Alfabeti, A come Autunno

Sono più miti le mattine

Sono più miti le mattine
e più scure diventano le noci
e le bacche hanno un viso più rotondo,
la rosa non è più nella città.

L’acero indossa una sciarpa più gaia,
e la campagna una gonna scarlatta.
Ed anch’io, per non essere antiquata,
mi metterò un gioiello.
(Emily Dickinson)

Autunno

Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d’agosto,
nelle pioggie di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora che passa e declina,
in quest’autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.
(Vincenzo Cardarelli)

Autunno d’oro

Autunno. Palazzo fiabesco
aperto alla vista di tutti.
Radure di strade silvestri,
perdute a specchiarsi nei laghi.

Come a una mostra di quadri:
innumerevoli sale
di frassini, di olmi, di tremule
con dorature inconsuete.

Il cerchio d’oro del tiglio
è come un serto nuziale.
L’effigie della betulla
ha un diafano velo di sposa.

Tra borri e fossati la terra
sepolta sotto il fogliame.
Casette fra gli aceri gialli
come in cornici dorate,

dove a settembre sull’alba
gli alberi stanno a due a due
e sulla corteccia il tramonto
lascia una traccia d’ambra,

dove, se scendi il burrone,
subito tutti lo sanno,
tanto imperversa a ogni passo
sotto i piedi il fogliame.

Dove alla fine dei viali
rimbomba il declivio scosceso
e la colla di visciole dell’alba
si coagula in forma di grumo.

Autunno. Cantuccio vetusto
di libri, di armi e vestiario,
dove il gelo risfoglia
dei vecchi tesori il catalogo.
(Boris Pasternak)

Triste

Triste è separarci d’autunno
divisi in due
come bivalve mollusco.
(Basho)

Sera d’autunno

Vi è nella luminosità delle sere autunnali
un fascino dolce e misterioso;
un oscuro splendore, e variegati alberi,
un lieve, languido fruscio di purpuree foglie,
velato e calmo è l’azzurro cielo
sulla terra orfana e triste,
e come presagio di prossime bufere
talora le raffiche di un freddo vento,
tutto si perde, si estenua, e su tutto
quel fugace sorriso appassito
che in un essere ragionevole noi chiamiamo
la divina vergogna del dolore.
(Fjodor Tjutcev)

Settembre

Settembre
la Signora ha soffiato piano tra i rami
fino a far cadere le barche di foglie
Nessuno tra i bambini ha gridato
“voglio volare per secondo” c’era un verde verde
sull’erba e a mani piene il vento
consigliava di sfilarsi i prati e gli alberi
per rivedere il mare
che in fondo all’occhio
rincorreva i pirati –
(Livia Candiani)

Ottobre

O dolce quieta mattina d’ottobre,
sono pronte a cadere le tue foglie,
il vento di domani, se sarà
forte, tutte le sperderà.
Sopra la selva il richiamo dei corvi;
forse domani se n’andranno a schiera.
O dolce quieta mattina d’ottobre,
lenta inizia le ore di questo giorno.
Fa’ che il giorno ci sembri meno breve.
Noi, cuori non avversi all’illusione,
illudi nel modo che sai.
Stacca una foglia all’aprirsi del giorno;
a mezzodì stacca un’altra foglia;
una dai nostri alberi, una molto lontano.
Attarda il sole con la nebbia gentile;
incanta la terra col tuo ametista.
Oh, lentamente!
Per amore di quella vigna, non foss’altro,
le cui foglie già sono strinate dal gelo,
i cui grappoli andranno altrimenti perduti
– per amore di quella vigna lungo il muro.
(Robert Frost)

Foglie cadute

Alberi d’autunno
quante foglie sono cadute
la notte scorsa!
Pare che gli alberi
si siano girati sottosopra
e abbiano adesso
la chioma in terra
e le radici in cielo
(Juan Ramon Jiménez)

Veder cadere le foglie

Veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali
soprattutto se sono ippocastani
soprattutto se passano dei bimbi
soprattutto se il cielo è sereno
soprattutto se ho avuto, quel giorno,
una buona notizia
soprattutto se il cuore, quel giorno,
non mi fa male
soprattutto se credo, quel giorno,
che quella che amo mi ami
soprattutto se quel giorno
mi sento d’accordo
con gli uomini e con me stesso.
Veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali
dei viali d’ippocastani.
(Nazim Hikmet)

Giardino autunnale (Firenze)

Al giardino spettrale al lauro muto
de le verdi ghirlande
a la terra autunnale
un ultimo saluto!
A l’aride pendici
aspre arrossate nell’estremo sole
confusa di rumori
rauchi grida la lontana vita:
grida al morente sole
che insanguina le aiole.
S’intende una fanfara
che straziante sale: il fiume spare
ne le arene dorate: nel silenzio
stanno le bianche statue a capo i ponti
volte: e le cose già non sono più.
E dal fondo silenzio come un coro
tenero e grandioso
sorge ed anela in alto al mio balcone:
e in aroma d’alloro,
in aroma d’alloro acre languente,
tra le statue immortali nel tramonto
ella m’appar, presente.
(Dino Campana)

Canzone d’autunno

I singhiozzi lunghi
dei violini
dell’autunno
feriscono il mio cuore
d’un languore
monotono.

Tutto soffocante
e smorto, quando
suona l’ora,
io mi ricordo
dei vecchi giorni
e piango;

e me ne vo
al tristo vento
che mi porta,
di qua, di là,
simile a la
foglia morta.
(Paul Verlaine)

Canto d’autunno

I
Presto affondiamo in tenebre di gelo:
luce viva di troppo corte estati, addio!
Già nei cortili sento risuonare
Con lugubri tonfi la legna sul selciato.

Dentro di me rovinerà l’inverno
con ribrezzo, odio, orrore, ira, fatica.
Un rosso, gelido blocco diventerà il mio cuore,
come un piccolo sole nel suo inferno polare.

Ascolto con un brivido ogni ciocco che cade,
sorda eco del martello sul patibolo.
Come una torre si sgretola il mio spirito
ai grevi, implacabili colpi dell’ariete.

Mi culla, quel battere monotono: è come se qualcuno
da qualche parte, in fretta, inchiodasse una bara.
Per chi? – Ieri era estate; oggi è l’autunno!
Misterioso rumore, segnale del distacco…

II
Amo dei lunghi occhi il chiarore verdastro,
mia dolcezza: ma tutto oggi mi è amaro
e niente, né il tuo amore, né il fuoco dell’alcova,
vale per me la fiamma del meriggio sul mare.

Ma tu, tenero cuore, amami! a questo perfido
sii madre, a questo ingrato – madre, sorella, amante,
effimera dolcezza
d’un autunno glorioso o d’un morente sole.

Sarà breve fatica. Già in attesa è la tomba, avidamente…
Ah, posare la fronte sul tuo grembo
e la bianca, la torrida estate piangendo assaporare
della mezza stagione la luce gialla e mite!
(Charles Baudelaire)

Soldati

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie.
(Giuseppe Ungaretti)

Imitazione

Lungi dal proprio ramo,
povera foglia frale,
dove vai tu? – Dal faggio
là dov’io nacqui, mi divise il vento.
Esso, tornando, a volo
dal bosco alla campagna,
dalla valle mi porta alla montagna.
Seco perpetuamente
vo pellegrina, e tutto l’altro ignoro.
Vo dove ogni altra cosa,
dove naturalmente
va la foglia di rosa,
e la foglia d’alloro.
(Giacomo Leopardi)

Novembre

Gèmmea l’aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l’odorino amaro
senti nel cuore…

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.

Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. E’ l’estate,
fredda, dei morti.
(Giovanni Pascoli)

All’Autunno

Stagione di nebbie e morbida abbondanza,
tu, intima amica del sole al suo culmine,
che con lui cospiri per far grevi e benedette d’uva
le viti appese alle gronde di paglia dei tetti,
tu che fai piegare sotto le mele gli alberi muscosi del casolare,
e colmi di maturità fino al torsolo ogni frutto;
tu che gonfi la zucca e arrotondi con un dolce seme
i gusci di nocciola e ancora fai sbocciare
fiori tardivi per le api, illudendole
che i giorni del caldo non finiranno mai
perché l’estate ha colmato le loro celle viscose:

chi non ti hai mai vista, immersa nella tua ricchezza?
Può trovarti, a volte, chi ti cerca,
seduta senza pensieri sull’aia
coi capelli sollevati dal vaglio del vento,
o sprofondata nel sonno in un solco solo in parte mietuto,
intontita dalle esalazioni dei papaveri, mentre il tuo falcetto
risparmia il fascio vicino coi suoi fiori intrecciati.
A volte, come una spigolatrice, tieni ferma
la testa sotto un pesante fardello attraversando un torrente,
o, vicina a un torchio da sidro, con uno sguardo paziente,
sorvegli per ore lo stillicidio delle ultime gocce.

E i canti di primavera? Dove sono?
Non pensarci, tu, che una musica ce l’hai.
Nubi striate fioriscono il giorno che dolcemente muore,
e toccano con rosea tinta le pianure di stoppia:
allora i moscerini in coro lamentoso, in alto sollevati
dal vento lieve, o giù lasciati cadere,
piangono tra i salici del fiume,
e agnelli già adulti belano forte del baluardo dei colli,
le cavallette cantano, e con dolci acuti
il pettirosso zufola dal chiuso del suo giardino:
si raccolgono le rondini, trillando nei cieli.
(John Keats)

Al vento dell’ovest

Selvaggio vento dell’Ovest, respiro
dell’Autunno già vivo che invisibile
fai morire le foglie e le trascini
come fantasmi fuggenti dal Mago
giallicce brune pallide rossigne
di febbre, moltitudine colpita
da contagio: tu che sospingi i semi
alati al cupo giaciglio invernale
ove immobili e gelide nel fondo
staranno come il morto nella bara
finché la tua sorella in Primavera
squillerà sulla terra ferma in sogno
e colmerà – spingendo cari bocci
simili a greggi pascolanti in cielo –
di colore e d’odore il monte il piano;
soffio selvaggio che dovunque t’agiti sei
distruttore e protettore, ascolta.

Tu nel cui corso fra il vertiginoso
precipizio del cielo sono sparse
come foglie avvizzite della terra
le nubi scosse dai contorti cespi
d’Oceani e Cieli annunciatrici di
fulmini e piogge poi disseminate
sul piano del tuo flutto azzurro d’aria
come capelli folgoranti alzati
su una testa di Menade furiosa
dal confine del debole orizzonte
fino allo Zenith altissimo quasi
dighe della tempesta ormai vicina;
tu funebre lamento del morente
anno cui questa notte che discende
sarà cupola di vasto sepolcro
sorretta dalla forza condensata
dei tuoi vapori, solida atmosfera
da cui grandine esploderà con pioggia
nera con fuoco di folgori, ascolta.

Tu che risvegli dai sogni d’estate
l’acqua celeste del Mediterraneo
dove giace cullata da correnti
limpide presso l’isola di pomice
entro il golfo di Baia e addormentata
vide torri e palazzi palpitanti
in fonda luce meridiana d’onde
soffocati da muschi azzurri e fiori
voluttuosi così che nel descriverli
muoiono i sensi; tu sulla cui strada
si apre la distesa dell’Atlantico
in voragini dove le marine
flore e gli umidi boschi rivestiti
dello smorto fogliame dell’Oceano
ti riconoscono alla voce e subito
tremano di terrore trascolorano
e rimangono anch’essi spogli, ascolta.

Fossi una foglia secca trascinata
da te, una nube che insieme a te vola!
Un’onda sotto la tua forza, pane
anch’io del tuo soffio, appena un poco
più torpido di te che non hai freno!
Tornassi come nella fanciullezza
solo un attimo fossi il tuo compagno
nell’aereo cammino senz’ostacoli
quando vincerti in corsa per il cielo
rimase appena un mio labile sogno.
Io non t’implorerei così invocandoti
dalla mia disperata condizione.
Sollevami come onda, foglia, nuvola.
Cado su spine d’esistenza. Sanguino.
Un lento seguito d’ore ha piegato
incatenato chi ti somigliava
troppo, o veloce, indomito, orgoglioso!

Fa di me la tua lira come il bosco.
Le nostre foglie appassiranno insieme
ma l’impeto di quelle tue armonie
trascinatrici a noi farà sgorgare
un gemito profondo ed autunnale
pur dolce nella sua tristezza. Sii
il mio spirito tu, spirito fiero!
Spargi sull’universo i miei pensieri
come foglie avvizzite a nuova nascita!
Sommuovi con il fascino di questi
versi come da un ceppo inestinguibile
e ceneri e faville in mezzo agli uomini.
E per la terra ancora addormentata
sii traverso le mie labbra la tromba
di una profezia. L’inverno viene,
ma può la primavera essere lontana?
(Percy Bysshe Shelley)

9 pensieri su “Alfabeti, A come Autunno

  1. Giorgio

    Grazie a voi del passaggio, Carla e Bartolomeo, e… se avete suggerimenti per arricchire questa antologia “autunnale”, sono ben graditi.

    Rispondi
  2. Giorgio

    Ciao, Maria Pia, grazie a te.

    A dire il vero, dopo alcuni giorni di nuvole e piogge, oggi a Milano era proprio una “dolce quieta mattina d’ottobre”…

    Rispondi
  3. Giorgio

    Grazie a te, Fabrizio, sei una miniera! Più tardi darò un’occhiata al link che indichi e vedrò se è il caso di apportare qualche integrazione a questa antologia.

    Rispondi
  4. Giovanni Nuscis

    “e abbiano adesso
    la chioma in terra
    e le radici in cielo”

    Grazie, Giorgio, per questa bella scelta.

    Giovanni

    Rispondi
  5. alessandra paganardi

    Grazie per questo splendido omaggio alla stagione in corso e a chi, come me, profondamente la ama. Alessandra Paganardi

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *