Il fisico passa la vita a formulare e verificare ipotesi su come interagiscono corpi e corpuscoli; il narratore, lo storico, il filosofo, passano la vita a fare altrettanto con gli esseri umani. È una analogia che può sembrare calzante oppure tirata per i capelli. Fino a che punto si può spingerla? Stiamo pure attenti a non esagerare, ma forse vale la pena di portarla piuttosto a fondo. È utile. Ed è pure divertente.
Non lasciamoci condizionare dal fatto che la fisica è parente prossima della matematica. È vero: alla base dell’analogia tra fisica e umanistica c’è il “modo di ragionare della matematica”. Ma nessuno ci chiede di dimostrare teoremi o risolvere equazioni. Per approfondire la nostra analogia basta rifarsi al modello che tutte le scienze hanno in comune. Cioè la logica. Di questo, o meglio, di tante cose scollegate che reclamavano una sintesi, ho chiacchierato con Antonio Sparzani.
Per chi non lo sapesse, Sparz sta pubblicando a puntate (con lunghi intervalli tra una puntata e l’altra) su N.I. e su Lpels un feuilleton molto più interessante di quelli che nell’Ottocento riempivano i supplementi del sabato delle gazzette, e il mio subdolo proposito era convincerlo ad accelerare la frequenza delle puntate. Il protagonista di questo saggio-romanzo è l’etere, un concetto elusivo e fantomatico che fa capolino più nei meandri della mente umana che negli spazi vuoti dell’immensamente grande o dell’immensamente piccolo. Un concetto labirintico e rocambolesco che obbliga a prendere in esame tracce inconsistenti e a formulare teorie alle quali non è necessario credere (ma nelle quali è doveroso sperare, se non altro perché nella ricerca di improbabili conferme può sempre saltar fuori qualcosa di interessante, per magia, per serendipità).
Non so se il mio tentativo ha avuto successo. Il fisico è quel tipo particolare di homo sapiens che possiede una quadratura mentale infrangibile e, una volta impostata la rotta, non la cambia neanche in mezzo a un tifone. Ma è pure vero che il fisico ha una tale ampiezza di vedute da ritrovarsi spesso di fronte al medesimo problema del romanziere: avere una vaga idea di come dovrebbe andare a finire la storia, ma essere sempre in dubbio sulla strada da prendere per arrivarci. Le alternative sono troppe.
Ed è qui che l’analogia riprende vigore perché ho scoperto che anche Sparz è interessato al curioso fenomeno per cui la stessa Storia che, vista a posteriori, appare perfettamente sensata, appare invece caotica quando la si ricostruisce a priori, dal punto di vista di chi si è trovato a dover decidere. (Caotica, e non casuale. Per quanto strano possa apparire, anche il caso obbedisce a delle leggi e, se la Storia fosse casuale, si potrebbe interpretare l’universo mondo con un sistema di equazioni).
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In realtà, il paradosso della Storia caotica/sensata è noto fin dai tempi più remoti ed è stato affrontato in molti modi. Si è pensato a divinità che intervenivano nella Storia a loro capriccio, e bisognava ingraziarseli con dei sacrifici (compresi i sacrifici umani). Si è pensato a divinità più razionali, ma sempre imperscrutabili, che intervenivano secondo i disegni del Fato o di una Provvidenza. Si è pensato che certi uomini (Alessandro, Cesare, ecc.) fossero dotati di un intuito divino che li metteva in grado di pescare nel mazzo delle scelte possibili l’unica storicamente “giusta”. Poi si è cominciato a pensare che non sia vero niente di tutto ciò, e che l’universo evolva in modo casuale (o caotico?), e che lo sviluppo della Storia appaia razionale a posteriori per via di un’attitudine mentale che postula un senso anche in una mera successione di fatti scollegati. Infine si è arrivati alla conclusione che la stessa logica, di cui ci siamo illuministicamente gloriati per due secoli abbondanti, abbia in realtà dei grossi limiti. E rileggendo il nostro passato ci accorgiamo con un certo disappunto che da quando la Dea Ragione ha preso il potere si è data un gran daffare per segare il ramo su cui stava seduta: dai paralogismi kantiani alle proposizioni indecidibili gödeliane, in poco più di cent’anni la logica è stata ridimensionata e, in un certo senso, ridicolizzata.
A quanto pare, siamo tornati al punto di partenza e l’uomo della strada non sa più a che santo votarsi: la ragione ha vantato i suoi successi, ha promesso uno sviluppo senza fine, ha obliterato la religione; ma non appena lo sviluppo segna il passo, il fascino della ragione viene meno e senza fiducia nella scienza si ricasca nella superstizione. Il futuro fa paura.
Come se non bastasse, nel bombardamento mediatico tutti parlano con la stessa autorevolezza e il mago Otelma ha lo stesso credito del Papa o del professor Veronesi. In questa situazione da basso impero impazza la new age, prosperano i ciarlatani. La scienza e la filosofia sono diventate troppo specialistiche, incomprensibili, autoreferenziali. L’uomo della strada si rende conto di non avere più una guida e, come sempre accade quando deve fare da sé, sacrifica la ragione alla libertà: affronta le incognite del futuro affidandosi all’intuito.
All’interno di ogni uomo, di ogni società, nazione, corrente di pensiero, moda, tendenza, tornano a liberarsi sentimenti e intuizioni che si coagulano in tesi opposte e si scontrano in conflitti prima di ricomporsi in provvisorie sintesi. In questo modo (apparentemente?) caotico la Storia dilaga oltre gli argini in cui la paura dell’ignoto tentava di imbrigliarla.
Ma chi ci dice che questi sentimenti, queste intuizioni antitetiche, troveranno una composizione come hanno sempre fatto? Chi ci garantisce che la risultante di tanti vettori diversamente orientati continuerà ad apparirci a posteriori come una sintesi razionale o provvidenziale? Nessuno.
L’unico modo per saperlo è aspettare la prossima puntata.

Discipline quali la logica e l’epistemologia mi hanno sempre appassionato, ma, non essendone diventato un vero esperto, ho imparato a parlarne con molta circospezione.
Tuttavia sentendo parlare di logica provo il bisogno di dire che non credo nel”la” logica ma nel”le” logiche, ognuna delle quali utile e opportuna in certi campi.
Della “logica delle logiche”, se c’è, sappiamo una cosa soltanto, ma è molto: che non coincide col senso comune.
Un caro saluto,
Roberto
la logica non sempre rivela la via “esatta”!
a volte la logica inganna!;-)))
Eh, sì. Però che cosa abbiamo a disposizione, oltre alla logica e al senso comune, quando siamo di fronte a un bivio e dobbiamo decidere da che parte andare? E, d’altra parte, come mai a cose fatte tutto appare “logico”?
– appare –
ben detto!
Carla, scusa se insisto: tu dici che è solo apparenza, ma come puoi provarlo? Io non so se è apparenza o sostanza. So che così appare, e mi domando: perché appare così? E, se fosse solo apparenza, tanto più: perché appare diversamente da come è?
la logica serve a ricondurre il tutto ad una apparente forma, che il pensiero inizialmente caotico crea, l’intuito ci permette di “fiutare” la vera risposta, la logica è la conseguenza di questo imput, che però non riesce ad essere definitiva, e quindi rimane sotto forma di “logica apparente”…
in pratica, la natura della ragione è quella di “cercare continuamente” a causa dei sensi per cui le cose ci appaiono diverse da quello che sono, perchè – tutto è mutevole – e ciò che oggi pare giusto domani può rivelarsi sbagliato.
ciao!
OK, Carla. Ho capito che è così che la pensi. Il guaio è che le teorie vanno dimostrate. Il doppio guaio è che io non ho una teoria alternativa (e tantomeno una dimostrazione). Quindi resto con la mia domanda.