Provocazione in forma d’apologo 217

Prossimo alla laurea ottenni a fatica una tesi su Vubì e sul suo unico libro edito, e dopo averla scritta andai a trovarlo nella casa di riposo dove stava passando i suoi ultimi giorni in solitudine.

Incontrarlo fu ancora più difficile che farmi assegnare la tesi su di lui. Quando alla fine ci riuscii, dopo brevi convenevoli che accolse impassibile gliela misi in mano, e lui cominciò a scorrerla con la fronte aggrottata ma che man mano nella veloce lettura andò spianandosi.
Al termine, con un mezzo sorriso mi disse di aprire l’armadietto alle sue spalle e di prendere la cartellina viola che vi si trovava. “Contiene un acquerello che comprai il giorno in cui iniziai a scrivere il mio unico libro pubblicato. Prendila,
l’acquerello è tuo. Ma fanne buon uso. E soprattutto non farti più vedere qui intorno.” E mi congedò bruscamente.
Resistetti alla curiosità di guardare l’acquerello finché non fui di nuovo a casa, chiuso nella mia camera.
Mi trovai di fronte alla lotta di un rapace che stava sopraffacendo un rettile in uno scorcio di brughiera sovrastata da un cielo violetto. Rimasi all’istante quasi soffocato dal soffio di violenza che emanava dall’immagine, esaltato dalla bellezza delle forme e dei colori: i grigi, gli ocra, i verdi, i viola…
Ma subito dopo (o era trascorso del tempo?) mi sorpresi a comparare le penne del rapace con le scaglie del rettile: la disposizione, le gradazioni cromatiche…
Con grave sforzo riuscii a distogliermene, e compresi sia la generosità del dono del vecchio che, soprattutto, della sua esortazione alla prudenza.
Riposi l’acquerello nella sua cartellina e lo misi sotto chiave in un posto sicuro, da cui ancora oggi lo traggo per qualche minuto ad ogni anniversario della morte di quel grande. Ancora oggi, che occupo la cattedra che sarebbe stata sua se non avesse voluto guardare quell’immagine troppo a lungo e troppo a fondo, scrivendone poi tutto lo scrivibile – ed oltre – in una volta sola.

14 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 217

  1. elisabetta bordieri

    forme e colori che si confondono e che si penetrano a vicenda.
    gran bel pezzo rob, gran bel pezzo di vita!
    abbraccio

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  2. robertorossitesta

    Cara Ilaria,
    non esageriamo, comunque grazie.
    Riabbraccio a te
    e buona Pasqua a tutti,
    Roberto

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  3. robertorossitesta

    Cara Giorgina,
    grazie e non preoccuparti, dalle mie parti si diceva “non tutti i giorni è festa”.
    Auguri anche a te,
    Roberto

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  4. riccardo ferrazzi

    Ci ho ritrovato il sapore degli apologhi zen. Grande Rorote! Il vecchio che sognava la farfalla non sapeva più quale fosse la realtà. C’è più verità nel dubbio che nelle certezze.

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  5. robertorossitesta

    Caro Riccardo,
    la vita è un soffio e un abbaglio, eppure pulsa di qualcosa che non è né soffio né abbaglio.
    Grazie, saluti e auguri,
    Roberto

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  6. carla

    la magia si nasconde anche nelle cose, hai fatto bene a nasconderlo!;
    accontentarsi è il segreto, sempre, per vivere tranquilli.
    Buona serata Robertino 🙂

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  7. robertorossitesta

    Cara Carletta,
    le cose stanno in una maniera un po’ diversa da come le metti tu. Pazienza.
    Buona nuttata, che ha da passa’,
    Roberto

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  8. carla

    ha be, allora illuminami!
    dal momento che con tutti questi *non dettii* si finisce per non capirci veramente niente
    lo Zen è un’altra cosa, è tutta un’altra cosa.

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  9. robertorossitesta

    Cara Carla,
    non sono io che ho parlato di zen, e il “non detto” non vedo che c’entri .
    Le cose non sono poi così complicate: chi vive a misura umana, e/o comunque senza forzare la propria misura, non è necessariamente un pavido o uno che “si accontenta”, magari manifesta soltanto una non disprezzabile forma di saggezza. Confesso che il “ne quid nimis” non è fatto per me, ma gli anni e le batoste mi hanno insegnato a non guardarlo più con la iattanza che avevo da giovane.
    Ciao,
    Roberto

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  10. marco1963

    Caro Roberto,
    le scaglie e le piume, la bellezza dei colori e le forme, la lotta dura e violenta. Chi non ha scaglie o piume? O entrambe? Chi non racchiude in sé il chiasso silenzioso dei colori o una qualche sfida delle forme? Tutti elementi della nostra vita che ci circondano, caratterizzano e in alcuni casi proteggono. Quell’acquerello come un film da cui non riuscire a staccarsi, in cui rischiare di perdersi eternamente. Eppure così affascinante da non poter evitare di guardarlo almeno una volta l’anno, sempre nello stesso modo. E da esso ricevere sempre le stesse, incredibili, informazioni circa le cose segrete che ci agitano e ci affascinano a un tempo.
    Un abbraccio forte! Notte, Marco

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  11. robertorossitesta

    Caro Marco,
    ti ringrazio di una lettura così partecipe.
    Il rischio di perdersi, di cui giustamente parli, non è il solo che si corre; di qui l’apparente avarizia del dosare le forze, del calibrare i gesti e le parole.
    Un abbraccio a te,
    Roberto

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