Grosse Fuge – di Valentina Barbieri

Adultera quella notte
che vaga in mutande.
Due bocche con la frode
alle spalle e quelle cosce
in calze bucate…

Lontana la strada e i suoi semafori
rossi, la moneta calda della vedova
sotto al velluto.

Non condannare a morte il Piacere:
è più tiranno di un ventre a digiuno
o di un bicchiere a terra.

Corpi in camera oscura,
quei negativi a scomparire…

Il sorriso felino dell’alba si guarda allo specchio e
uccide.

Il muro tace
le sue crepe a riprendere fiato.

***

Su quel marciapiede di tasti non fuggire
così mortale allo zenit…
In vernice le iridi e volti a riflesso,
note in bocca, unghie,vaticinio inespresso
quel calore tra i palmi….
Spartito che é la tua vita e il mio strazio tra dune,
denti di ghiaccio, coralli, eroine in grembo.
Squallida tra stracci d’arcano e
quell’odore vissuto e viziato per notti,
albe sole e tempeste.
Tiranna,
violentami piano,
ti prego.

[Immagine: FK – Gene curvante.]

Un pensiero su “Grosse Fuge – di Valentina Barbieri

  1. Mirko Servetti

    Il decentramento del soggetto, la disseminazione del testo dal suo interno: tutto è praticato con impressionante rigore nella pluralizzazione dei centri d’enunciazione, nel…testo. Fino a scontrarsi, alla fine, con l’Indicibile: il limite stesso contro cui il linguaggio, urtando, s’infrange. Il testo di Valentina innesca il movimento che conduce la parola a frangersi contro il suo limite. Insistentemente, senza posa

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