Il tè condiviso
Nasreddin e un amico hanno sete, ma possono pagarsi solo un bicchiere di tè in due. “Facciamo così”, propone l’amico: “ tu bevi prima la tua metà, poi io bevo la mia e la zucchero con lo zucchero che ho in tasca.” “ Bene”, accetta Nasreddin. “Ma a me il tè piace salato: salerò prima la mia metà”.
[ Tratto da: Storie di Nasreddin. Libreria Editrice Psiche 2004]


Risposta salata, è proprio il caso di dirlo, dell’impagabile Nasreddin, su chi pratica (in buona compagnia, mi sembra) la condivisione a senso unico.
Mi sembra che a questa storiella sia sotteso il concetto dell’inconsistenza del’individualità, e delle nostre furbizie per affermarla comunque.
Furbizie che hanno le gambe corte, come le bugie.
Grazie e un saluto,
Roberto
Questa risposta ricorre proprio in una delle storie di Giufà che circola in Sicilia. Ricordo che da bambino non coglievo l’intenzione, però mi destava tensione l’irreparabilità del gesto.
Grazie, Nadia, e un caro saluto.
siamo come fratelli: quello che è tuo è mio, quello che è mio è mio.
non cercherei la morale in una favoletta così. Va assorbita con semplicità, ci pensa la nostra mente a sparpagliarla di qua e di là nei suoi più riposti anfratti. Grazie Nadia, apprezzo molto.
geniale
r
Grazie a tutti. Un saluto
🙂