Pretty happy

Peter Johnson ( USA, 1951)

Pretty happy

I have no siblings who’ve killed themselves, a few
breakdowns here and there, my son sometimes talking
back to me, but, in general, I’m pretty happy.
And if the basement leaks, and fuses fart out when
the coffee machine comes on, and if the pastor beats
us up with the same old parables, and raccoons over-
turn the garbage cans and ham it up at 2 o’clock in
the morning while some punk is cutting the wires on
my car stereo, I can still say, I’m pretty happy.
Pretty happy! Pretty happy! I whisper to my wife
at midnight, waking to another night noise, reaching
for the baseball bat I keep hidden under our bed.

Abbastanza felice

Non ho fratelli che si sono suicidati, qualche crollo qui
e là, mio figlio qualche volta mi risponde male,
ma, in generale, sono abbastanza felice.
E anche se il pavimento perde e la corrente salta quando
si accende la macchina del caffè, e il prete ci pesta
con le stesse vecchie parabole e i procioni svuotano
i bidoni della spazzatura alle due della mattina mentre
qualche delinquente sta tagliando l’antenna della mia autoradio,
posso ancora dire, sono abbastanza felice.
Abbastanza felice! Abbastanza felice! Sussurro a mezzanotte a mia moglie,
sveglio per un altro rumore nella notte, mentre cerco di prendere
la mia mazza da baseball che tengo nascosta sotto il letto.

Pretty Happy by Peter Johnson, from Pretty Happy! © White Pine Press, 1997.

( Traduzione di Stefanie Golisch)

5 pensieri su “Pretty happy

  1. Marina Pizzi

    questa NORMA della vita la si conosce bene, purtroppo! la pazienza immensa “dovuta” alla sopravvivenza inghiottiti da un ambiente che impone anche il sorriso. lapidazioni continue, il rumore che regna sovrano, il vano del capitolo successivo peggiore del precedente, neppure il sonno è dato, ecc. prigionie di stato inflitte alla massa anonima, qualunque.
    grazie, Stefanie

    Rispondi
  2. mimma

    Mantenersi ritti dentro l’orrore insignificante del quotidiano, è questo il compito, pesante e difficile, incomprensibile.
    Una poesia di ordinaria follia, un’atmosfera da “Pastorale americana”.
    Grazie per la scoperta.
    Un bacio
    m.

    Rispondi
  3. Angela D.N.

    assenza di uno spazio esistenziale condiviso e paura di non riuscire a farcela da soli, la quotidiana danza di chi acchiapato nel giro non ha avuto il tempo di fermarsi e con calma invitare chi avrebbe danzato con lui, quotidiana danza che tutti conosciamo o abbiamo conosciuto. molto bello

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *