Se l’attuale “Zivilisation” continerà ad andare in cancrena, chissà, ci potrebbe anche essere un ritorno alle antiche “Kultur” fondate sul linciaggio. Esse realizzerebbero proprio il sogno di Arminio: un unico io ogni centinaio di abitanti (più o meno una tribù). I candidati al ruolo di vittima non mancano di certo e il carismatico poeta farebbe da sacerdote: tutti guarderebbero verso di lui per venire guidati dal suo dito puntato.
Annientiamo l’identità – grazie Arminio! Se le tue poesie “vomitate” non sono un granché, gli aforismi ancora meno. Povero Gesù, che ha cercato di insegnare l’amore e la dignità per ciascun individuo e da ciascun individuo, anche il più umile e reietto… “Ama il prossimo tuo come TE STESSO”, “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto A TE”.
(Elio, mi vengono in mente anche quelle sette che ogni tanto si suicidano in massa. Ma anche a noi civilizzati non fanatici ogni tanto, quando leggiamo certe cose, viene voglia di emularli prendendoci a colpi di martellate sugli zebedei.)
Non comprendo e non condivido questi luoghi comuni sul forte egocentrismo del poeta.Ho conosciuto poeti talmente carichi di umanità, capacissimi di andare incontro all’altro suo simile, tanto da dedicare la loro poesia e la loro stessa vita a questo nobile scopo. Per fortuna ne conosco altri, viventi grazie a Dio!
Non si può certo comprimere tutto in un’unica ciotola e se è anche vero che il mondo delle lettere prolifica di narcisismo, credo che l’attenzione dovrebbe essere rivolta a chi narciso proprio non è.
Totalmente d’accordo, grande verità.
Se ci ritroviamo così oggi, è perchè abbiamo contribuito ad alimentare la cultura dell’io, senza contrastarla mai in maniera efficace, l’io viene ormai troppo prima del noi.
Per questo non esiste una vera opposizione, di cultura oltre che politica.
C’è soltanto un io che vuole mettersi al posto di un altro io.
E allora, giustamente, al comando abbiamo messo il più io di tutti, l’originale.
Ma che cosa diavolo c’entra la poesia? Su, che certe volte LPELS diventa l’asilo Mariuccia!
Mi vien da dire che si stava meglio quando si stava peggio, ai tempi in cui gli ignoranti non sapevano né leggere né scrivere… e i minestroni erano fatti con buone e sane verdure dell’orto.
Quando frequentavo le elementari ci insegnavano che per es. per raccontare con un tema la nostra giornata o un fatto in particolare, dovevamo partire con : mia madre, mia sorella ed io…
Mai metteresi davanti agli altri, ne veniva fuori un io mortificato da questo iter particolare.
In seguito, dopo molti e molti anni, hanno deciso che la stessa frase si sarebbe potuta scrivere così: io, mia madre e mia sorella…
Ognuno di noi, quindi, ha cominciato a fare i conti con il proprio “io” e, scavando scavando, ognuno di noi ha elaborato una coscienza dell’io tutta personale. E quando l’io è in giusta fase di equilibrio, l’egocentrismo e il narcisismo non hanno motivo d’essere.
Oltretutto un io così rivalutato è perfettamente in grado di ri-volgersi non solo a se stesso(chè se non ti ami, non puoi amare) ma anche al prossimo suo.
la questione dell’io è tra le più complesse.
mi piace molto Il cammino dell’uomo, di Martin Buber:
è un viaggio dall’io al tu.
nel vangelo c’è una bella espressione: “passiamo all’altra riva”.
diventa un simbolo di questo cammino a tratti faticoso, ma bello; l’unico capace di riempire la vita, a mio parere.
lucy
io vorrei che fatti 100 abitanti tutti avessero un io, ma così ben forgiato e sicuro e sereno da diventare un noi. quelli che hanno più di un io chi sono: i dolci fratelli folli o gli ipocriti, gli opportunisti? i primi ci vogliono perché fanno brillare il noi mettendolo alla prova, i secondi pure perché le bugie hanno le gambe corte, e quelli con l’io più forte, per modo di dire, o più furbo, o più violento spesso hanno le gambe cortissime. così gli io-noi prima o poi li sgamano e li sgominano. per dire questo si può lasciar stare gesù, e anche la poesia.
mi pare si abusi del termine “poesia”.
poteva essere taggato come “pensierino”, sarebbe stato più o meno (“meno” nel caso della sottoscritta) condivisibile, ma almeno non avrebbe offeso un genere letterario ed un’arte antica, che sì si evolve… ma qui piuttosto sembra se ne professi l’involuzione.
– però se la firma è una griffe, anche la merda profuma. –
Caro Franz#16,
se la TV fa ridiventare belli puliti dei panni sporchissimi (e/o viceversa), perché mai una lavatrice non potrebbe funzionare come televisore?
Ciao,
Roberto
cavolo, l’avevo detto anch’io, Lucy:-)
un abbraccio, cari.
fabry
robertorossitesta
Cari amici,
non sono un grande (chi, io?), sono un ansioso:
quando la lavatrice dà segni di malfunzionamento, onde evitare di ritrovarmi la casa allagata, seguo tutto il programma (di lavaggio) seduto davanti all’oblò. Devo dire che si tratta di programmi più appassionanti di quelli televisivi, dato che in questi casi non mi addormento mai.
Riciao,
Riroberto
Diventare sempre più trasparenti, staccarsi, lasciar cadere uno a uno i propri vestiti sovrapposti, come nella danza dei sette veli, tutto quello che dovremmo abbandonare alle soglie della morte, ecco un sano modo di vivere. Purtroppo, esser nudi tra coloro che non lo sono non è solo indecente ma provocatorio; è anche offrirsi indifesi ai morsi del bacio, agli artigli del mondo. Ecco perchè bisogna innanzitutto realizzare che tali pericoli sono a loro volta proiezioni della nostra esistenza, secrezioni emesse a nostra insaputa dalla nostra manifestazione. Tutto quello che circonda il principio centrale è soltanto buccia, pelle, tessuto di riserva, albume dell’uovo, necessari ad assicurare la crescita del germe. E tutto questo deve sparire a poco a poco non per rigetto ma per autodigestione.
comunque questa di arminio non sta in piedi, a mio parere. gli scrittori, i poeti, sono dei non comuni (ma numerosi) egocentrici. d’altra parte, cosa c’è di più interessante che raccontare se stessi? è anche l’unica cosa che conosciamo con buona approssimazione.
.. e poi detta da franco arminio, che di se stesso, profondamente, nutre tutto cio’ che scrive… per la stima mi permetto di criticare duramente, stavolta, su questo testo.
E nell’altro sono me stesso.
E chi è allora quest’altro me?
“Ridotto a me stesso?
Morto l’interlocutore?
O morto io,
l’altro su di me
padrone del campo” (M. Luzi)
Dunque, forse, non si tratta di elidere l’Io, ma di modificare lo stato della sua/mia autocoscienza. Spegnere un modo di essere me per aprirmi ad un pensiero più mio di me.
“Dove io mi dimenticai in te,
Tu divenisti pensiero”. (P. Celan)
Questo pensiero, colto nel luogo di una specie di morte/silenziamento, mi parla di me e del mondo poetica-mente.
Cosa/Chi diventa un poeta che tenti di vivere così?
Una donna o un uomo che tenti di vivere così?
Uno spunto ci viene da Char:
“Quelli che cercano non scoprono se non sono febbricitanti o messi alla porta.
Nuovo mmondo dalle dita fragili.
Dal vuoto inguaribile sorge l’evento e il suo magico assorbirci”.
Tanto silenzio, amore che feconda, e immensa gioia….
io non scrivo con l’io ma con il corpo, con le sue paure, le sue irritazioni.
l’io mi serve per fare telefonare, per vedere se il semafaro è verde e altre cose di questo tipo.
detto questo il mio è solo un appunto in versi, non penso che si tratti di un “Grande testo” ma un blog è fatto anche per fare dei tentativi, in questo caso, in questo periodo mi piace scrivere testi particolarmente spogli, poco eleborati, un tentativo di procedere in linea retta
Mi perdoni, Arminio, ma lei davvero crede di aver espresso un pensiero intelligente?
la sua risposta è così tracotante d’IO da non aver rispetto alcuno né del luogo in cui esterna i suoi “corporali” … – chiamiamoli – “esperimenti”, né dei lettori che qui subiscono le sue esternazioni … “corporali”.
sembra quasi lei dica ad ogni occasione che ORAMAI lei può permettersi qualunque cosa, e se ciò non è straripante d’io … -mi permetta- nonostante il sesso … io sono la regina Elisabetta!
Anch’io invece in questa cacorrea di Arminio ci vedo una presunzione senza fine, fra l’altro su pensieri (o meglio su “vomitate”, “defecate” e quant’altro ) non particolarmente brillanti.
Ascoltate ora la filastrocca di Anna.
W l’io, W il tu, W l’egli/ella.
W il noi, w il voi, w l’essi/esse.
W l’Io, W il Super-Io, W l’Es.
W l’ego, W il cogito.
W Apollo, W Dioniso.
W Gesù, W io e tu.
W Maria, W la poesia.
non vedo nessuna tracotanza in arminio ma una sorta di candore che me lo fa fratello.
tentare di smontare l’io per avvicinarsi all’IO non può che portare al “NOI”
il mio piccolo io vi manda tanti baci
la funambola
mia cara signora Funambola, lei si arrampica sugli specchi, mi raccomando, stia attenta alle unghie…
non si discute la profonda umanità del poeta, né tantomeno la sua bontà d’Animo e pensiero e non le starò a spiegare differenze tra io, super-io et bla bla bla che da Freud in poi impiastrano la nostra coscienza collettiva, né ancor di più è mia intenzione proseguire commentando quest’incommentabile post che serve solo a far parlare – comunque (era Coco Chanel?) – d’Arminio, ai cui “effluvi” mi pare si sia data fin troppa rilevanza.
Io l’ho trovato un frammento stimolante.. voglio dire, anche se ci ho proiettato sopra dei significati un poco sinistri non mi dispiace che Arminio l’abbia espresso.. lui lo scrive con il corpo, io con il corpo lo leggo, stessi diritti, non ci vedo nulla di sbagliato. D’altronde quel senso d’impotenza che fa friggere il poeta penso che lo sentiamo un po’ tutti, soltanto che io non vedo il rimedio, o meglio: nell’auspicio ad una potatura (o autoevirazione) dei troppi “io” – incapaci di coagularsi in super-bestie più dignitose – io avverto parecchia disperazione, anche giustificata, tutto sommato. Perché mi sembra chiaro che, per quanto si cerchi di remare un po’, è la corrente a trascinarci dove vuole.
il problema demografico è enorme, non lo scopro io, e diventa ancora più enorme considerando il volume degli io in circolazione: volume da distinguere col volume dell’interiorità, quello pare sempre più asfittico.
ho dato questa poesia a centofanti non perché la considerassi riuscita, ma perché toccava un punto sensibile.
quanto alla questione dell’egocentrismo, io credo di essere un egocentrico che sa ascoltare. credo che di questa capacità di ascolto ci siano molte tracce nei miei libri, ma non credo che i commentatori più dissenzienti di questa poesia abbiamo letto i miei libri.
saluti e baci
ehi anna, ma seiunarompipallechelametàèabbastanzanè! :))
che ti fece il caro arminio?
cosa ti disturbò in questo pensiero che lo stesso arminio considera non riuscito proprio come intendeva lui e che io per esempio ho tradotto per quello che secondo me armino va dicendo e ripetendo ossessivamente in tutti i suoi scritti e che mi fa sentire com partecipe della sua di sperazione.
siamo sempre sotto esame?
du coioni eh! 🙂
dobbiamo sempre dimostraci all’altezza?
ma all’altezza di cosa?
ma neppure qui si può tirare un po’ il fiato e sperare di essere accolti con benevolenza ed indulgenza?
ma chemmefregammè della poesia alta o bassa se non riesco pià a vedere dietro “la poesia” un’entità, un io, una persona che sta tentando di mettersi in contatto con il mondo, con me.
e altro ancora che sull’io che aspira 🙂 a diventare IO ci avrei una smiliardata di cose da dire
ma chi sono io per romperti le palle 🙂
ciao bella zecchetta 🙂 ti bacio
la funambola
ripeto e con tutta calma: la questione sollevata dal testo secondo me è enorme, ma non è una questione che ho scoperto io e non alcun problema a dire che si può affrontare meglio. il mio era un appunto veloce, mi pare che sul blog non si danno solo le tesi di laurea….
il problema non è arminio, ma la guerra di tutti contro tutto e tutti che viene fuori da questa sovrappiù di io in circolazione
grazie, Franco.
mi sembra bello questo tuo darti in pasto con umiltà.
l’umanità ci guadagna.
lambertibocconi
Miei cari, e prometto che non interverrò più su Arminio: in primo luogo, chissà perché si rivendica il diritto di espettorare in libertà in “poesia” e non nei commenti.
E poi: ho “rotto le palle” perché non posso sopportare la presunzione travestita da falsa umiltà. Mi salta la mosca al naso. Questo mi hanno fatto i recenti interventi di Arminio. Però mi rendo conto che siamo qui arrivati a un punto in cui non ci si capirà mai, e perciò con filosofia vi dico buongiorno e buonanotte, essendo le 4 e mezza. Ciao!
Sorvolo sul testo e dico che egocentrici bene o male lo siamo tutti, eccetto madre Teresa di Calcutta, qualche frate missionario che ci crede davvero e pochi altri. Il messaggio del Cristo e’ senza dubbio carico di altruismo, ma la sua figura e’ quella di un leader carismatico, lontano anni luce dalla figura del poeta. Poeta che addirittura dovrebbe dare l’esempio e bruciare il proprio io… Che dire? Non mi pare che il poeta abbia alcun esempio da offrire, se non quello di una vita ai margini. Quello di un’esistenza mancata.
Io penso ( io, perché se delegassi qualcuno di pensare al posto mio mi viene in mente qualcosa che mi fa rabbrividire) dunque io penso che una poesia dovrebbe bastare a se stessa, non avrebbe la necessità che l’autore ne spieghi la genesi o il perché preferisca lasciarla così come nasce. La poesia dovrebbe già contenere in sé le intenzioni del poeta, in questo caso così come nei precedenti testi : il percorso in linea retta di cui parla Arminio. Se io assumessi l’io di Arminio poeta mi chiederei se il mio testo realizzi questa mia necessità da fare poesia in un certo modo e porterei la discussione su questo versante. Ma Arminio ha quasi sempre riportato la discussione su un binario diverso e cioè non sulla poesia ma su ciò che della poesia è costretto a spiegare. Se non è dunque la poesia in sé, così come è scritta, ad essere il fulcro delle sue intenzioni, ma la discussione che può provocare perché non scegliere una forma letteraria diversa? perché non porre semplicemente delle domande invece di creare una discussione che finisce col ruotare quasi sempre su i pro-Arminio e i contro, discussioni che finiscono con entrare in conflitto con i testi stessi, come in questo caso, come in altri, in cui l’Io scritto necessiterebbe una completa e anonima nudità priva di tutto, perfino di tutto quanto prima di questa poesia è stato scritto, per non apparire semplice retorica.
Insomma io credo che chiunque sottoponga un testo alla lettura voglia dire ma anche chiedere qualcosa, la conferma è nel lettore, uno o mille che sia, a cui si rivolge rendendo pubblico un suo pensiero, ma in verità non riesco a capire cosa si aspetti Arminio dai suoi lettori, da me lettrice. A volte mi sembra che sia alla ricerca di un lettore ideale, puro, incontaminato che ovviamente non esiste poiché i lettori così come gli scrittori, poeti etc sono tutti mercenari al servizio del proprio Io.
ho scritto un libro in cui il personaggio si chiama arminio. potrebbe essere un clamoroso esempio di egocentrismo, ma chi lo ha letto ha avuto ben altre emozioni….
io penso che chi legge i post che qui compaiono può dire quello che vuole, magari una volta sola, ma si potrebbe anche andare a guardare meglio il percorso di un autore.
il lettore se vuole essere tale ha pure qualche dovere.
altrimenti ci si comporta come avvinazzati da cantina e si sparla a casaccio del primo che capita, giusto per sfogarsi un poco.
beh: avvinazzati da cantina è una reazione poco tollerante, poco altruista, poco gesucristica. i blog vanno bene fintantoché possiamo buttare dentro delle pseudo-poesie, poi non vanno più se chi critica non è all’altezza di farlo (stabilendo quali parametri)?
per essere “altro” da se stessi bisogna innanzitutto non prendere nel mucchio e non avere due pesi e due misure. quella buona per noi stessi, quella brutta per gli altri.
forse arminio intendeva un io ogni cento abitanti per dialogare solo con lui, mentre gli altri tacciono assentendo?
Parlare significa giocare con il corpo dell’altro (Alfredo Tomatis)
Caro Franco, avrei voglia di dimostrare che quello che hai scritto è con tutti i crismi una poesia, perfettamente aderente anche nello stile fulmineo e nudo di certe poesie metafisiche di Emily Dickinson. Quindi, è il caso dirlo, sii orgoglioso (quando ci vuole l’egocentrismo ci vuole).
Per il resto sono d’accordo con te che la questione che sollevi è enorme e di vitale importanza per l’umanità intera.
Poi, l’io per ogni persona nasce sulla base dell’idea che esista un interno privato nel quale il soggetto possa chiudere la porta dietro di sé, riflettersi ed esprimere egli stesso – e questa idea non appare prima della svolta del primo individualismo durante l’Antichità.
Bisognerebbe capire che abbiamo bisogno più di intelligenza (emotiva e razionale) che di io, e che l’intelligenza non è un/il soggetto ma piuttosto un centro o cerchio di risonanza.
Il transfert di pensiero ha la reputazione di essere un fenomeno fuori dal normale (laddove di transfert affetivi e scenici sarebbero la normalità psicologica) e invece bisognerebbe ri-percorrere questa strada – con il bagaglio corticale in più che abbiamo acquisito – e ristabilire quelle situazioni di vicinanza pre-individuale che possono essere reintegrate in quanto tali nella dinamica di una ricerca complusiva dell’incantamento e del pathos del disincanto. Abbiamo nuovamente bisogno di spirito di ingenuità, timidezza ed emancipazione per rigenerare il mondo. E, sono d’accordo, forse, i poeti dovrebbero stare in prima linea.
luminamenti, mi scusi: mi pare un ragionamento condotto in puro stile supercazzola.
questa però è buona:
“i poeti dovrebbero stare in prima linea”: niente di più vero: non mi auguro – da una vita -niente tanto quanto questo. compreso il fatto che i poeti accettino la non comprensione e il non apprezzamento, i proiettili della prima linea: pallottole, pomodori, uova, palline di carta…
@ luminamenti
Tutti i buoni propositi sono auspicabili ma, per quanto io sia certa delle buone intenzioni di metterli in versi, a me sembra che la poesia dica tutt’altro o almeno non condensi un concetto fulmineo di un nuovo Io
@arminio
mi spiace ma non sono d’accordo. per me ogni testo ha vita propria. ogni testo è un esordio. se mi trovo di fronte una poesia leggo la poesia e non chi l’ha scritta o il suo bagaglio, se mi avvicinassi alla lettura con preconcetti il mio sarebbe solo esercizio, né mai accadrebbe di essere conquistati da un autore semplicemente leggendone una poesia. La poesia è fatta di carne e ossa, e anche di sensazioni a pelle.
FRANCO: “ho scritto un libro in cui il personaggio si chiama arminio”.
*
Caro Franco,
conosco la tua produzione letteraria, e ciò che hai scritto non solo lo condivido per le tematiche, ma lo apprezzo per il “percorso” e lo stile.
Spogliarsi dell’Io, o tentare di estremizzarlo con l’opposto, ovvero chiamare il personaggio principale di un’opera con il nome dell’autore, è un espediente ampiamente usato in letteratura. In Italia abbiamo Franz Krauspenhaar con “Era mio padre”. Ancora prima, la sottoscritta, con “Tenebrìa” (citarmi mi crea imbarazzo e pudore, preferisco far parlare i miei testi piuttosto che risultare autoreferenziale – anche perché a distanza di anni il romanzo deve uscire). Parliamo di generazioni più lontane, i Padri: Giuseppe Berto, Ennio Flaiano, Pier Paolo Pasolini, e l’elenco è sterminato se pensiamo anche agli scrittori stranieri…
Sì, dovremmo essere più umili. Presupporre sempre che se l’Autore ci pare emettere una sciocchezza è soltanto perché non l’abbiamo studiato ed amato abbastanza. Hungeist vuole uomini, Arminio vuole fan. Hic! ancora un po’ di idromele..
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Se l’attuale “Zivilisation” continerà ad andare in cancrena, chissà, ci potrebbe anche essere un ritorno alle antiche “Kultur” fondate sul linciaggio. Esse realizzerebbero proprio il sogno di Arminio: un unico io ogni centinaio di abitanti (più o meno una tribù). I candidati al ruolo di vittima non mancano di certo e il carismatico poeta farebbe da sacerdote: tutti guarderebbero verso di lui per venire guidati dal suo dito puntato.
Annientiamo l’identità – grazie Arminio! Se le tue poesie “vomitate” non sono un granché, gli aforismi ancora meno. Povero Gesù, che ha cercato di insegnare l’amore e la dignità per ciascun individuo e da ciascun individuo, anche il più umile e reietto… “Ama il prossimo tuo come TE STESSO”, “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto A TE”.
(Elio, mi vengono in mente anche quelle sette che ogni tanto si suicidano in massa. Ma anche a noi civilizzati non fanatici ogni tanto, quando leggiamo certe cose, viene voglia di emularli prendendoci a colpi di martellate sugli zebedei.)
:-)))
è vero!
i poeti hanno un elevatissimo tasso di EGO-centrismo!
la parola umiltà non esiste più, nei fatti.
Non comprendo e non condivido questi luoghi comuni sul forte egocentrismo del poeta.Ho conosciuto poeti talmente carichi di umanità, capacissimi di andare incontro all’altro suo simile, tanto da dedicare la loro poesia e la loro stessa vita a questo nobile scopo. Per fortuna ne conosco altri, viventi grazie a Dio!
Non si può certo comprimere tutto in un’unica ciotola e se è anche vero che il mondo delle lettere prolifica di narcisismo, credo che l’attenzione dovrebbe essere rivolta a chi narciso proprio non è.
Con un carissimo saluto
jolanda
Grazie Jolanda…
Totalmente d’accordo, grande verità.
Se ci ritroviamo così oggi, è perchè abbiamo contribuito ad alimentare la cultura dell’io, senza contrastarla mai in maniera efficace, l’io viene ormai troppo prima del noi.
Per questo non esiste una vera opposizione, di cultura oltre che politica.
C’è soltanto un io che vuole mettersi al posto di un altro io.
E allora, giustamente, al comando abbiamo messo il più io di tutti, l’originale.
Ma che cosa diavolo c’entra la poesia? Su, che certe volte LPELS diventa l’asilo Mariuccia!
Mi vien da dire che si stava meglio quando si stava peggio, ai tempi in cui gli ignoranti non sapevano né leggere né scrivere… e i minestroni erano fatti con buone e sane verdure dell’orto.
Anna, e di che..
Quando frequentavo le elementari ci insegnavano che per es. per raccontare con un tema la nostra giornata o un fatto in particolare, dovevamo partire con : mia madre, mia sorella ed io…
Mai metteresi davanti agli altri, ne veniva fuori un io mortificato da questo iter particolare.
In seguito, dopo molti e molti anni, hanno deciso che la stessa frase si sarebbe potuta scrivere così: io, mia madre e mia sorella…
Ognuno di noi, quindi, ha cominciato a fare i conti con il proprio “io” e, scavando scavando, ognuno di noi ha elaborato una coscienza dell’io tutta personale. E quando l’io è in giusta fase di equilibrio, l’egocentrismo e il narcisismo non hanno motivo d’essere.
Oltretutto un io così rivalutato è perfettamente in grado di ri-volgersi non solo a se stesso(chè se non ti ami, non puoi amare) ma anche al prossimo suo.
con rinnovati saluti
jolanda
Vedo solo provocazione, mi permetto ed oso Franco.
Provocazione e nulla più…
mah! … senza parole!
la questione dell’io è tra le più complesse.
mi piace molto Il cammino dell’uomo, di Martin Buber:
è un viaggio dall’io al tu.
nel vangelo c’è una bella espressione: “passiamo all’altra riva”.
diventa un simbolo di questo cammino a tratti faticoso, ma bello; l’unico capace di riempire la vita, a mio parere.
io vorrei che fatti 100 abitanti tutti avessero un io, ma così ben forgiato e sicuro e sereno da diventare un noi. quelli che hanno più di un io chi sono: i dolci fratelli folli o gli ipocriti, gli opportunisti? i primi ci vogliono perché fanno brillare il noi mettendolo alla prova, i secondi pure perché le bugie hanno le gambe corte, e quelli con l’io più forte, per modo di dire, o più furbo, o più violento spesso hanno le gambe cortissime. così gli io-noi prima o poi li sgamano e li sgominano. per dire questo si può lasciar stare gesù, e anche la poesia.
mi pare si abusi del termine “poesia”.
poteva essere taggato come “pensierino”, sarebbe stato più o meno (“meno” nel caso della sottoscritta) condivisibile, ma almeno non avrebbe offeso un genere letterario ed un’arte antica, che sì si evolve… ma qui piuttosto sembra se ne professi l’involuzione.
– però se la firma è una griffe, anche la merda profuma. –
scusate… volevo scriverlo in francese ma poi mi è scappata in italiano…
http://it.wikipedia.org/wiki/Merda_d'artista
iò iò iò l’asino che raglia: io io io la scrittura che deraglia
chiedere ai poeti e agli scrittori di annullare l’io è come chiedere a una lavatrice di trasmettere un telegiornale.
ecco perché le notizie sanno di sapone!
… e fanno le bolle!!!
🙂
oltre che le balle:-)
Infatti le bolle di sapone si dissolvono nel nulla.
Cosa resta? L’Io evaporato…
Caro Franz#16,
se la TV fa ridiventare belli puliti dei panni sporchissimi (e/o viceversa), perché mai una lavatrice non potrebbe funzionare come televisore?
Ciao,
Roberto
grande roberto! :DDDD
cavolo, l’avevo detto anch’io, Lucy:-)
un abbraccio, cari.
fabry
Cari amici,
non sono un grande (chi, io?), sono un ansioso:
quando la lavatrice dà segni di malfunzionamento, onde evitare di ritrovarmi la casa allagata, seguo tutto il programma (di lavaggio) seduto davanti all’oblò. Devo dire che si tratta di programmi più appassionanti di quelli televisivi, dato che in questi casi non mi addormento mai.
Riciao,
Riroberto
credo in un solo io
non avrò altro io, fuori di me
credo in un solo io
e credo in farmì 🙂
baci
la fu
patetico.
Diventare sempre più trasparenti, staccarsi, lasciar cadere uno a uno i propri vestiti sovrapposti, come nella danza dei sette veli, tutto quello che dovremmo abbandonare alle soglie della morte, ecco un sano modo di vivere. Purtroppo, esser nudi tra coloro che non lo sono non è solo indecente ma provocatorio; è anche offrirsi indifesi ai morsi del bacio, agli artigli del mondo. Ecco perchè bisogna innanzitutto realizzare che tali pericoli sono a loro volta proiezioni della nostra esistenza, secrezioni emesse a nostra insaputa dalla nostra manifestazione. Tutto quello che circonda il principio centrale è soltanto buccia, pelle, tessuto di riserva, albume dell’uovo, necessari ad assicurare la crescita del germe. E tutto questo deve sparire a poco a poco non per rigetto ma per autodigestione.
…e credo anche a lumì 🙂
ciao lumì
la fu
roberto, in effetti la lavatrice fa le bolle.:-)
comunque questa di arminio non sta in piedi, a mio parere. gli scrittori, i poeti, sono dei non comuni (ma numerosi) egocentrici. d’altra parte, cosa c’è di più interessante che raccontare se stessi? è anche l’unica cosa che conosciamo con buona approssimazione.
.. e poi detta da franco arminio, che di se stesso, profondamente, nutre tutto cio’ che scrive… per la stima mi permetto di criticare duramente, stavolta, su questo testo.
“Io è un Altro” (A. Rimbaud)
E nell’altro sono me stesso.
E chi è allora quest’altro me?
“Ridotto a me stesso?
Morto l’interlocutore?
O morto io,
l’altro su di me
padrone del campo” (M. Luzi)
Dunque, forse, non si tratta di elidere l’Io, ma di modificare lo stato della sua/mia autocoscienza. Spegnere un modo di essere me per aprirmi ad un pensiero più mio di me.
“Dove io mi dimenticai in te,
Tu divenisti pensiero”. (P. Celan)
Questo pensiero, colto nel luogo di una specie di morte/silenziamento, mi parla di me e del mondo poetica-mente.
Cosa/Chi diventa un poeta che tenti di vivere così?
Una donna o un uomo che tenti di vivere così?
Uno spunto ci viene da Char:
“Quelli che cercano non scoprono se non sono febbricitanti o messi alla porta.
Nuovo mmondo dalle dita fragili.
Dal vuoto inguaribile sorge l’evento e il suo magico assorbirci”.
Tanto silenzio, amore che feconda, e immensa gioia….
Grazie e auguri a tutte/i. Marco Guzzi
Dovrebbe venire o verrebbe?
io non scrivo con l’io ma con il corpo, con le sue paure, le sue irritazioni.
l’io mi serve per fare telefonare, per vedere se il semafaro è verde e altre cose di questo tipo.
detto questo il mio è solo un appunto in versi, non penso che si tratti di un “Grande testo” ma un blog è fatto anche per fare dei tentativi, in questo caso, in questo periodo mi piace scrivere testi particolarmente spogli, poco eleborati, un tentativo di procedere in linea retta
Mi perdoni, Arminio, ma lei davvero crede di aver espresso un pensiero intelligente?
la sua risposta è così tracotante d’IO da non aver rispetto alcuno né del luogo in cui esterna i suoi “corporali” … – chiamiamoli – “esperimenti”, né dei lettori che qui subiscono le sue esternazioni … “corporali”.
sembra quasi lei dica ad ogni occasione che ORAMAI lei può permettersi qualunque cosa, e se ciò non è straripante d’io … -mi permetta- nonostante il sesso … io sono la regina Elisabetta!
i miei omaggi.
Non vedo nessuna tracotanza in arminio.
Anch’io invece in questa cacorrea di Arminio ci vedo una presunzione senza fine, fra l’altro su pensieri (o meglio su “vomitate”, “defecate” e quant’altro ) non particolarmente brillanti.
Ascoltate ora la filastrocca di Anna.
W l’io, W il tu, W l’egli/ella.
W il noi, w il voi, w l’essi/esse.
W l’Io, W il Super-Io, W l’Es.
W l’ego, W il cogito.
W Apollo, W Dioniso.
W Gesù, W io e tu.
W Maria, W la poesia.
non vedo nessuna tracotanza in arminio ma una sorta di candore che me lo fa fratello.
tentare di smontare l’io per avvicinarsi all’IO non può che portare al “NOI”
il mio piccolo io vi manda tanti baci
la funambola
mia cara signora Funambola, lei si arrampica sugli specchi, mi raccomando, stia attenta alle unghie…
non si discute la profonda umanità del poeta, né tantomeno la sua bontà d’Animo e pensiero e non le starò a spiegare differenze tra io, super-io et bla bla bla che da Freud in poi impiastrano la nostra coscienza collettiva, né ancor di più è mia intenzione proseguire commentando quest’incommentabile post che serve solo a far parlare – comunque (era Coco Chanel?) – d’Arminio, ai cui “effluvi” mi pare si sia data fin troppa rilevanza.
i miei ossequi.
tranquillo lucifero. fatti una canna. il fuoco non ti manca 🙂
mi piace essere lucido, madama, onde evitare di idolatrare il nulla.
a lei la fiamma.
Io l’ho trovato un frammento stimolante.. voglio dire, anche se ci ho proiettato sopra dei significati un poco sinistri non mi dispiace che Arminio l’abbia espresso.. lui lo scrive con il corpo, io con il corpo lo leggo, stessi diritti, non ci vedo nulla di sbagliato. D’altronde quel senso d’impotenza che fa friggere il poeta penso che lo sentiamo un po’ tutti, soltanto che io non vedo il rimedio, o meglio: nell’auspicio ad una potatura (o autoevirazione) dei troppi “io” – incapaci di coagularsi in super-bestie più dignitose – io avverto parecchia disperazione, anche giustificata, tutto sommato. Perché mi sembra chiaro che, per quanto si cerchi di remare un po’, è la corrente a trascinarci dove vuole.
ogni tanto mi annullo un po’,
poi mi trovo l’io di mio zio
in tasca
il problema demografico è enorme, non lo scopro io, e diventa ancora più enorme considerando il volume degli io in circolazione: volume da distinguere col volume dell’interiorità, quello pare sempre più asfittico.
ho dato questa poesia a centofanti non perché la considerassi riuscita, ma perché toccava un punto sensibile.
quanto alla questione dell’egocentrismo, io credo di essere un egocentrico che sa ascoltare. credo che di questa capacità di ascolto ci siano molte tracce nei miei libri, ma non credo che i commentatori più dissenzienti di questa poesia abbiamo letto i miei libri.
saluti e baci
Perché, c’era una poesia?
ehi anna, ma seiunarompipallechelametàèabbastanzanè! :))
che ti fece il caro arminio?
cosa ti disturbò in questo pensiero che lo stesso arminio considera non riuscito proprio come intendeva lui e che io per esempio ho tradotto per quello che secondo me armino va dicendo e ripetendo ossessivamente in tutti i suoi scritti e che mi fa sentire com partecipe della sua di sperazione.
siamo sempre sotto esame?
du coioni eh! 🙂
dobbiamo sempre dimostraci all’altezza?
ma all’altezza di cosa?
ma neppure qui si può tirare un po’ il fiato e sperare di essere accolti con benevolenza ed indulgenza?
ma chemmefregammè della poesia alta o bassa se non riesco pià a vedere dietro “la poesia” un’entità, un io, una persona che sta tentando di mettersi in contatto con il mondo, con me.
e altro ancora che sull’io che aspira 🙂 a diventare IO ci avrei una smiliardata di cose da dire
ma chi sono io per romperti le palle 🙂
ciao bella zecchetta 🙂 ti bacio
la funambola
ripeto e con tutta calma: la questione sollevata dal testo secondo me è enorme, ma non è una questione che ho scoperto io e non alcun problema a dire che si può affrontare meglio. il mio era un appunto veloce, mi pare che sul blog non si danno solo le tesi di laurea….
il problema non è arminio, ma la guerra di tutti contro tutto e tutti che viene fuori da questa sovrappiù di io in circolazione
grazie, Franco.
mi sembra bello questo tuo darti in pasto con umiltà.
l’umanità ci guadagna.
Miei cari, e prometto che non interverrò più su Arminio: in primo luogo, chissà perché si rivendica il diritto di espettorare in libertà in “poesia” e non nei commenti.
E poi: ho “rotto le palle” perché non posso sopportare la presunzione travestita da falsa umiltà. Mi salta la mosca al naso. Questo mi hanno fatto i recenti interventi di Arminio. Però mi rendo conto che siamo qui arrivati a un punto in cui non ci si capirà mai, e perciò con filosofia vi dico buongiorno e buonanotte, essendo le 4 e mezza. Ciao!
Kafka afferma di essere entrato nella letteratura dal momento in cui ha potuto sostituire “io” con “egli”.
Sorvolo sul testo e dico che egocentrici bene o male lo siamo tutti, eccetto madre Teresa di Calcutta, qualche frate missionario che ci crede davvero e pochi altri. Il messaggio del Cristo e’ senza dubbio carico di altruismo, ma la sua figura e’ quella di un leader carismatico, lontano anni luce dalla figura del poeta. Poeta che addirittura dovrebbe dare l’esempio e bruciare il proprio io… Che dire? Non mi pare che il poeta abbia alcun esempio da offrire, se non quello di una vita ai margini. Quello di un’esistenza mancata.
Io penso ( io, perché se delegassi qualcuno di pensare al posto mio mi viene in mente qualcosa che mi fa rabbrividire) dunque io penso che una poesia dovrebbe bastare a se stessa, non avrebbe la necessità che l’autore ne spieghi la genesi o il perché preferisca lasciarla così come nasce. La poesia dovrebbe già contenere in sé le intenzioni del poeta, in questo caso così come nei precedenti testi : il percorso in linea retta di cui parla Arminio. Se io assumessi l’io di Arminio poeta mi chiederei se il mio testo realizzi questa mia necessità da fare poesia in un certo modo e porterei la discussione su questo versante. Ma Arminio ha quasi sempre riportato la discussione su un binario diverso e cioè non sulla poesia ma su ciò che della poesia è costretto a spiegare. Se non è dunque la poesia in sé, così come è scritta, ad essere il fulcro delle sue intenzioni, ma la discussione che può provocare perché non scegliere una forma letteraria diversa? perché non porre semplicemente delle domande invece di creare una discussione che finisce col ruotare quasi sempre su i pro-Arminio e i contro, discussioni che finiscono con entrare in conflitto con i testi stessi, come in questo caso, come in altri, in cui l’Io scritto necessiterebbe una completa e anonima nudità priva di tutto, perfino di tutto quanto prima di questa poesia è stato scritto, per non apparire semplice retorica.
Insomma io credo che chiunque sottoponga un testo alla lettura voglia dire ma anche chiedere qualcosa, la conferma è nel lettore, uno o mille che sia, a cui si rivolge rendendo pubblico un suo pensiero, ma in verità non riesco a capire cosa si aspetti Arminio dai suoi lettori, da me lettrice. A volte mi sembra che sia alla ricerca di un lettore ideale, puro, incontaminato che ovviamente non esiste poiché i lettori così come gli scrittori, poeti etc sono tutti mercenari al servizio del proprio Io.
grazie
lisa
ho scritto un libro in cui il personaggio si chiama arminio. potrebbe essere un clamoroso esempio di egocentrismo, ma chi lo ha letto ha avuto ben altre emozioni….
io penso che chi legge i post che qui compaiono può dire quello che vuole, magari una volta sola, ma si potrebbe anche andare a guardare meglio il percorso di un autore.
il lettore se vuole essere tale ha pure qualche dovere.
altrimenti ci si comporta come avvinazzati da cantina e si sparla a casaccio del primo che capita, giusto per sfogarsi un poco.
beh: avvinazzati da cantina è una reazione poco tollerante, poco altruista, poco gesucristica. i blog vanno bene fintantoché possiamo buttare dentro delle pseudo-poesie, poi non vanno più se chi critica non è all’altezza di farlo (stabilendo quali parametri)?
per essere “altro” da se stessi bisogna innanzitutto non prendere nel mucchio e non avere due pesi e due misure. quella buona per noi stessi, quella brutta per gli altri.
forse arminio intendeva un io ogni cento abitanti per dialogare solo con lui, mentre gli altri tacciono assentendo?
Parlare significa giocare con il corpo dell’altro (Alfredo Tomatis)
Caro Franco, avrei voglia di dimostrare che quello che hai scritto è con tutti i crismi una poesia, perfettamente aderente anche nello stile fulmineo e nudo di certe poesie metafisiche di Emily Dickinson. Quindi, è il caso dirlo, sii orgoglioso (quando ci vuole l’egocentrismo ci vuole).
Per il resto sono d’accordo con te che la questione che sollevi è enorme e di vitale importanza per l’umanità intera.
Poi, l’io per ogni persona nasce sulla base dell’idea che esista un interno privato nel quale il soggetto possa chiudere la porta dietro di sé, riflettersi ed esprimere egli stesso – e questa idea non appare prima della svolta del primo individualismo durante l’Antichità.
Bisognerebbe capire che abbiamo bisogno più di intelligenza (emotiva e razionale) che di io, e che l’intelligenza non è un/il soggetto ma piuttosto un centro o cerchio di risonanza.
Il transfert di pensiero ha la reputazione di essere un fenomeno fuori dal normale (laddove di transfert affetivi e scenici sarebbero la normalità psicologica) e invece bisognerebbe ri-percorrere questa strada – con il bagaglio corticale in più che abbiamo acquisito – e ristabilire quelle situazioni di vicinanza pre-individuale che possono essere reintegrate in quanto tali nella dinamica di una ricerca complusiva dell’incantamento e del pathos del disincanto. Abbiamo nuovamente bisogno di spirito di ingenuità, timidezza ed emancipazione per rigenerare il mondo. E, sono d’accordo, forse, i poeti dovrebbero stare in prima linea.
luminamenti, mi scusi: mi pare un ragionamento condotto in puro stile supercazzola.
questa però è buona:
“i poeti dovrebbero stare in prima linea”: niente di più vero: non mi auguro – da una vita -niente tanto quanto questo. compreso il fatto che i poeti accettino la non comprensione e il non apprezzamento, i proiettili della prima linea: pallottole, pomodori, uova, palline di carta…
@ luminamenti
Tutti i buoni propositi sono auspicabili ma, per quanto io sia certa delle buone intenzioni di metterli in versi, a me sembra che la poesia dica tutt’altro o almeno non condensi un concetto fulmineo di un nuovo Io
@arminio
mi spiace ma non sono d’accordo. per me ogni testo ha vita propria. ogni testo è un esordio. se mi trovo di fronte una poesia leggo la poesia e non chi l’ha scritta o il suo bagaglio, se mi avvicinassi alla lettura con preconcetti il mio sarebbe solo esercizio, né mai accadrebbe di essere conquistati da un autore semplicemente leggendone una poesia. La poesia è fatta di carne e ossa, e anche di sensazioni a pelle.
FRANCO: “ho scritto un libro in cui il personaggio si chiama arminio”.
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Caro Franco,
conosco la tua produzione letteraria, e ciò che hai scritto non solo lo condivido per le tematiche, ma lo apprezzo per il “percorso” e lo stile.
Spogliarsi dell’Io, o tentare di estremizzarlo con l’opposto, ovvero chiamare il personaggio principale di un’opera con il nome dell’autore, è un espediente ampiamente usato in letteratura. In Italia abbiamo Franz Krauspenhaar con “Era mio padre”. Ancora prima, la sottoscritta, con “Tenebrìa” (citarmi mi crea imbarazzo e pudore, preferisco far parlare i miei testi piuttosto che risultare autoreferenziale – anche perché a distanza di anni il romanzo deve uscire). Parliamo di generazioni più lontane, i Padri: Giuseppe Berto, Ennio Flaiano, Pier Paolo Pasolini, e l’elenco è sterminato se pensiamo anche agli scrittori stranieri…
Santo subito!
Sì, dovremmo essere più umili. Presupporre sempre che se l’Autore ci pare emettere una sciocchezza è soltanto perché non l’abbiamo studiato ed amato abbastanza. Hungeist vuole uomini, Arminio vuole fan. Hic! ancora un po’ di idromele..