
Ieri sera Settembrino (personaggio talmente immaginario… concepirlo, per noia o per diletto, una mattina triste, magari sul locale dei pendolari per Marano, è frutto di pensieri oziosi e un poco tristi) ha scoperto che di spazio nei suoi hard drives non ce n’è più. Aveva cominciato a scaricare anni prima, ricercava qualche motivo delle feste dei suoi tredici, quattordici anni, le più belle della sua vita. Mungo Jerry, gli Sweet, Barry White, il primo Bowie. Alle festine, passate le sette, si ballavano anche i lenti… sì, c’era anche The Dark Side of the Moon, c’era ovunque, si metteva dopo Samba pa ti. Dalle canzoni era passato ai dischi, e poi alle discografie complete (a partire da quella, completa appunto, di Mungo Jerry). Oggi lo studiolo della dimora di Settembrino è diventato un antro di patologiche fissazioni. Cinque computer sempre accesi, giorno e notte, e tutti girano programmi p2p in multitasking: eMule, ACQuisition, Warez, FrostWire, WinMX, Morpheus, Exosee, BitTorrent, il software cambia ogni mese (richiedere aggiornamenti). A lato, negli angoli, sui pavimenti, batterie di drives, antenne WiFi, improbabili attrezzi elettronici, capacità di memorie mostruose: 8, 16, 1024 Terabytes! È una teratomania, una teratopsicosi ossessiva, è tutto pieno, non ci sta più niente e i computer, i cinque sempre accesi, giorno e notte continuano a girare, a macinare, a scaricare files: .mp3 .zip .flac .ape .ogg .oga .aac AIFF .mpg .waw. Tutta musica, solo musica, mica roba zozza XXX o cartoons per i bambini. È proprio questo che preoccupa. L’ossessione a senso unico. Settembrino ha, avrebbe, anche altre cose nella vita: famiglia, lavoro, amici (quelli vanno e vengono), il commercialista incapace, l’auto nuova scontata fine serie. Ma, ah… ecco! appena finito con l’opera omnia di Gianfranco Manfredi, cose che nemmeno Gianfranco Manfredi possiede più. I primi dischi di Fausto Papetti. Tutta la stagione del beat italiano. I bootleg di Celentano alla Bussola, circa 1963. E via così fino al presente.
Che dire? Un calcolo approssimativo dà 54759 giorni di ascolto ininterrotto, 150 anni a partire da adesso. Fa piacere incontrare persone così ottimiste, fiduciose nel futuro: tra 150 anni Settembrino ascolterà Mungo Jerry, anche in caso di reincarnazione (sua, non di Mungo Jerry), e comincia a prepararsi presto. Pianificare una vita, diverse vite, di sottofondo musicale, richiede costanza e mezzi adeguati. Una certa idea di se stessi che non cambia. Settembrino trasmetterà un tesoro a figli e nipoti, un monumento alla memoria, un lascito ai piaceri dell’otium, le occupazioni liberali che rendono l’uomo libero e pienamente realizzato in tutte le sue possibilità.
Finché la macina dei drives si arresta cigolando, e la vita si congela.
Sarà l’istinto della formichina, del ghiro che accumula le provviste del suo letargo invernale, ma Settembrino in letargo non ci è ancora andato. A ripensarci adesso, mi pare che Settembrino abbia ancora momenti di veglia. L’altra sera parlava con me e aveva gli occhi aperti, ecco, questo dovrebbe essere un segno di veglia. Aveva l’ansia negli occhi aperti, o qualcosa come il riflesso di un peso, perché gli hard disks (i dischi duri della memoria) si erano inchiodati, uno dopo l’altro, zeppi di roba che nessun orecchio umano mai potrà – avrà mai il tempo di – ascoltare. Con gli hard disks, si è fermato tutto il futuro di Settembrino. The best-laid plans of mice and men often go astray.

Caro Roberto,
da Burns a Steinbeck, da Steinbeck a Pavese: dulcis in fundo o in cauda venenum?
Grazie e ciao,
Roberto
Ciao Roberto, buona giornata. Sai, da tempo, e più di una volta, sono stato vittima del fatto che le nostre vite e le nostre attività sono affidate in buona parte alle memorie di massa dei computer, che hanno una vita assai più breve di qualsiasi materiale cartaceo (per non parlare di pergamene: più di mille anni di vita utile se conservate con appena un po’ di cura).
Questo comunque è uno scherzo dedicato a (ai danni di) un caro amico un po’ fissato.
Caro Roberto,
è un problema risaputo e ormai probabilmente senza soluzione, per disinteresse o preciso interesse contrario a trovarla.
Qualche sera fa sono rimasto di m…armo sentendo il noto presentatore di una notissima trasmissione culturale (se non ho udito e/o interpretato male, possibili e ben tristi retaggi della mia attempatezza) tessere a questo riguardo le lodi dei supporti informatici rispetto a quelli tradizionali. In proposito vedere la frase iniziale del presente commento.
Ciao,
Roberto
Era pur bello andare in giro a cercare, trovare e comprare gli LP…
la successione delle copertine dei dischi di fausto papetti è un’interessante indagine sullo sviluppo del gusto fra anni 60 e 70. e itunes può visualizzare questa successione in modo evidente. il letargo comunque è tipico dell’animale cacciatore. la formica non va in letargo, ci va l’orso, se fa in tempo. e finchè non ci va l’orso vaga per i boschi a cercare prede. la formica accumula e non consuma mai, purtroppo per lei.
Puah!
Odio la roba downlodata e non pagata.
Tutti a scaricare neanche loro sanno cosa e poi scoprono di non aver tempo per ascoltarla e che l’hard disk gli si è fuso.
Forse Dio esiste ed odia i ladri, i pirati.
Se doveva essere un racconto fa pena.
Cara Anna, signora delle nebbie e delle piogge milanesi (che mi mancano, nessuno può immaginare quanto), concordo in pieno. Tante cose erano pur belle, ce ne siamo accorti solo dopo un po’
Poi c’è l’intervento di Settembrino in persona, è vero, posso confermare. Un personaggio che puntualizza quasi deunculus ex machina (era oggi sulla strada di Pistoia, sotto l’acqua e appunto nell’auto nuova scontata fine serie) che il letargo gli si addice in quanto animale predatore (oddio, posso confermare… più a fatica), e segnala una cosa interessante: è pur vero che il gusto di maneggiare larghe e colorate copertine cartonate è andato, ma sullo schermo la critica del gusto (che è critica sociale) trova dimensione diacronica. Vero, ma la digitalizzazione riduce tutto a ricapitolazione. Discorso assai complesso.
Infine Iannozzi Giuseppe… dove ho già sentito questo nome? Ringrazio per la lettura e sono lieto di fare la Sua conoscenza.
Caro Roberto P., ma è poi così necessaria la ricapitolazione? Ricapitola che ti ricapitola, alla fine si diventa come i giapponesi che invece di guardare i monumenti, li fotografano!
Mi è piaciuto tantissimo come mi hai appellato.
Buonanotte.
Io no. Mai sentito il suo. Prima volta. Praticamente una verginità stuprata m’è entrata dentro, come violentato da un pirata.
Ah… le persone con un po’ di sale in zucca fanno il backup dei dati. Perdere oggi un intero hard disk è… facci un po’ lei.