Intervista a Microcenturie

Di Marino Magliani

La mia immaginazione, l’idea che ho della rete ha sicuramente qualcosa di infantile. Una grande piazza, luogo di incontri, da cui si avviano migliaia di vicoli. Tempo fa in piazza avevo incontrato Lucia Saetta e attraverso lei avevo conosciuto Blog & Nuvole. Si trattava, poiché questo era l’invito, di mandare un testo brevissimo che un disegnatore avrebbe illustrato. Una mini graphic novel in rete. Attraverso quel vicolo sono giunto a Microcenturie (www.microcenturie.it).
La prima impressione che ne ho avuto trovandomi in Microcenturie è stata di respiro, grande pulizia, sobrietà, e tanta eleganza.
Qui di seguito l’intervista ai curatori del progetto Microcenturie, che sono Lucia Saetta, Flaviano Fillo, Zena Roncada:

Conosco di voi alcune esperienze importanti in rete, come appunto Blog & Nuvole e Sacripante, altre le ignoro; volete per favore dirci qualcosa?

Flaviano: Oltre a “sacripante!” (www.sacripante.it) c’è stato “Buràn” (www.buran.it) , altro lit-magazine che setacciava la rete mondiale per tradurre racconti da lingue e latitudini lontane, accordandosi all’istinto migrante delle parole. Nel mezzo, ci sono state la Giornata Nazionale delle Scritture di Strada (www.scritturedistrada.splinder.com) e il primo barcamp letterario d’Italia (http://barcamp.org/LitCamp), oltre a una serie di blog collettivi e uno personale (http://herzog.splinder.com).

Zena: Nel 2003 mi è stato regalato un blog (http://colfavoredellenebbie.splinder.com) e da allora vi scrivo, a ritmi alterni: mi piace la scommessa dello scrivere breve, scorciato. Ho aderito volentieri, pertanto, a iniziative in rete che andavano in questa direzione. Sono nella redazione dei Feaci, cui collaboro presentando e accompagnando autori e le loro raccolte di testi.

Lucia: sono entrata in Rete qualche anno fa come cronomoto (http://cronomoto.splinder.com). Sono anch’io rimasta conquistata da alcune iniziative che hanno dato visibilità alla scrittura breve, tipica del blog, nazionale e internazionale.

Cos’è Microcenturie e com’è nata l’idea e l’esigenza e a chi può servire?

Flaviano: Alla domanda che sempre ricorre – what good amid these? – che senso ha scrivere? A cosa serve, se serve, raccontare storie? occorre dar sempre nuove risposte.

Parto da un ricordo imperfetto e probabilmente distorto ad arte. So di aver letto di un uomo il cui compito era ridare colore e doratura alle figure sacre che ornavano il muro di un tempio. Il muro era talmente vasto e lungo, e le figure da ripassare con oro e colore così tante, che quando l’uomo terminava il lavoro, dopo un anno solare, le prime figure erano di nuovo sbiadite, e occorreva iniziare a ridipingere ancora e sempre. Un lavoro inutile, in apparenza. Ma attraverso la doratura ripetuta, quell’uomo faceva vivere le figure e il loro significato sacro.

Così io penso delle storie: che occorre continuare a raccontare, per far esistere i mondi. Riprendo, anche qui a memoria, il Trattato sui Manichini delle Botteghe color cannella: il demiurgo non ebbe il monopolio della creazione. Ogni scrittura è, secondo noi, una nuova genesi – minore, imperfetta, di materia vile, magari, ma necessaria. Allora sì, raccontare serve e dev’essere fatto, soprattutto in momenti di costante sottrazione in cui il mondo ha perduto la propria doratura. Così abbiamo pensato di creare ancora una volta un pretesto per raccontare e far raccontare.
La forma scelta è quella carceraria della Centuria manganelliana: romanzi fiume di una sola pagina. Le storie verranno rese pubbliche sul sito realizzato da Salvatore Mulliri, e poi stampate e smarrite da autori e lettori nel mondo reale, presso cantieri, strade, fabbriche, o nelle tasche dei passanti. Alcune di queste pagine resteranno per sempre nei luoghi di smarrimento, mattoni invisibili ma concreti che edificano il mondo e ne sono contrafforte. Altre storie verranno probabilmente ritrovate e, attraverso la url del sito, porteranno altri a raccontare e a smarrire centurie, fino a ridare colore e doratura all’intero perimetro del muro.

Zena: Microcenturie è occasione generata da un circolare scambio/prestito/addizione di suggestioni. Credo possa essere un ‘alimentatore’ di storie, in divenire. Nasce dalla fiducia, condivisa e caparbia, nel racconto, in tempi di cattività del reale. Perché il racconto è osservatorio mobile sulle vite, anche se collocato sul dorso di una formica (tanto può rimpicciolire prospettiva e portata), ma è pure traccia di universi possibili. Per questo chiediamo di far nascere microstorie che inventino mondi o che diano senso, non senso, direzioni, prospettive e sguardi (obliqui e alieni) a quello che c’è. E poi chiediamo di nasconderle, queste storie, negli interstizi del reale, nelle sue fessure. Se saranno intercettate, potranno far germinare altri racconti, se resteranno al loro posto, faranno ‘spessore’, saranno messaggio aggiunto. In entrambi i casi formeranno un tessuto connettivo, un collante fatto di parole, ora palesi, ora segrete. Lo spazio web che Salvatore ha costruito, in una fusione di immaginari, ne terrà la memoria virtuale.

Lucia: Uso forse impropriamente l’immagine borghesiana del prisma e lo specchio per esprimere un sentire comune: se consideriamo il blog o il foglio di carta su cui scriviamo uno specchio dove vediamo riflessi noi e il nostro mondo, ecco che i limiti dello specchio sembrano dissolversi quando le storie di ognuno di noi vengono mappate, unite a far parte di un mondo infinitamente sfaccettato: ogni faccia, una storia, un diverso punto di osservazione.
Come un prisma ci permette di vedere più e più mondi, in Microcenturie vedremo mondi veri o immaginati attraverso gli occhi di coloro che scriveranno e con gli occhi di chi, lettore, si prenderà la briga di “disperdere” anche una sola storia su una panchina, dietro un albero, in treno, nel parcheggio multipiano di un centro commerciale.

Mi è piaciuta molto in Microcenturie la scelta della cartografia, del reale nascosto, invisibile, che vive attraverso il virtuale. Un collaboratore che mandasse ad esempio un contributo da uno sperduto punto di un improbabile Far West italiano identificabile con una delle mie profonde e semisconosciute vallate del ponente ligure, attraverso Microcenturie finirebbe per fare qualcosa di straordinario, si accenderebbe un puntino in una mappa…

Flaviano: le geografie sono sempre mobili e oblique, come la vita. Non parrà strano allora che nuovi punti cardinali possano essere le storie (scritte e smarrite): le parole sono altrettanto magnetiche quanto i poli. Le microcenturie saranno quindi anche luoghi fisici, sedimenti depositati nel reale per ridefinire una nuova cartografia generata dai racconti.

Zena: Si, è questo il senso: i segni che appariranno sulla mappa diranno che in qualche angolo remoto, fuori rotta, fuori strada, qualcuno ha srotolato il filo delle storie con lo stesso gesto, uguale e diverso: inventando e/o disseminando.

Lucia: Credo che la straordinarietà della cartografia stia nel fatto di rappresentare, paradossalmente, un network reale, con caratteri di fisicità: quel puntino che si accende significa che qualcuno si è preso cura di un racconto, lasciandone traccia nel mondo reale: un atto di amore per la scrittura.

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Informazioni su giovanniag

Giovanni Agnoloni (Firenze, 1976), è scrittore, traduttore letterario e blogger. Autore del libro di viaggio "Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa" (Fusta Editore, 2020) e del romanzo psicologico "Viale dei silenzi" (Arkadia, 2019), ha anche preso parte al romanzo collettivo "Il postino di Mozzi", a cura di Fernando Guglielmo Castanar (Arkadia, 2019). È inoltre autore di una quadrilogia di romanzi distopici sul tema del crollo di internet e della società del controllo ("Sentieri di notte", "Partita di anime", "La casa degli anonimi" e "L’ultimo angolo di mondo finito", editi da Galaad tra il 2012 e il 2017 e in prossima riedizione in volume unico), in parte pubblicata anche in spagnolo e in polacco e in prossima riedizione in volume unico. Ha scritto, curato e tradotto vari libri sulle opere di J.R.R. Tolkien (su tutti, "Tolkien. Light and Shadow", opera bilingue italiana-inglese, ed. Kipple, 2019), e tradotto o co-tradotto saggi su William Shakespeare e Roberto Bolaño ("Bolaño selvaggio" a cura di Edmundo Paz Soldán e Gustavo Faverón Patriau, ed. Miraggi, 2019, tradotto insieme a Marino Magliani), oltre a libri di Jorge Mario Bergoglio, Kamala Harris, Arsène Wenger, Amir Valle e Peter Straub. Ha partecipato a numerose residenze letterarie e reading in Europa e negli Stati Uniti, e traduce da inglese, spagnolo, francese e portoghese, oltre a parlare il polacco. I suoi contributi critici sono disponibili sui blog “La Poesia e lo Spirito”, “Lankenauta”, “Poesia, di Luigia Sorrentino” e “Postpopuli”. Insieme alla giornalista Valeria Bellagamba, ha creato e gestisce la pagina Facebook "Anticorpi letterari", con interviste in diretta video a protagonisti del panorama culturale italiani e internazionale. Il suo sito è www.giovanniagnoloni.com.

4 pensieri su “Intervista a Microcenturie

  1. cf05103025

    Come cartographe fou non posso che condividere, collodare, collaudare e diffondere questa nuova impresa gratuita degli amici di Microcenturie.
    Avendo il piacere poi di conoscere le belle facce, fattezze, forme di Zena e di Flaviano e il loro ardore e la loro generosità, son felice di partecipare e di sparpagliare stampati tampinando luoghi vicini di panche biblioteche caffè osterie giardini, e confessionali, magari.
    Mi dispace solo di non avere mai visto Lucia
    che sicuramente merita assai.
    :-))

    Mario Bianco

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  2. strega

    La mente UMANA.
    sono tante le volte in cui mi domando perchè Dio ama gli umani; mi capita di abbandonare il mio corpo e di analizzare ogni vostro movimento,le vostre abitudini ,come il semplice MANGIARE,pensare che anche Gesù andava dopo a fare i suoi bisognini….siete cosi fragili. E pure Dio vi ama.
    sarà per questo labirinto che è la mente UMANA,quel qualcosa che da un non So e senza un perché é.

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  3. Mario Bianco

    Ma che strano posto! Sembra di essere nel prato dei miracoli? Ma Pinocchio dove se n’è fuggito?

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