Da Sylt – di Franz Krauspenhaar

roma è sopravvalutata milano è un tugurio, prima o poi un albergo pio, ci sarà don verzè, sylt ci sono andato per relax claus dieter paga la noia stava distruggendomi, stavo per fare, cosa, sì,  ubriacarmi di birra, tutto il giorno, in spiaggia
torno più bianco di prima
firenze è una sindrome di stendhal
a berlino si chiacchiera, a salisburgo ruppi rompei rompai bicchieri di cristallo in un ristorante torreggiante, annemarie la zia rideva, a praga mai stato fanculo, new york è hancock basta la parola, nel maine c’era uno squalo di nome roy scheider, roma è una cloaca inventata da victor cavallo, il prezzemolo è la rucola, la rucola è il pomodoro pachino, a sylt speravo di togliermi di dosso l’italia, invece mi sono fatto avvolgere da “persona” di bergman, l’infermiera ventsettenne e l’attrice muta le vedevo tra le dune. una angoscia fulminante, dovete credermi. roma è un cesso, soprattutto il pieno centro, giornalisti, puttane d’alto bordo, caciottari ripuliti. milano è una sagoma, piena di buchi del culo sparati da decenni di malaffare. a kolding ci stetti bene, guardavo derrick in tv doppiato in danese.
parma è una forma di grana con la erre moscia che se la tira. come la corona che non è una birra, è una limonata che se la tira. chi se la tira prima o poi se l’allarga. è legge di natura, è cultura del rispetto del niente. sono pessimista perchè enzo biagi mi ha tenuto a battesimo. montanelli mi ha insegnato un po’ la scrittura, giuro su dio. poi il monta diceva quello che pensava, era un duro, ecco. l’unico toscano decente, credo. a parte michelangelo e antognoni.
la sicilia è sopravvalutata, tutta la sicilianitudine ha spaccato i coglioni. camilleri è un killer. ma fece il maigret di gino cervi, il quale a bologna tutti sapevano che aveva un fratello completamente andato. bologna è ghiotta, forse, non so, dicono che è cambiata, i bolognesi simpatici ma troppo spavaldi, però magari è un pregio. i cagasotto andrebbero fucilati, tipo i mariti che si fanno intappetare dalle mogli. ma i coglioni ce li avete? verrebbe da dire. guardo la notte di sylt, il silenzio supremo, il mare del nord scorbutico, ora mi sento a posto. così, nel nord, soltanto di notte, in procinto di tornare nel caldo, nel caos, nelle parole fatte a pezzi, distrutte. forse sento di essere felice in questo posto perchè lo lascerò. forse l’amore è questo.

[Sylt è un’isola nel Mare del Nord, il punto più settentrionale della Germania.]

9 pensieri su “Da Sylt – di Franz Krauspenhaar

  1. matteotelara

    Nelle tue parole, Franz, ci trovo tutto quello che da quando son tornato sto cercando di dire.
    E non c’e’ giorno che non pensi, a tornare nella mia Sylt…

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  2. MarioB.

    Mai stato a Sylt.
    Quei mari del Nord, e le loro luci pallide, mi fanno paura.

    Un mio amico istriano, Hugo, andava invece a Rügen, nel Meclemburgo, con una sua fidanzata di Postdam; ci si trovava abbastanza bene, però tornava pallido pure lui.

    ‘Na volta son stato all’isola di Capraia per un po’ a inselvatichirmi come caprone.
    Sono tornato abbastanza bestiale, parlavo con i gabbiani,i cormorani, ma cinesi non ce n’erano, che pescavano.
    Però il caciucco era buono.
    Cucinavo anche un sugo per la pasta col finocchietto, pure selvatico, che cresceva davanti la porta, delizioso.

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  3. Salvatore D'Angelo

    Forse Franz ci sta dicendo che qui Sylt più che un sito geografico è un luogo dell’anima ( o dell’animo per chi vuole un’accezione più materialista)…uno dei tanti dell’Inquieto Vivere Segreto, e ce lo dice al suo modo vitale e un po’ gaglioffo…che non suona affatto male alle mie orecchie di lettore disincantato e ingenuo allo stesso tempo, al quale non sono mai dispiaciute le scritture associative, i frammenti di letture (o descrizioni di descrizioni) intrecciati a schegge di realtà in emersione da stimoli filmici assemblati su ritmi d’ altre scritture che si fanno SCRITTURA una volta ancora, proprio nel tentativo di dar corpo a quell’inquieto vivere segreto…

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  4. lucypestifera

    se digiti intappetare google ti dice “forse cercavi inchiappettare”. più che un hapax è un neologismo, di quelli che si formano per paronomasia o sul modello di altri de-nominali. in questo caso, le chiappe – e i tappeti. mariti che diventano zerbini: ma dove sono? ne voglio uno!
    senti un po’, franz: venezia si salva da questo generale caos e sopravvalutazione? è un po’ meno italiota, turisti a parte?
    anch’io tendo al nord: rude, freddo, grigio, dis-umano.

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  5. krauspenhaarf

    intappetare, sì, rendersi tappeti. è pieno, in giro, strano che non ne hai visti.

    venezia penso sia davvero un mondo a sé. inclassificabile, nel bene e nel male.

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