All’ombra del dubbio – di Elio Copetti

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Vorrei proporre alla vostra attenzione questo mio testo, scritto in preparazione ad un evento la cui realizzazione concreta è ancora incerta e, ad essere del tutto sinceri, non così essenziale. Pur emergendo da un contesto locale, esso va a rapidamente toccare dei temi molto generali, che forse stimoleranno qualche vostra risposta che andrei volentieri a considerare, tenendone conto nelle future revisioni. Vi lascio dunque i miei riferimenti:

Il testo è qui: http://www.arteadesso.net/public/uploads/elio_1179319746_hic_legio.pdf

mentre qui:
http://www.arteadesso.net/public/yappa-ng/index.php?album=elio%2Fa-redundant%2Fwet%2Fapocalisse%2F&

sto invece dando forma alla mia proposta pittorica in relazione al tema.

Vi saluto calorosamente e vi ringrazio anticipatamente.

Elio

18 pensieri su “All’ombra del dubbio – di Elio Copetti

  1. Carla

    Che meraviglia di “immagini”, vere e proprie opere d’arte!
    Simbionte è quella che preferisco….
    il testo lo leggo stasera
    saluti

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  2. Carla

    Saper far tesoro degli “sberleffi” – l’arte tradizionale insegna – ma l’originalità ci viene dall’ignoto, che ha il coraggio di sperimentarsi.

    Bonsoir
    carla

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  3. fabry2007

    grazie per la condivisione, Elio. Mancuso ti direbbe che anche il credente dovrebbe adattarsi a una mancanza di fondamento: ossia fare il vuoto. altrimenti parliamo a noi stessi, cioè proiettiamo. in questo senso credenti e non credenti sono molto più vicini di quanto pensino, come ben sapeva il Qoelet.
    aspetto gli sviluppi.
    un abbraccio
    fabrizio

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  4. Sorellanza

    “anche il credente dovrebbe adattarsi a una mancanza di fondamento: ossia fare il vuoto. altrimenti parliamo a noi stessi, cioè proiettiamo. in questo senso credenti e non credenti sono molto più vicini di quanto pensino, come ben sapeva il Qoelet.”: condivido e divido, grazie della citazione-ricordanza Padre Fabrizio Centofanti

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  5. Sorellanza

    @Carla: “ma l’originalità ci viene dall’ignoto, che ha il coraggio di sperimentarsi.”: qui il perno e la ruota, a noi fare e fare l’altro da sé con sé, ecc.

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  6. gian ruggero manzoni

    Testo di spessore, Elio, come sempre. Interessante quel tuo dire che l’arte contemporanea (postmoderna) a volte prende il posto della ‘religione’… ma in che senso, mi domando? Non è forse sempre stata, l’arte, una sorta di ‘religione’? Grazie, cmq, degli spunti.

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  7. Angela D.N.

    elio ho letto ma dovrò tornarci, sei sempre molto articolato per comprenderti sulla lettura di un solo piano. esterno qualche altro ulteriore dubbio
    quali gli obblighi e i divieti dell’arte? tale da poter essere una religione.
    è l’arte una ‘via di salvezza’?
    ma cos’è l’arte? è un fatto o è un atto? e tra tutti i fatti o tutti gli atti che compiamo in ogni istante, dov’è l’arte?
    spero di tornare con le idee un pò più chiare 🙂

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  8. elio-c

    Vi ringrazio molto dei commenti, per me era importante che non ci trovaste delle cantonate colossali, poi è chiaro che un testo del genere serve principalmente a stimolare in diverse direzioni senza pretendere di “concludere” alcunché (con un titolo del genere poi … :-).
    Sul quesito di Gian Ruggero (ripreso anche da Angela) aggiungerei che nel caso dell’arte postmoderna i tratti religiosi li rinvengo più nei suoi “adepti” (quelli autentici, ovviamente) piuttosto che nei suoi produttori (che sub-odoro un po’ troppo “trickster” …). Anche se personalmente non riesco a prendere sul serio la sua infinita serie di “trovate” (che si pretendono abissalmente concettuali, mentre a me sembrano al più ultraironiche) incomincio ad intuire – specie per le sorprendenti condivisioni che i blog riescono, anche silenziosamente, a mediare – le disposizioni estetiche che possono renderla “spiritualmente” efficace, quale surrogato dal centro inesistente delle religioni “positive” (ma in fondo questo “nulla” non sembra convergere con certi esiti della mistica?) Nel caso dell’arte moderna invece, specie quella astratta, la dimensione mistica mi appare evidente nell’artista stesso, di solito abbastanza “disadattato” da risultare credibile (prima che la faccenda si trasformasse in moda, ovviamente). Concordo infine completamente con l’osservazione di Fabrizio.

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  9. Gian Ruggero Manzoni

    Grazie Elio. Mi trovi pienamente d’accordo… però ti voglio sentire ancora su questo punto, per me focale, là dove affermi: …le disposizioni estetiche che possono renderla “spiritualmente” efficace, quale surrogato dal centro inesistente delle religioni “positive” (ma in fondo questo “nulla” non sembra convergere con certi esiti della mistica?)…

    In che senso?

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  10. Angela D.N.

    a parte gli scherzi elio, credo che il dubbio di gian ruggero sia moderno e il mio forse postmoderno 🙂 molto stimolante il tutto e difficile essere sintetici su argomenti cosi vasti e complessi che coinvolgono poco più di un secolo. forse una delimitazione di campo sarebbe necessaria. il moderno parte da lontano e spazia dal simbolismo di redon all’estetismo di fin de siècle è rivolta contro il realismo ottocentesco ed è rifiuto della bruttura industriale ma è anche mettere assieme alle certezze le incertezze, il finito dissolto nell’infinito, ma è anche uso di nuove tecnologie e nuove tecniche è un ritorno alla ricerca di natura ma è anche concettuale disfatta di una società. è la sognante meraviglia della linea di gaudì e la rigida tagliente lastra di mies van de rohe è ricerca del dettaglio ma è anche la conclusione a cui approda bruno taut nell’asserire che ..’a questo punto non ci saranno più confini tra artigianato, scultura e pittura; tutti questi saranno una sola cosa: architettura.’ e credo che intendesse per architettura quel prodotto i cui confini non possono concedersi dispersioni ma spietatamente stagliarsi lungo il confine di una schietta linea. il postmoderno è quasi l’oggi e nell’oggi siamo dissolti..
    tornerò augurandomi di avere un pò più di tempo.

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  11. elio-c

    E’ un tema al quale mi accosto con molta cautela, Gian Ruggero, perché l’esperienza “mistica” non sembra essere molto nelle mie corde (mentre quella “psichedelica” me la forniscono da sempre egregiamente i sogni, tanto da non farmi desiderare l’aiuto di alcuna droga 🙂 Per interpretare i testi provenienti dalle tradizioni mistiche, posso quindi soltanto immaginare di intensificare le mie tenui epifanie diurne, quindi sul questo mio incrociare dati esterni e sentimento non nutro grandi certezze. Tuttavia la circostanza che la “tecnica” pittorica nella quale mi sono ritrovato per parecchi anni prevedesse una prima fase “astratta” ed “incondizionata” (anche se sapevo dover poi venir “finalizzata” almeno da un accenno simbolico) mi ha reso (suppongo attraverso la sedimentazione pratica) assai più comprensibile quel tipo di arte – e persino le formulazioni dei suoi autori, verso le quali in precedenza ero abbastanza intollerante (ricordo che alla prima lettura de “Lo spirituale nell’arte”, mi veniva voglia di lanciarlo sul muro). E dato che Motherwell dice “For make no mistake, abstract art is a form of mysticism”, suppongo di essere riuscito anch’io a compiere qualche passo verso quella direzione. “The Geometry of Heaven, The Energy of Angels”, titola Donald Kuspit nel cap.5 di “Psycho-strategies of Avant-Garde Art”, e io lo trovo un titolo meravigliosamente parlante, come tutto il capitolo stesso. E penso che Kuspit abbia visto molto bene anche nei confronti del postmoderno, specie nel suo “Warhol’s Catholic Dance with Death” (in Reediming Art). Peccato sia praticamente sconosciuto in Italia.

    Ad Angela: hai fatto bene a richiamare la ricchezza e multidimensionalità di quelle esperienze, che travalicano facilmente i confini e le etichette con le quali cerchiamo di dominarle. Una fioritura probabilmente persino eccessiva, che richiama all’invenzione di nuovi metodi di potatura (se uno dovesse vedere tutto quel che di buono e interessante si è fatto, e si continua a fare, consumerebbe la sua vita come spettatore, e questo non mi sembra cosa buona). Io per esempio comincerei togliendo di mezzo il venerabile “ready-made” (e assimilati), ormai diventato patrimonio comune della sensibilità contemporanea, come testimoniano milioni di blog. Come non serve una casta di scribi quando tutti scrivono, così penso non serva più venerare un’operazione intellettuale che ormai tutti appaiono in grado di compiere per conto loro.

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