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da qui
Credo sia il fondo: impossibile scendere più in basso. La politica italiana attratta irresistibilmente da un calzino. Un tempo era diverso. Forse peggio, ma diverso. C’era il tg in bianco e nero, una garanzia di serietà, se non di verità. Oggi la speaker ti fa l’occhiolino mentre il seno scalpita tra un lembo e l’altro della camicia griffata. Dicono che il 2012 sarà l’anno di una rovina immensa, una catastrofe planetaria che cambierà la faccia del pianeta. Previsioni patetiche: il mondo è già cambiato, questo ci resta di cotanta speme: due cosce e un seno rifatti, la spiritualità del silicone. La civiltà millenaria dell’ Europa concentrata in una sintesi mirabile: un calzino turchese. Speriamo che non puzzi.

si diceva siamo alla frutta, ora diremo siamo al pedalino. più in basso, le sòle.
Grazie Fabry!
urliamolo in coro! noi ci siamo dall’altra parte del televisore, riusciamo a vedere cosa ci propinano, capiano, non è vero che le notizie e come ci vengono presentate non ci fanno ormai nessun effetto.
qualcuno dice che nessuna notte è infinita
speriamo
f&r
Facciamocene un armadio, di quei calzini turchesi!
Un caro saluto a tutti.
Paola R.
…sputatemi addosso…con moderazione, possibilmente 🙂
caro fabrizio, la vedo dura, o meglio, ho molta paura, non per me, per i miei figli.
la esorcizzo,la paura, con la preghiera
bacio
lafu
la vedo dura anch’io, care.
quando un calzino è la bandiera, forse manca poco alla fine.
basta che non ricomincino dalle mutande.
capisco, ma quel calzino non è “la realtà”, come non lo è la televisione, le tette rifatte, etc., ad esempio, io vivo senza televisione, senza giornali (prima ne leggevo uno al giorno – mi sono reso conto che mi inveleniva la giornata, è già poco il tempo a disposizione e preferisco occuparlo in altre attività), e sto bene. Questi lustrini, la piaggeria volgare ed esibita per il potente (avete visto quel giornalista, brachino mi sembra si chiami, come ha introdotto il servizio del calzino?), il puttanificio della politica, si propongono come realtà alternativa che svilisce e mortifica la vita di tutti i giorni, quella fatta di lavoro e fatica. la “realtà vera” è quella dei rapporti sociali ed economici, e queste paiette, qesti inguini mostrati impudemente, non sono che uno copertura preziosa, uno strato d’oro su una meteria facale, la vera faccia del potere.
A me le poppe son sempre piaciute. Poppe. Poppe. Poppe. Chi se lo ricorda Ivan Graziani?
Sempre De André o Guccini. Si finisce con lo svalutarli, o farne dei santi, quando santi non sono. Svalutarli mi spiacerebbe.
A parte ciò, ieri l’informazione aveva i suoi grossi vecchi difetti. Oggi ne ha imparati degli altri, nuovi. Immaginare che la stampa possa essere qualche cosa di più di una interessata politica di facciata è illusione. In fondo dio, se è vero che ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, gli ha cagato sù una gran faccia da culo.
Come la costruiamo, l’opposizione che possa favorire e produrre un’alternativa valida, se ogni volta sopravviene la puzza al naso?
Chi ha gli strumenti per fare e dire qualcosa d’intelligente lo faccia, così sarà più facile non limitarsi alle bandiere.
E’ pensare insieme e fare insieme, la cosa più difficile.
Quelle che vediamo sugli schermi non sono “le poppe” di Graziani, De André, Benigni e Guccini (e prima di Boccaccio, Ariosto…). Sono altre cose.
queste sono in purissimo gelido silicone, quelle “due pome acerbe”, oppure “pupp’a pera pera pera peraaaa!”
😉
ricominceranno sicuramente dalle mutande
viviamo un momento crucuale
come ha detto recemente il Santo Padre
è il momento in cui i cattolici devono fare un passo avanti
assumersi maggiori responsabilità e non fuggirle
essere da esempio più che criticare
portare il peso senza scaricarlo sugli altri
impegnarsi più che puntare il dito
mutatis mutandis…
Ieri eran di soda carne, oggi di sodo silicone. Ma non son le poppe o i sederi il problema. Che a me se un/a giornalista è bello/a e sa fare il suo mestiere mi sta bene. Ma il fatto è che al 99,99% sono tutti compromessi, o finiscono con l’esserlo per portare a casa la pagnotta, così anche Mi manda RaiTre da programma di denuncia è diventato una cosetta machiavellica. :-(((
C’è chi cambia solo l’abito con facilità, da un post all’altro, da un commento all’altro. Si crede molto furbo o forse solo divertente.
Grazie a chi ha detto qualcosa di sensato e si è firmato (pare non se ne possa fare proprio a meno) parlando di poppe.
Si vede con piacere un certo rigetto a trattare le “cose” del corpo (soprattutto femminile, ma non solo) in certo modo.
Che anche in certi ambienti siano venute a noia, le battute “a largo consumo”?. Mai arrendersi al brutto e alle brutture.
paola: non ci resta che piangere, ma credo che più opportunamente non ci resti che ridere. tutto quello che esce da un certo lato di questo paese ormai è già bello che confezionato in forma di farsa, fescennino, baruffa chiozzotta. corna, complimenti grevi, allusioni sconce. un’eruzione continua, metri e metri di lava, civiltà sommersa da quindici anni di e-ruttamenti. si può essere seri di fronte a tanto scempio? disperati, ma non seri.
Sì, seri…non so se più o meno disperati (o tremanti), ma seri. Come Asor Rosa, qualche minuto fa a Ballarò, difronte ai due “dignitari” di corte, Scaiola e Cicchitto.
La serietà di essere e di dire quello che semplicemente si è e si sa, al proprio posto. Basterà a far scricchiolare la supponenza del potere? Si può sorridere…certamente, hai ragione. Ma il volto e le parole di quell’anziano uomo di cultura, di un professore abituato a parlare agli studenti, senza essere interrotto (così lui ha detto, a quei due) sono tra le cose che fanno ben sperare.
grazie.
penso ai calzini dell’alcolista che si rifiuta di fare la doccia: gli si attaccano ai piedi e toglierli diventa un’impresa.
quella potrebbe essere una bandiera migliore.
intanto speriamo di riuscire a costruire il dormitorio (ci vorrebbe un po’ di vento in poppa).