci
di notte
quando piove
con i loro seni aboliscono la nostra solitudine
penetrano profondamente nei nostri capelli
e li ornano
come lacrime
come spiagge luminose
come rose
le donne che amiamo sono cigni
i loro parchi
esistono solo dentro i nostri cuori
sono le loro ali
le ali degli angeli
le loro statue sono il nostro corpo
i bei filari d’alberi sono loro stesse
dritte sulla punta dei piedi
leggeri
ci si avvicinano
ed è come se ci baciassero
sugli occhi
cigni
le donne che amiamo sono laghi
nei loro canneti
le nostre labbra ardenti fischiano
i nostri begli uccelli nuotano nelle loro acque
e dopo
quando volano
li rispecchiano
– fieri come sono –
i laghi
e sulle loro rive vi sono cetre bianche
la cui musica soffoca dentro di noi
le amarezze
e quando inondano il nostro essere
gioia
serenità
sono le donne che amiamo
laghi
le donne che amiamo sono come bandiere
nei venti della passione ondeggiano
i loro lunghi capelli
splendono
di notte
nelle calde mani tengono
la nostra vita
i loro soffici ventri sono
la volta celeste
sono le nostre porte
le nostre finestre
le flotte
le nostre stelle vivono sempre accanto a loro
i loro colori sono
le parole dell’amore
le loro labbra
sono il
sole la luna
e la loro vela è l’unica Sindone che ci si addice
le donne che amiamo sono come bandiere
le donne che amiamo sono boschi
ogni albero è anche un cenno di passione
come se in questi boschi
ci portassero in giro
i nostri passi
e ci perdiamo
è esattamente
allora
che troviamo noi stessi
e viviamo
e quando da lontano sentiamo arrivare le tempeste
o quando il vento
ci porta
le musiche i rumori
della festa
o le zampogne del pericolo
niente – naturalmente – ci può più spaventare
come il fogliame folto
sicuramente ci proteggono
giacché le donne che amiamo sono come boschi
le donne che amiamo sono come porti
(l’unico scopo
sola destinazione
delle nostre belle navi)
i loro occhi
sono frangiflutti
le loro spalle sono il semaforo
della gioia
le loro cosce
una fila di anfore sul molo
i loro piedi
i nostri
diletti
fari – i nostalgici le chiamano Caterina –
le loro onde sono
le stupende carezze
le loro Sirene non ci ingannano
sole
ci indicano la via
– da amiche – verso i porti
le donne che amiamo
le donne che amiamo hanno una sostanza divina
e quando strette tra le braccia
le teniamo
diventiamo anche noi pari agli dei
ci ergiamo come torri selvagge
niente ci può far vacillare
con le loro bianche mani
esse
si aggrappano intorno a noi
e vengono tutti i popoli
le nazioni
e si inchinano innanzi a noi
gridano
immortale
il nostro nome
nei secoli
perché le donne che amiamo
trasmettono
anche a noi
questa
loro divina
sostanza
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Nikos Engonopoulos (Atene 1907-1985) Pittore e poeta surrealista greco.
Le donne che amiamo
Eleusi 1948
Inno celebrativo
per le donne che amiamo
da: La poesia “colorata” di Nikos Engonopoulos
a cura di Caterina Carpinato
in: POESIA
Mensile internazionale
di cultura poetica
Anno VI – Maggio 1993 – N.62
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Mikis Theodorakis – Dromoi Palioi
Opera pittorica di Kirsten Hammond Andersen
Dans les peuples vraiment libres, les
femmes sont libres et adorées.
Saint-Just
Le donne che amiamo son come le rose
vengono a trovarci
di notte
quando piove
con i loro seni aboliscono la nostra solitudine
penetrano profondamente nei nostri capelli
e li ornano
come lacrime
come spiagge luminose
come rose
le donne che amiamo sono cigni
i loro parchi
esistono solo dentro i nostri cuori
sono le loro ali
le ali degli angeli
le loro statue sono il nostro corpo
i bei filari d’alberi sono loro stesse
dritte sulla punta dei piedi
leggeri
ci si avvicinano
ed è come se ci baciassero
sugli occhi
cigni
le donne che amiamo sono laghi
nei loro canneti
le nostre labbra ardenti fischiano
i nostri begli uccelli nuotano nelle loro acque
e dopo
quando volano
li rispecchiano
– fieri come sono –
i laghi
e sulle loro rive vi sono cetre bianche
la cui musica soffoca dentro di noi
le amarezze
e quando inondano il nostro essere
gioia
serenità
sono le donne che amiamo
laghi
le donne che amiamo sono come bandiere
nei venti della passione ondeggiano
i loro lunghi capelli
splendono
di notte
nelle calde mani tengono
la nostra vita
i loro soffici ventri sono
la volta celeste
sono le nostre porte
le nostre finestre
le flotte
le nostre stelle vivono sempre accanto a loro
i loro colori sono
le parole dell’amore
le loro labbra
sono il
sole la luna
e la loro vela è l’unica Sindone che ci si addice
le donne che amiamo sono come bandiere
le donne che amiamo sono boschi
ogni albero è anche un cenno di passione
come se in questi boschi
ci portassero in giro
i nostri passi
e ci perdiamo
è esattamente
allora
che troviamo noi stessi
e viviamo
e quando da lontano sentiamo arrivare le tempeste
o quando il vento
ci porta
le musiche i rumori
della festa
o le zampogne del pericolo
niente – naturalmente – ci può più spaventare
come il fogliame folto
sicuramente ci proteggono
giacché le donne che amiamo sono come boschi
le donne che amiamo sono come porti
(l’unico scopo
sola destinazione
delle nostre belle navi)
i loro occhi
sono frangiflutti
le loro spalle sono il semaforo
della gioia
le loro cosce
una fila di anfore sul molo
i loro piedi
i nostri
diletti
fari – i nostalgici le chiamano Caterina –
le loro onde sono
le stupende carezze
le loro Sirene non ci ingannano
sole
ci indicano la via
– da amiche – verso i porti
le donne che amiamo
le donne che amiamo hanno una sostanza divina
e quando strette tra le braccia
le teniamo
diventiamo anche noi pari agli dei
ci ergiamo come torri selvagge
niente ci può far vacillare
con le loro bianche mani
esse
si aggrappano intorno a noi
e vengono tutti i popoli
le nazioni
e si inchinano innanzi a noi
gridano
immortale
il nostro nome
nei secoli
perché le donne che amiamo
trasmettono
anche a noi
questa
loro divina
sostanza
da Eleusi, 1948