Madre solitudine

di Carlo Livia


Madre Solitudine


Le sacre capigliature di flauto sono sfinite

Non dovremo aspettare ancora per molto

I lavatoi celesti sono completamente vuoti

E senza speranza

Anche se molti ammirano

Il meraviglioso color pervinca

Di queste nuvole così vicine

Ai camerini di Dio

Se rivedrai quel volto

Non dartene pensiero

Continua a fingere una ragione

Mentre attraversi i prati di plastica vermiglia

Fra lontane finestre malinconiche

O ti addormenti nella tua antica prigione

Ormai il Paradiso è così facile

Da raggiungere o da dimenticare


Voci


Signore del cielo e dell’abisso

conducimi all’esistenza

almeno per una volta

( Risate

La morte si volta a guardare

nel suono di campane rosa )

Ho scrutato in ogni angolo dell’universo

in tutti i volti che ho incontrato

e non Ti ho mai scorto

( Luce rassegnata

L’uomo senza volto s’inginocchia

ai piedi della ferita azzurra )

Lasciami cogliere i frutti

della Tua presenza

Sono stanco di seminare al vento

folli visioni di speranza

( Il tempo si ferma per il terrore

e un polline d’arcangelo si spande intorno )

Se non merito di conoscere il Tuo volto

riprenditi la mia anima

greve di oscuri silenzi

( Il bambino pazzo costringe

il santo dipinto a piangere )

Il balsamo della Tua voce

per placare l’arsura di mille secoli

( I sospiri delle vergini diventano

deliziosi pugnali di sogno

che trascinano in cielo

amori e tabernacoli )

L’istante della fine senza di Te

sarà l’ultima pietra

per chiudere il sepolcro vuoto

dell’esistenza

( Pianto di luna bambina

Il cielo si copre di cicatrici )

Cieco nudo e sanguinante

orfano da mille generazioni

mi trascino fra spettri calcinanti

per sterminati deserti infuocati

( Le statue si radunano sospirando

intorno all’altare abbandonato )

T’invocherò per sempre

senza conoscerTi

finchè la mia anima verrà a morire

ai piedi della Tua dimora

( L’aria volteggia intorno

alla porta del santuario

che finalmente si apre

Dentro c’è solo un cielo più dolce

Il dolore si muta in ricordo)


Teodicea


Ci fu un mattino

Che ebbe per voce una musica smarrita

Ci fu un peccato

Che ebbe per cielo una tristezza infinita

Ci fu un cielo divelto

Che raccolse con le mani

Frammenti di nostalgia divina

E di amori lontani

Ci furono voci di lontane divinità

In un dormiveglia di malati

E grida di statue impazzite

In un corridoio di sogni dimenticati

Ci fu un confine di lacrime felici

Un’eternità in abito da sposa

Un tabernacolo colmo di millenni

E un Dio scomparso nel sogno d’una rosa

Si vide un paradiso rinchiuso

In un vecchio appartamento vuoto

E un guanto dell’Enigma dimenticato

Sul letto d’un angelo ignoto

Apparve una sera fatta di sorrisi

Violata da un desiderio senza fiato

E un volto di donna che rischiarava

L’ultimo istante smisurato

Sette apparizioni dell’Enigma in un appartamento vuoto

La dolce inesistenza si specchia nuda in ogni preghiera

Gli amori scomparsi indossano l’eternità delle nubi

La tempesta ormonale delle belle prospettive dei sobborghi contrasta

l’avvenire del crepuscolo

L’estasi delle sagrestie si perde in congetture

Il silenzio che chiude il passaggio di Dio è più duro e prezioso del diamante

Le strade dell’esilio sono tracciate a colpi di coltello sui corpi degli angeli sconosciuti

L’ultimo addio sogna su un guanciale di frasi fatte


L’eclissi contagiosa


C’era un pallore di fanciulla

che ha assassinato il cielo

Un firmamento sepolto

nello sguardo d’un angelo malato

Un’alba triste con un addio

Un terrore di statue rinchiuse

in una luce di orfanotrofio

Molti sospiri

Un peccato

Uno sguardo dell’Altrove

Una tristezza di flauto prigioniero

Una balaustra sconfinata

sull’ultimo istante d’esilio

Ricordate

Il profumo di quella notte

Quando il tempo si fermò

davanti al tabernacolo

Nel buio molti amori persero la vita

E le loro preghiere insanguinarono il vento

Fu quando le ultime anime furono accolte

Dalla matrigna celeste fra le rovine dell’eterno

Del Paradiso ricordavano solo

Un silenzio di violini azzurri

e un’infinita promessa

La bionda distanza divenuta quiete

Sciolse i nodi del dolore

Caddero gli ultimi simulacri di tenebra

Quando fu aperto il grande portale

Era il sogno

dell’oscuro Signore scomparso

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