Il futuro ci sta a cuore. Il bambino sano è felice di guardare avanti, immagina il mondo ricolmo di speranza dal nucleo esplosivo di potenzialità infinite; l’adolescente nutre i primi dubbi, un moto di sfiducia, per qualche muscolo meno virile del compagno, un brufolo di troppo, un voto mediocre al compito scritto di latino. Il giovane fa i conti con la vita, lo studio universitario faticoso, il lavoro che non trova, gli screzi con la fidanzata; l’uomo maturo si adatta ormai alla vita, sa che non può esigere nulla da nessuno, e che invece deve dare; l’anziano è occupato nel bilancio, l’equilibrio sempre più arduo fra entrate e uscite, prima di rinunciare a tutto. Ma il futuro ci sta a cuore. Qualcuno si fa leggere la mano, perché domani può affacciarsi la sorpresa, il colpo di fortuna, la lotteria che gira per il verso giusto. Sta lì, con l’ansia che gli spezza il respiro in attesa del responso fortunato, e non s’accorge che il destino baro gli sta portando via il poco che gli resta, anche l’anello.


Che cos’è dunque il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so più. E tuttavia io affermo tranquillamente di sapere che se nulla passasse non ci sarebbe un passato, e se nulla avvenisse non ci sarebbe un avvenire, e se nulla esistesse non ci sarebbe un presente. Ma allora in che senso esistono due di questi tempi, il passato e il futuro, se il passato non è più e il futuro non è ancora? Quanto al presente, se fosse sempre presente e non trascorresse nel passato, non sarebbe tempo, ma eternità. Se dunque il presente, per far parte del tempo, in tanto esiste in quanto trascorre nel passato, in che senso diciamo che esiste anch’esso? Se appunto la sua sola ragion d’essere è che non esisterà: in fondo è vero, come noi affermiamo, che il tempo c’è solo in quanto tende a non essere.
[…]
Perché è la mente che ha aspettative, fa attenzione, ricorda: e quello che si aspetta le si fa oggetto di attenzione per divenire oggetto di memoria. Chi nega allora che il futuro ancora non esista? Ma c’è già l’aspettativa mentale del futuro. E chi nega che il passato non esista più? Ma nella mente ancora c’è il ricordo del passato. E chi nega che il tempo presente sia privo di estensione, poiché passa in un punto? Ma ciò che perdura è l’attenzione, attraverso la quale ogni cosa si abbia presente sconfina gradualmente nell’assenza. Quindi non è lungo il tempo futuro, che non esiste, ma un lungo futuro è una aspettativa a lungo termine di cose a venire, e non è lungo il passato, che non esiste, ma un lungo passato è una memoria di lunga durata delle cose avvenute.
Agostino d’Ippona, Le confessioni XI,14-17- 28-37
(quanto alla donna del quadro oggi si chiamerebbe wanna marchi :-))
un abbraccio, fabry
f&r
Grazie per le Confessioni del vescovo d’Ippona. In sintesi il tempo è una dimensione dell’anima. Per Kant sarà una categoria , insieme a quella di spazio, della mente umana. Infatti noi proiettiamo nel futuro speranze e paure, nel passato ricordi,nostalgie. Non possiamo fare a meno di pensare NEL tempo.Forse Orazio col suo carpe diem ci voleva invitare a scegliere il presente,senza distendere l’anima in quelle dimensioni che non ci appartengono più,o non ci appartngono ancora.Credo,però,che la condanna e la grandezza della mente o dell’animo umano sia proprio nel proiettarsi in speranze e ideali da realizzare,o ripensare al proprio passato, che coincide con la nostra profonda identità.
Quanto al quadro,mi ha fatto pensare al venditore di Almanacchi di Leopardi :abbiamo un disperato bisogno,spesso ,di illusioni.
vi ringrazio: Agostino e Leopardi ci stanno benissimo, in effetti.