La nostra vita di là (Dalla De Gregori)

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da qui

Trentun anni dopo. Come fosse ieri, si potrebbe dire. E invece no, qualcosa è cambiato, siamo cambiati noi, dall’altra parte, le illusioni si sono esaurite nella sarabanda di menzogne, nell’inganno irriducibile che continua a logorare i nostri giorni, incurante dei segnali di tregenda che fanno balenare riflessi sinistri all’orizzonte. E’ cambiata la platea, ancora disposta, tuttavia, a entusiasmarsi per chi non crede che la vita sia uno spettacolo indecente da mostrare come le cosce e i seni delle donne, nell’incoscienza generale che pensa solo ad arraffare l’arraffabile, senza calcolare che alla fine deve pure tornare qualche conto, e se i conti non tornano ci sarà qualcuno che dovrà pagare. Eccoci qua: siamo una grande famiglia; abbiamo lasciato solo un momento la nostra vita di là. La nostra vita di là.

7 pensieri su “La nostra vita di là (Dalla De Gregori)”

  1. Io

    trent’un anni fa speravo in un futuro felice.
    il futuro non è mai arrivato e come la sentinella a cui si chiede quanto manca ancora della notte scruto l’orizzonte…

    Dall’immagine tesa
    vigilo l’istante
    con imminenza di attesa
    e non aspetto nessuno:
    nell’ombra accesa
    spio il campanello
    che impercettibile spande
    un polline di suono
    e non aspetto nessuno:
    fra quattro mura
    stupefatte di spazio
    più che un deserto
    non aspetto nessuno:
    ma deve venire,
    verrà, se resisto,
    a sbocciare non visto,
    verrà d’improvviso,
    quando meno l’avverto:
    verrà quasi perdono
    di quanto fa morire,
    verrà a farmi certo
    del suo e mio tesoro,
    verrà come ristoro
    delle mie e sue pene,
    verrà forse già viene
    il suo bisbiglio.
    (C. Rebora)

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  2. Titti

    1979: ero piccola, ma di quegli anni ho tanti ricordi!

    il Centro di Don Mario stava nascendo allora…

    Eccoci qua: siamo una grande famiglia; abbiamo lasciato solo un momento la nostra vita di là…
    Un abbraccio fraterno,
    Titti

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  3. f&r

    fuochi fatui che si possono esorcizzare solo riprendendosi quella vita lasciata tra un lavandino ed un secchio/ tra un manifesto e lo specchio

    grande fabry!

    un abbraccio

    f&r

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  4. Marco Sini

    “E’ cambiata la platea, ancora disposta, tuttavia, a entusiasmarsi per chi non crede che la vita sia uno spettacolo indecente […]”

    Mi limito a un commento – piuttosto banale indubbiamente – ma che rispecchia la realtà, quella visibile e tangibile, e quella trascendente: la vita senza la luce di Cristo è, certo, “uno spettacolo indecente”, ma la forza della Verità e dell’amore può tutto, se vi è la fede nella “grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo” (2 Corinzi 13,13). Unicamente l’amore incondizionato per la Verità può generare in noi – per la potenza dello Spirito Santo – quella pace interiore, senza la quale questo mondo tende ad apparire, inevitabilmente, senza possibilità di redenzione.

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  5. Anonimo

    Sono felice, don Fabrizio, che si sia concesso un momento di svago per non soccombere!
    Chi scrive – si dice – non ha tempo per vivere la vita, ma la racconta semplicemente osservando. Nel suo caso, invece, per dare frutti deve essere chiesa del grembiule e ” sporcarsi le mani”… Ma avere anche momenti di ricarica per tornare a dare tutto se stesso.
    Adesso dovrebbe andare a vedere la mostra di Caravaggio che ci sta illustrando!
    Buona giornata,
    A.A.

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