Solo poche parole: il video parla da solo, con quell’aria di morte che contrasta con la freschezza dei lineamenti, quel profilo vagamente simile a quello della Streisand, una voce unica, potente, viscerale, quasi tragica. E’ andata via, magrissima, straziata da chissà quali mostri a devastarle l’anima e le dipendenze, mostri fra i mostri a stroncarne quell’esistenza che non amava. Un grande dono da Dio, non riconosciuto né salvifico, la capacità di emozionare fino al brivido… Le auguro di aver trovato, finalmente, la pace, ma quanta pena per lei e per tutti i nostri figli sperduti e perduti.
Grazie Gianni.
Un altro tragico e triste esempio di come successo e ricchezza non rappresentino la felicità autentica.
A questa ragazza, come fosse una delle nostre figlie, auguro di trovare finalmente la pace e la gioia del cuore, nel vero Amore.
Il male di vivere: toccerebbe a noi, generazione adulta, cercare di capire perchè una giovane a cui la vita ha dato un grande talento, non accetta di vivere………così fragili questi giovani, tragicamente fragili, da cercare la morte anche senza rendesene conto.
Povera creatura, che almeno ora riposi nella pace!
con mia figlia quindiucenne ho rivisto video e commentato (ma non volevo, troppo)di Amy. Cosa dirle dell eredità di altra generazione, la nostra di morti giovani (“Presi dentro e spariti, senza fuoco”) altri miti e morti eroi..perché trttare con lei dell’anoressia, dei genitori anaffettivi dell’indiustria dello spettacolo connessa alla droga?
Ho soltanto ascoltato, lei tremava e si difendeva:sono così: teneri e fragili, adolescenti di oggi: non vogliono (più) ferirsi come i loro padri?=SAREBBE UN (GRANDE ) BENE..MA TEMO CHE UNA RADICE: DEL DOLORE DELL’AUTOSTRUGGERSI, DEL FARSI VUOTO E POI VOCE DI UN TEMPO-CRUDELE,(COME IL NOSTRO) NON SIA FACCENDA DI POCO TEMPO, Né FINITA QUI
GRAZIE, AMY DAL CUORE GRAND CHE NON VOLEVA PIU’ (VINCERE) O VIVERE, SE QUESTA LOTTA ERA COSI’ DURA E FAMELICA..
MARIA PIA QUINTAVALLA
…sembrava venire da un mondo alieno dove non c’era l’industria della musica, dove non c’era la spasmodica ricerca del successo, dove quello che contava era solo e unicamente cantare, senza filtri, senza effetti, direttamente dalle viscere, dal profondo..
Gino Castaldo
La Repubblica, domenica 24 luglio 2011
…non c’è niente di poetico, di ribelle, di romantico in queste vite perdute, non c’è il fascino di una ricerca interiore portata alle estreme conseguenze, ma solo la solitudine, la dissipazione
del talento e dell’energia, il disperdersi di un dono, quello dell’arte, che li aveva portati non solo a poter sognare ma a realizzare arte, spesso indimenticabile. A noi resta il dispiacere, il dolore per la perdita di qualcuno che invece di distruggere la propria vita poteva continuare a illuminare il mondo…
Ernesto Assante
La Repubblica, domenica 24 luglio 2011
Ho conosciuto e apprezzato questo brano circa due anni fa, solo da poco associandolo al nome e all’esistenza della sua autrice, al suo destino che sembrava scritto da tempo. Come dice Ernesto Assante, “A noi resta il dispiacere, il dolore per la perdita di qualcuno che invece di distruggere la propria vita poteva continuare a illuminare il mondo.” Una voce stupenda che non dimenticherò.
Grazie a tutti gli intervenuti.
Giovanni
Sí, Emily Sparks, le tue preghiere non furono sprecate,
il tuo amore non fu tutto vano. Io devo tutto ciò che fui in vita
alla tua speranza che non volle disperare di me,
al tuo amore che sempre mi considerò buono.
Cara Emily Sparks, voglio narrarti la mia storia.
Tralascio gli influssi di mio padre e mia madre;
la figlia della modista mi mise nei guai e me ne andai nel mondo,
dove affrontai tutti i pericoli noti del vino, delle donne e dei piaceri.
Una notte, in una stanza di Rue de Rivoli,
bevevo del vino con una donnina occhi neri,
e le lagrime mi riempivano gli occhi.
Essa credette che fossero lacrime d’amore,
e sorrise al pensiero d’avermi conquistato.
Ma la mia anima era tremila miglia lontano,
nei giorni in cui tu mi facevi scuola a Spoon River.
E proprio perché non potevi piú amarmi,
né pregare per me né scrivermi piú, l’eterno silenzio parlò in vece tua.
E la donnina occhi neri prese per sé le lacrime,
come i baci bugiardi che io le davo.
Comunque, da quel momento,
io ebbi una nuova visione, cara Emily Sparks
Roby (S.d A)
Calda la sua voce, gelido il suo cuore, nessun soffio caldo per continuare a sperare
Dov’è il mio ragazzo, il mio ragazzo –
in quale parte del mondo?
il ragazzo che amavo più di tutti nella scuola? –
io, la maestra, la vecchia zitella, il vergine cuore,
che di tutti avevo fatto miei figli.
Giudicai bene il mio ragazzo,
ritenendolo uno spirito ardente,
smanioso, instancabile?
Oh, ragazzo ragazzo, per cui pregai e pregai
in tante ore di veglia la notte,
ricordi la lettera che ti scrissi
sulla bellezza dell’amore del Cristo?
E che tu l’abbia ricevuta o no,
ragazzo mio, dovunque tu sia,
fa qualcosa per la salvezza della tua anima
perché tutto il tuo fango, tutta la tua scoria
possa soccombere al fuoco,
finché il fuoco non diventi che luce!…
Non diventi che luce!
Ci sono cose che, a volte, non si riescono a cambiare, ci sono sentieri accidentati lungo i quali ci troviamo a camminare, magari sperando che prima o poi davanti al sentiero si spalanchi finalmente un viale più agevole, se non la cima della collina . Per Amy non è stato così. Il viaggio è finito. La sua voce e il suo talento, spontanei, assoluti, mi mancheranno tantissimo.
Grazie Giovanni, anche se la voce e la musica non cancella l’immagine di quel corpo coperto da un lenzuolo granata, a nascondere i morsi di chi l’ha divorato, maledetti, possano vomitare fino all’ultima sterlina del loro piano industriale.
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Solo poche parole: il video parla da solo, con quell’aria di morte che contrasta con la freschezza dei lineamenti, quel profilo vagamente simile a quello della Streisand, una voce unica, potente, viscerale, quasi tragica. E’ andata via, magrissima, straziata da chissà quali mostri a devastarle l’anima e le dipendenze, mostri fra i mostri a stroncarne quell’esistenza che non amava. Un grande dono da Dio, non riconosciuto né salvifico, la capacità di emozionare fino al brivido… Le auguro di aver trovato, finalmente, la pace, ma quanta pena per lei e per tutti i nostri figli sperduti e perduti.
Grazie Gianni.
C’era un qualche cosa di Billie Holiday nella sua voce, un qualche cosa di troppo e che ogni tanto si perde.
http://youtu.be/Ll7UFxqI2pM
i told ya, i was
troubled
you know that i’m no
good
Un altro tragico e triste esempio di come successo e ricchezza non rappresentino la felicità autentica.
A questa ragazza, come fosse una delle nostre figlie, auguro di trovare finalmente la pace e la gioia del cuore, nel vero Amore.
Il male di vivere: toccerebbe a noi, generazione adulta, cercare di capire perchè una giovane a cui la vita ha dato un grande talento, non accetta di vivere………così fragili questi giovani, tragicamente fragili, da cercare la morte anche senza rendesene conto.
Povera creatura, che almeno ora riposi nella pace!
con mia figlia quindiucenne ho rivisto video e commentato (ma non volevo, troppo)di Amy. Cosa dirle dell eredità di altra generazione, la nostra di morti giovani (“Presi dentro e spariti, senza fuoco”) altri miti e morti eroi..perché trttare con lei dell’anoressia, dei genitori anaffettivi dell’indiustria dello spettacolo connessa alla droga?
Ho soltanto ascoltato, lei tremava e si difendeva:sono così: teneri e fragili, adolescenti di oggi: non vogliono (più) ferirsi come i loro padri?=SAREBBE UN (GRANDE ) BENE..MA TEMO CHE UNA RADICE: DEL DOLORE DELL’AUTOSTRUGGERSI, DEL FARSI VUOTO E POI VOCE DI UN TEMPO-CRUDELE,(COME IL NOSTRO) NON SIA FACCENDA DI POCO TEMPO, Né FINITA QUI
GRAZIE, AMY DAL CUORE GRAND CHE NON VOLEVA PIU’ (VINCERE) O VIVERE, SE QUESTA LOTTA ERA COSI’ DURA E FAMELICA..
MARIA PIA QUINTAVALLA
…sembrava venire da un mondo alieno dove non c’era l’industria della musica, dove non c’era la spasmodica ricerca del successo, dove quello che contava era solo e unicamente cantare, senza filtri, senza effetti, direttamente dalle viscere, dal profondo..
Gino Castaldo
La Repubblica, domenica 24 luglio 2011
http://youtu.be/uIeyfM-6QTg
…non c’è niente di poetico, di ribelle, di romantico in queste vite perdute, non c’è il fascino di una ricerca interiore portata alle estreme conseguenze, ma solo la solitudine, la dissipazione
del talento e dell’energia, il disperdersi di un dono, quello dell’arte, che li aveva portati non solo a poter sognare ma a realizzare arte, spesso indimenticabile. A noi resta il dispiacere, il dolore per la perdita di qualcuno che invece di distruggere la propria vita poteva continuare a illuminare il mondo…
Ernesto Assante
La Repubblica, domenica 24 luglio 2011
Ho conosciuto e apprezzato questo brano circa due anni fa, solo da poco associandolo al nome e all’esistenza della sua autrice, al suo destino che sembrava scritto da tempo. Come dice Ernesto Assante, “A noi resta il dispiacere, il dolore per la perdita di qualcuno che invece di distruggere la propria vita poteva continuare a illuminare il mondo.” Una voce stupenda che non dimenticherò.
Grazie a tutti gli intervenuti.
Giovanni
Sí, Emily Sparks, le tue preghiere non furono sprecate,
il tuo amore non fu tutto vano. Io devo tutto ciò che fui in vita
alla tua speranza che non volle disperare di me,
al tuo amore che sempre mi considerò buono.
Cara Emily Sparks, voglio narrarti la mia storia.
Tralascio gli influssi di mio padre e mia madre;
la figlia della modista mi mise nei guai e me ne andai nel mondo,
dove affrontai tutti i pericoli noti del vino, delle donne e dei piaceri.
Una notte, in una stanza di Rue de Rivoli,
bevevo del vino con una donnina occhi neri,
e le lagrime mi riempivano gli occhi.
Essa credette che fossero lacrime d’amore,
e sorrise al pensiero d’avermi conquistato.
Ma la mia anima era tremila miglia lontano,
nei giorni in cui tu mi facevi scuola a Spoon River.
E proprio perché non potevi piú amarmi,
né pregare per me né scrivermi piú, l’eterno silenzio parlò in vece tua.
E la donnina occhi neri prese per sé le lacrime,
come i baci bugiardi che io le davo.
Comunque, da quel momento,
io ebbi una nuova visione, cara Emily Sparks
Calda la sua voce, gelido il suo cuore, nessun soffio caldo per continuare a sperare
EMILY SPARKS
Dov’è il mio ragazzo, il mio ragazzo –
in quale parte del mondo?
il ragazzo che amavo più di tutti nella scuola? –
io, la maestra, la vecchia zitella, il vergine cuore,
che di tutti avevo fatto miei figli.
Giudicai bene il mio ragazzo,
ritenendolo uno spirito ardente,
smanioso, instancabile?
Oh, ragazzo ragazzo, per cui pregai e pregai
in tante ore di veglia la notte,
ricordi la lettera che ti scrissi
sulla bellezza dell’amore del Cristo?
E che tu l’abbia ricevuta o no,
ragazzo mio, dovunque tu sia,
fa qualcosa per la salvezza della tua anima
perché tutto il tuo fango, tutta la tua scoria
possa soccombere al fuoco,
finché il fuoco non diventi che luce!…
Non diventi che luce!
Ci sono cose che, a volte, non si riescono a cambiare, ci sono sentieri accidentati lungo i quali ci troviamo a camminare, magari sperando che prima o poi davanti al sentiero si spalanchi finalmente un viale più agevole, se non la cima della collina . Per Amy non è stato così. Il viaggio è finito. La sua voce e il suo talento, spontanei, assoluti, mi mancheranno tantissimo.
Grazie Giovanni, anche se la voce e la musica non cancella l’immagine di quel corpo coperto da un lenzuolo granata, a nascondere i morsi di chi l’ha divorato, maledetti, possano vomitare fino all’ultima sterlina del loro piano industriale.
Grazie, Fabrizio, Roby, Sabina, Pamela e Paolo.
Giovanni
grazie a te, Giovanni!