Costi della politica: tutti i tagli che si possono fare subito – di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella

Vogliono la fiducia dei cittadini in questo momento nero? Se la guadagnino. Il governo, la maggioranza e la stessa opposizione non possono chiedere un centesimo agli italiani senza parallelamente (anzi: prima) tagliare qualcosa di loro. Conosciamo l’obiezione: non sarà un taglio di 1000 euro dallo stipendio reale (l’indennità è solo una parte) di deputati e senatori a risolvere il problema. Perfino se tutti fossero condannati a lavorare gratis risolveremmo un settemillesimo della manovra. Vero. Ma stavolta non hanno scelta: è in gioco la loro credibilità.
Per partire devono aver chiaro un punto: il perfetto è nemico del bene. In attesa di una ridefinizione generale dello Stato (campa cavallo) certe cose si possono fare subito. Alcune simboliche, altre di sostanza.

Sono stati presentati nove progetti di legge, dall’inizio della legislatura, per ridurre o addirittura dimezzare il numero dei parlamentari. Da destra, da sinistra… Dove sono finiti? Boh… Sono tutti d’accordo, a parole? Lo facciano, quel taglio. Senza allegarci niente. Sennò finisce come sempre finisce: la sinistra ci aggancia una cosa inaccettabile dalla destra, la destra ci aggancia una cosa inaccettabile dalla sinistra. E tutto resta come prima. Esattamente il giochino della riforma bocciata al referendum del 2006, che vedeva sì una modesta riduzione da 630 a 518 deputati, da 315 a 252 senatori (non il dimezzamento sbandierato: quella è una frottola) ma anche uno svuotamento dei poteri del Quirinale e un aumento dei poteri del premier. Dettagli che garantivano la bocciatura: la sinistra non l’avrebbe votato mai. Vogliono ridurre davvero? Trovino un accordo e lo votino tutti insieme: non servirà neanche il referendum confermativo. Sennò i cittadini sono autorizzati a pensare che sia solo propaganda. Come propaganda appare per ora la mega-maxi-super-riforma votata dal Consiglio dei ministri il 22 luglio. Se era così urgente perché non risulta ancora depositata e non se ne trova traccia neanche nel sito di Palazzo Chigi? Era sufficiente l’annuncio stampa? Forse erano più urgenti le vacanze.

Non si possono abolire subito le province senza ripartire parallelamente le competenze e i dipendenti? Comincino a toglierle dal tabù della Costituzione e a sopprimere quelle che hanno come capoluogo la capitale regionale destinata a diventare area metropolitana o non arrivano a un numero minimo di abitanti.

Vogliono inserire il pareggio di bilancio nella Costituzione? Inizino col riconoscere, concretamente, che la cosa oggi più lontana dal pareggio sono le pensioni dei parlamentari: alla Regione Lazio i contributi versati sono un decimo di quanto esce per i vitalizi. Alla Camera e al Senato un undicesimo. Al netto dei reciproci versamenti addirittura un tredicesimo. Immaginiamo la rivolta: non si toccano i diritti acquisiti! Sarà, ma quelli dei cittadini sono già stati toccati più volte.
Deve partire una stagione di liberalizzazione? Partano introducendo una regoletta esistente nei Paesi più seri: un deputato pagato per fare il deputato può far solo il deputato. Un caso come quello di Antonio Gaglione, il parlamentare pugliese espulso dal Pd per avere bucato il 93% delle sedute e così assenteista («preferisco fare il medico»), da bigiare addirittura il passaggio chiave del 14 dicembre scorso che vide Berlusconi salvarsi per pochissimi voti dalla mozione di sfiducia, in America è impensabile. E così quelli dei tanti avvocati (uno su sette alla Camera, uno su sette al Senato) e professionisti di ogni genere che pretendono di fare l’una e l’altra cosa. Dice uno studio de «lavoce.info» che un professionista che continua a fare il suo lavoro anche dopo l’elezione «bigia» in media il 37% in più degli altri parlamentari. Basta.

Negano di intascare i soldi destinati ai collaboratori non messi in regola e pagati in nero? La riforma è già pronta e depositata: il deputato o il senatore fornisce al Parlamento il nome del collaboratore di fiducia e questi viene pagato direttamente dal Parlamento. Ed ecco che l’«equivoco infamante» su certe furbizie sarebbe all’istante risolto.

Il vero cambiamento, però, quella rivoluzionario, sarebbe la decisione di spalancare finalmente le porte alla legittima curiosità dei cittadini. Massima trasparenza: quella sarebbe la svolta epocale. Se un americano vuole vedere se «quel» deputato che si batte per la ricerca farmaceutica ha avuto finanziamenti, commesse, incarichi professionali da un’azienda di prodotti farmaceutici va su Internet e trova tutto. Se un tedesco vuol sapere se «quel» deputato ha guadagnato dei soldi fuori dal Parlamento e in che modo, va su Internet e trova tutto. Se un inglese vuole conoscere i nomi di chi quel giorno ha viaggiato su quel volo blu dal 1997 ad oggi o quanto spendono a Buckingham Palace per le bottiglie di vino va su Internet e trova tutto.

Da noi per avere le sole dichiarazioni dei redditi dei parlamentari un cittadino di Vipiteno o di Capo Passero deve andare a Roma, presentarsi in un certo ufficio della Camera o del Senato, dimostrare di essere iscritto alle liste elettorali e poi accontentarsi di sfogliare un volume senza manco la possibilità di fare fotocopie. Per non dire del Quirinale dove ogni presidente, per quanto galantuomo sia, pur di non smentire la cautela del predecessore, mantiene riservato il bilancio del Colle limitandosi a dare delle linee generali. Che magari sono sempre meno oscure ma certo sono lontanissime dalla trasparenza britannica.

Cosa risparmieremmo? Moltissimo. Un solo esempio: sapere che il passaggio dato su un volo di Stato a una ballerina di flamenco finirebbe all’istante sui giornali, spingerebbe automaticamente a ridurre se non a eliminare del tutto certi «piacerini». Lo stesso vale per certi voli elettorali vietati, come ricorda una dura polemica sui giornali, anche in Turchia. Il governo, la maggioranza e l’opposizione (per quanto possa incidere) ritengono di avere, sui costi della politica, la coscienza a posto? Pensano di avere tagliato il massimo del massimo e che non si possa tagliare di più? Mettano tutto online. Con un linguaggio non inespugnabile. Ma soprattutto, vale per la destra e per la sinistra, la smettano una volta per tutte di gettare fumo fingendo di fare confusione (confusione voluta, ipocrita, pelosa) tra il qualunquismo, la demagogia e il diritto di sapere dei cittadini. Che sudditi non sono.

Sergio Rizzo
Gian Antonio Stella
08 agosto 2011

Da: Il corriere della sera

2 pensieri su “Costi della politica: tutti i tagli che si possono fare subito – di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella

  1. Rolando

    Le parole di Rizzo e Stella sono chiare e non c’è nulla da obiettare circa la dicotomia tra mondo politico e realtà.
    Tutti coloro che ogni giorno sono pluripresenti tra i vari network televisivi tornano a casa certi del loro lauto stipendio e della loro pensione e sono certo che nessuno di loro si impensierisce per un aumento del ticket per farmaci , analisi e visite specialistiche, chiusura di asili o del crollo di ormai decrepite scuole pubbliche.
    Tuttavia a mio parere la situazione disastrosa del paese è causata da una assenza di responsabilità a tutti i livelli e da una dilagante illiceità che ognuno di noi può constatare se non l’ha provato sulla propria pelle: potrei fare un lungo elenco di commercianti e professionisti ( avvocati) che con varie tecniche non emettono scontrini, ricevute e fatture.
    Società che truffano giovani facendoli lavorare per vari mesi con la vana promessa di un contratto di qualsiasi genere;
    Imprese che cercano consulenti che dopo aver ricevuto il contributo Regionale o Europeo, con varie scusanti non pagano per l’intelligenza che hanno ricevuto.
    Da blogger ho appurato l’assoluta mancanza di controlli per le Proloco dei vari comuni: ne esiste una nel Lazio che pur non superando i 500 abitanti ha la bellezza di 12 consiglieri e nelle sue pagine mette le belle foto della ” nostra gita a Gardaland”. Case editrici pubblicano testi su parchi e aree protette che poi risultano deposito di rifiuti o non visitabili perchè nel frattempo qualche privato ha deciso di recintare qualche ettaro in più proprio dove c’era una splendida cascata
    e alcuni ruderi etruschi.
    Penso quindi che il problema sia quello di una coscienza civile che pur nelle tante voci e iniziative ( inclusi i libri, gli articoli , le interviste, alcune trasmissioni televisive) non si tramuta ormai in azione (tranne l’ultimo referendum) perchè il ” trasduttore” della politica sembra ormai starato o sintonizzato su altre frequenze rispetto al cittadino medio.
    Come posso io preoccuparmi ora per la grave situazione illustrata dal Ministro per l’Economia (non avendo titoli ne btp) e avendo subito dallo Stato il furto di quasi metà della mia liquidazione nel momento in cui sono stato costretto a licenziarmi,
    mentre quello stesso Stato ha tassato del solo 4 % i capitali portati all’estero da società e affaristi molto vicini a chi le norme le ha fatte approvare con la scusa del vantaggio pubblico.
    Ricordo una lezione in un corso di Europrogettazione: in ogni progetto ( per cui si richiede un finanziamento) occorrerebbe
    dimostrare che a trarne vantaggio possa essere sia il contadino danese che l’artigiano di Termini Imerese. Come dire : proviamo a vedere chi trae vantaggio dal tenere truppe a Kabul o da chi ci propina il digitale terrestre come un grosso passo avanti tecnologico e non come una moltiplicazione di canali succhiapubblicità.

    Grazie per lo spazio
    Rolando

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