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da qui
Ancora sul cominciare dalla fine. Un esercizio utile è quello di pensare all’epigrafe sulla propria tomba. Nei cimiteri si trovano le iscrizioni più svariate: dagli affetti agli hobbies, dalla squadra del cuore all’automobile o alla moto, soprattutto in caso di incidente. Questi ultimi, forse, sono i casi più inspiegabili; ci si aspetterebbe che, avendo perso un figlio sulla strada, ci fosse una specie di damnatio memoriae per la causa della perdita: la cancellazione dell’oggetto in saecula saeculorum dalla mente e dallo sguardo. Invece, eccola lì la motocicletta scintillante di luci e di colori, a dimostrare che tutto ciò che amiamo ce lo portiamo dietro, quand’anche fosse la ragione della nostra fine. Si comincia da lì; e da lì si ricomincia.

Io, per quello che conta, il mio epitaffio l’ho già dettato – e non importa se non è originale, in quanto nasce da un diffuso sentire:
“MEGLIO QUI CHE IN RIUNIONE”
Un abbraccio,
Roberto
grazie, amici.
trovo fantastico riuscire a sorridere di queste cose (mi riferisco a Roberto e Elio).
amico Anonimo, ci vorrebbe un po’ di tempo in più per rispondere adeguatamente.
Io come epigrafe ho preparato un’immagine, cliccare sul mio nome per vederla.
Io invece vedrei quella consueta epigrafe “Sit tibi levis terra”. Poiché però, se lascio fare agli altri, non sarò deposta sotto terra, quest’epigrafe non è appropriata. Ma io ho tutt’altro progetto per quell’occasione.
Un caro saluto
Giorgina
Anche se questo esercizio mi ricorda la bella antologia di Spoon River, preferivo l’esercizio precedente…
Gli oggetti portati sulle tombe sono per chi resta e vuole mantenere un legame quasi fisico con il caro estinto. Una marea di soldi buttati in fiori freschi che appassiscono in due giorni, quando invece potrebbero essere dati in opere di bene. La comunione con il defunto e’ nel cuore e si nutre con l’eucarestia e la condivisione tra i vivi.
Invece, come interpretare il desiderio di chi non vuole neppure la foto sulla propria lapide?
Come la mettiamo con la cremazione e le ceneri custodite in casa o sparse in un luogo simbolico per il defunto?
Se sono andato OT, mi scusi don Fabrizio, ma e’ un pensiero che mi urge. Grazie se mi rispondera’.
mi viene in mente il titolo di una bella canzone di Fossati:
Di tanto amore morirò, l’unico motivo per cui valga la pena di morire
un abbraccio
f&r
E’ vero, Elio e Roberto hanno fatto sorridere anche me. Comunque non ho mai pensato a cosa scivere sulla mia tomba.Ci penserò quando sarà il momento, per ora devo vagare in rete ancora per molti anni:-)).
grazie, amici.
concordo, Alfonso: l’Alfa e l’Omega ci attirano irresistibilmente.
un cominciare dalla fine
per me significa, lo ripeto,
un iniziare dall’inizio,
ossia dal progetto che voglio
realizzare. dal volto in cui voglio
vedermi.
cominciare dalla fine è un partecipare
all’immagine da essere, qualla cui già si somiglia.
Carissimi,
l’epitaffio
“MEGLIO QUI CHE IN RIUNIONE”
non è affatto un motto di spirito bensì una specie di parafrasi di Edgard Lee Masters,
come a dire
“STRAPPATO ALLA RIUNIONE A VENIRE”
Riciao,
Roberto
“MEGLIO QUI CHE IN RIUNIONE”: Mitico!
Ma anche:
“TORNO SUBITO”.
“VI ASPETTO”.
(P. Rossi)
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Un po’ più seriamente, è strano come non ci si riesca comunque a slegare dalle proprie passioni più autentiche, nonostante il mondo ci porti spesso in direzioni contrarie o ci costringa alla piattezza dell’esistente.
Leggendo questo blog mi son fatto un’idea di quali siano quelle di Fabrizio, che non conosco direttamente: scrittura, musica, fede. Non so se questo vincolo nei confronti di noi stessi sia una buona o una cattiva notizia – un destino? Nel mio caso, pare mi porti a giudicare il mondo con lo stesso criterio e quindi a ripetere le stesse scelte, errori compresi. Ma da un po’ di tempo, il mondo mi va stretto. Ergo, sto cercando di allentare le maglie dei criteri di giudizio.
Visto il tema del post e i miei balzi d’umore, però, preferisco non approfondire troppo. Nonsi sa mai cosa possa saltar fuori da sotto il tappeto.
Un saluto a tutti quanti,
vi leggo spesso con piacere.
Matteo
vi ringrazio.
Matteo, credo che amare la vita sia un’ottima notizia!
sei sempre il benvenuto.
Forza con le adesioni, così di don Fabrizio si dira’:
“Riusci’ nell’intento di realizzare un contenitore prestigioso al pari di Blogo e Paginatre”
🙂
e io che mi pensavo che di don Fabrizio si sarebbe detto: avrebbe potuto, e forse desiderato, rifugiarsi fra libri e pagine da riempire e per amore, invece, si buttò nella mischia ed imparò ad amare dell’umano ciò che l’umano non ama di se stesso.
vabbé… punti di vista :-))
un abbraccio, fabry
f&r
in effetti, forse il commento era all’altro post…
E no, unisce le due cose, con ironia divertente direi 🙂
(io non c’entro, controllate gli ip 🙂
Comunque auguri sinceri per quell’impresa!
giusto, il caldo gioca brutti scherzi.
grazie per gli auguri!