“Un pomeriggio in Alta Val Curone”, di Marco Grassano

Il tempo incerto del dopopranzo invita a una gita in auto. Scendiamo al Museglia in secca e prendiamo per Montacuto, poi svoltiamo a valicare il panoramico passo sotto il Giarolo attraverso Magroforte, Costa dei Ferrai, Serra, fino a incrociare, a Morigliassi, la provinciale. Andiamo quindi a sud per Garadassi e, al bivio, a destra per Caldirola. La strada larga, costruita nella remota auge turistica, sale a tornanti duri, bruschi, ripidi, fra una vegetazione essenziale e stenta. Rade gocce di pioggia spruzzano il parabrezza, ma l’asfalto è bagnato dal temporale. Una recinzione di pali in legno e filo metallico appare lungo il declivio a sinistra. Qualche centinaio di metri più in alto, a una svolta cieca, l’ingresso della tenuta.

I proprietari, Matteo e Caterina, ci accompagnano a visitare la struttura e a incontrare gli animali: i due cagnoni bianchi e socievoli, eredi di quelli citati nel libro Storie della fattoria, il gatto Ulisse, le pecore cornute, le galline, i conigli, una coppia di cavalli (gli altri sono al pascolo). Discutiamo di come rilanciare la montagna e dei relativi problemi di convivenza, raccontati nel film Il vento fa il suo giro.

Continuiamo il nostro itinerario. Torniamo al bivio e imbocchiamo l’altro ramo. Montecapraro emerge iniziando dal campanile, nitido contro il cielo azzurro che illumina d’allegria le case in pietra. Qualche curva ascendente ed ecco Salogni, raccolto a sinistra in un grappolo di tetti sovrapposti: un tempo borgo di tristi emigrazioni argentine, in questo tardo agosto luogo di serena villeggiatura tra i monti.

Si sale ancora. La vegetazione diviene densa e cupa: pini, per lo più. La luce si fa avara, lasciandoci in una liquida ombra verde sormontata da un aspro pendio. Bruggi (“Perla della val Curone” dice una targa) evoca altre latitudini. Le coste attorno sono scoscese e fitte di alberi alti e scuri. Una passerella scavalca l’esiguo rigagnolo appena sotto la malconcia, muschiosa traversa per la captazione dell’acqua. Da lì un sentiero sale nei boschi e riecheggia di escursionisti. Il cimitero di pietra a vista sorge accanto alla chiesa, come in una parrocchia protestante. La via acciottolata inizia da un casermone di mattoni moderni nel quale stanno ricavando alloggi e serpeggia in dura salita fra casette ristrutturate a uso estivo e qualche solido prefabbricato in legno scuro. Quattro diverse fontane, lungo il percorso, offrono un quieto mormorio d’acqua gelida. Un vicolo devia bruscamente a destra perdendosi in un’erta verde fra orti e alberi da frutto.

È pomeriggio avanzato. Il sole sovrasta di poco, a sudovest, la vetta del Giarolo, sul versante opposto rispetto a casa nostra. A sud, il Chiappo e l’Ebro drizzano i loro 1700 metri di barriera (in inverno solo brevemente superabile) contro i raggi solari. Penso alle generazioni che sono trascorse qui nei gelidi inverni neri di neve e alla fotofobia che ha portato, ora, a piantare file di pini in ogni spazio libero del caseggiato, ulteriore schermo a una luce già parsimoniosa. Proseguiamo il nostro itinerario pedonale e scendiamo verso l’auto passando dall’altro capo del villaggio, reimmergendoci nell’ombra fredda della conca.

È quasi con sollievo che usciamo dalla strettoia e ci portiamo a Fabbrica Curone per una cena all’aperto, sotto i vasti rami di un tiglio, nella piazzola di fronte al ristorante dell’amico Massimo, mentre il tramonto e i suoi teneri colori estivi continuano ancora a lungo a rendere delicatamente luminoso il paesaggio d’intorno.

 

Marco Grassano

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Informazioni su giovanniag

Giovanni Agnoloni (Firenze, 1976), è scrittore, traduttore letterario e blogger. Autore del libro di viaggio "Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa" (Fusta Editore, 2020) e del romanzo psicologico "Viale dei silenzi" (Arkadia, 2019), ha anche preso parte al romanzo collettivo "Il postino di Mozzi", a cura di Fernando Guglielmo Castanar (Arkadia, 2019). È inoltre autore di una quadrilogia di romanzi distopici sul tema del crollo di internet e della società del controllo ("Sentieri di notte", "Partita di anime", "La casa degli anonimi" e "L’ultimo angolo di mondo finito", editi da Galaad tra il 2012 e il 2017 e in prossima riedizione in volume unico), in parte pubblicata anche in spagnolo e in polacco e in prossima riedizione in volume unico. Ha scritto, curato e tradotto vari libri sulle opere di J.R.R. Tolkien (su tutti, "Tolkien. Light and Shadow", opera bilingue italiana-inglese, ed. Kipple, 2019), e tradotto o co-tradotto saggi su William Shakespeare e Roberto Bolaño ("Bolaño selvaggio" a cura di Edmundo Paz Soldán e Gustavo Faverón Patriau, ed. Miraggi, 2019, tradotto insieme a Marino Magliani), oltre a libri di Jorge Mario Bergoglio, Kamala Harris, Arsène Wenger, Amir Valle e Peter Straub. Ha partecipato a numerose residenze letterarie e reading in Europa e negli Stati Uniti, e traduce da inglese, spagnolo, francese e portoghese, oltre a parlare il polacco. I suoi contributi critici sono disponibili sui blog “La Poesia e lo Spirito”, “Lankenauta”, “Poesia, di Luigia Sorrentino” e “Postpopuli”. Insieme alla giornalista Valeria Bellagamba, ha creato e gestisce la pagina Facebook "Anticorpi letterari", con interviste in diretta video a protagonisti del panorama culturale italiani e internazionale. Il suo sito è www.giovanniagnoloni.com.

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