Non c’è nessuno scampo
dal catalogo della carne;
che poi più in basso
nel costato dell’anima
tutto è contenuto, in bilico
appartato nella confusione
in un ritmo spezzato
(tentata anatomia
di un pensiero solido)
caleidoscopio parallelo
da cui si sottrae di per sé
l’assenza e a sé rinviene
dall’atmosfera di un’intesa
l’alchimia del perdono.
*
Nemmeno qui un ardere della luce.
Eppure servirebbe un ingrandimento
l’accensione della lente nel riflesso
una rovente espunzione del fuoco
magari in un dettaglio della fiamma
la spinta dal basso verso il calore.
E invece restare nelle profondità
-nella macchia sporca d’una conca-
dove la nera pozza bagna la sostanza
in un’oscura bolla si satura -comprime
l’escrescenza gialla della vista- la mura.
Dunque avvistare una scintilla, un fumare
sarebbe l’indipendenza impermeabile al neon
dall’esercito gerarchico dell’energia -l’ermetica
verticale pressione- della temperatura propagarsi
in gradazioni ardenti e rigide -in gas bidimensionali-
e allora si potrebbe innescare quella forza propulsiva
il carburante del rogo, l’intrinseca fisica del bruciore
che distrugge e ricrea, che si ricarica da una pietrina
ma che poi non irradia, defluendo nell’abisso terreno
cedendo all’acqua, alla menzogna liquida del perdono
tutta la combustione del movimento, la rivolta cenere.
*
Il nostro cammino era già indietro.
Da allora fino ad ora, orma nell’orma
il tempo, l’ombra che sfioriva nei passi.
L’incedere è oggi il respiro svuotato,
l’attraversare di ogni stanza l’uscio
senza sorpresa o devozione, le porte
serrate al manico, le finestre spogliate
trasformare un battito di buio in risveglio.
Ma non siamo più noi, dietro quel vetro.
Tutto è cammino, come allora: noi fermi
e il gesto in avanti, remoto; allo specchio
due volti assottigliarsi, ritornando nulla.
*
La cucina è retrocessa a bosco:
nella fauna del frigorifero si osserva
il lento decrescere degli ortaggi, il fondere
degli avanzi con i gas imbottigliati.
E dunque ci si domanda (quando si fa sera
e il buio riaccomoda tutti gli odori)
cosa rimane, al di là della selva fresca
nello specchio rovesciato della gola,
quando si ciba fuori il proprio deserto
lasciato ad essiccare nella flora del rimorso.
*
Rimanere sempre nelle acque aperte dell’infanzia
servirebbe a mantenere l’onda anomala, il nuoto
contrario della vuota sponda, l’equilibrio dell’abisso;
ma ritorna, dopo il tuffo all’indietro, rinviene a galla
l’anima nella superficie dell’orizzonte senza risacca,
dove un mare spoglio del suo incavo spiaggia l’essere.
*
L’acqua è una lente, un primo dettaglio
di principio del movimento: uno slancio
una curvatura di riempimento, la spinta
dell’umido contro il corpo, il taglio d’aria
(come una saturazione del vapore in bolle
o una pressione nella lentezza della terra);
allora diventa l’acqua un passato in cristalli
il cedimento del tempo, la certezza di futuro:
praticamente uno specchio, un rovescio vivo
quindi l’acqua è un potere, la logica del divino
squamandosi sulla pellicola della spirale forma
l’ombra dell’uomo: una legge di gocce nei volti.
*
L’eternità è un palpito di sonno.
Si muove in un siero di spavento.
Dura il breve giro di una crescita:
l’allungo, il distacco dal profondo
quando interna smette di pulsare
la fiamma del silenzio, l’ambigua
luce che schiarendo riflette l’ombra
il nodo del trapasso, la corda muta.
*
Si comincia da un sistema diagonale
stretto al margine di un’idea in bilico
(che da un vortice risucchia l’esterno
nella secrezione interiore tende al caos)
passando per l’osservazione del sogno
al significato del cielo facciale; e si arriva
poi a sottrarre dalla somiglianza di un volto
la fresca carne vuotata al futuro, quando
da una membrana del senso, un primitivo
pianeta riforma la gabbia, l’isobara perfetta
al passaggio del corpo cometa, dove la cosmologia
centrale dal ricordo si mappa, si riconsegna all’astro
dell’io per caso -azionando la dura legge del niente-
e dal gorgo riformula un pensiero l’osservatorio
nell’orizzonte saturnino, il lunario del verbo
come dalla diafasia del tempo, l’anticorpo mentale.
*
Ché poi, a pensarci bene bene
un muro è sempre una salvezza
quando dall’altra parte ci si aspetta
proiezioni lontane d’eterni vuoti come
altri noi vestiti d’altre ombre: e allora
il gesto del mattone riposto nel nulla
sospinto da altre mani verso la chiusa,
è precisamente come rompere la calce
del ricordo, come cementare la memoria
al discorso collante, quando nell’acqua ragia
si bagna la parola, e nelle fondamenta sabbiose
della solitudine urbana, anche l’altrui casa crolla.
*
L’obliquo della perimetria orbitale squadra
il pavimento della casa: dove le mattonelle
allora si rigirano, e diventa cucina il bagno
e il bagno la camera da letto, lo storto mosaico
invertito dalla sua abitudine -cede al soffitto-
l’urbano cade nel sogno, cementifica il disegno
-quando per rientrare dentro bisogna aderire
allo sdegno della mobilia- ammuffire in cantina
comprimere lo sguardo nella sedia, impiccarsi
al frigo, appendersi alle stoviglie ad essiccare.
*
Lo zero: proprio un uovo trasparente
sbattuto, a fare uno zabaione il giorno
l’anello di congiunzione, buco a legare
tra un aggiungere e la sua negazione;
un occhio bianco sulla pagina osservando
nel moto circolare il limitare d’altri punti
dall’esaurirsi della propria ellisse sorgendo
l’anfora concava di un vuoto sapienziale
nell’ondulare d’una sottile sfera sul foglio:
un’aureola d’inchiostro come protezione.
Notizie biografiche dell’autore
Antonio Bux (pseudonimo di Fernando Antonio Buccelli) nasce a Foggia il 16 ottobre del 1982. Dopo aver terminato gli studi, coltiva esperienze lavorative in varie città italiane ed estere, ma soprattutto a Firenze e Barcellona, dove risiede dal 2007. Sue poesie sono apparse in numerose antologie e in diverse riviste di poesia sia nazionali che internazionali, dato che molti suoi componimenti sono stati tradotti in spagnolo, francese, inglese, tedesco e serbo. Hanno parlato e commentato positivamente sulla sua poesia molti tra i più importanti autori e riconosciuti critici del settore. Si occupa costantemente di traduzione dallo spagnolo di scrittori e poeti sia iberici sia latinoamericani. Ha curato la traduzione del libro Ventanas a ninguna parte dell’autore spagnolo Javier Vicedo Alós, oltre che a tradurre poesie scelte di autori tra i quali Leopoldo María Panero, Dário Jaramillo, Álvaro García, Antonio Cabrera, Jaime Saenz, Pedro Salinas e tanti altri ancora. È autore del libro Disgrafie (Ed. Oédipus, in fase di pubblicazione). Attualmente sta lavorando a una raccolta di racconti e alle traduzioni di un’antologia di nuove voci della poesia spagnola contemporanea.
CONTATTI
e-mail: [email protected]
pagina web: http://antoniobux.wordpress.com/


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Grazie a Fabrizio e al blog tutto di lpels per l’ospitalità ! Attendo eventuali commenti per un confronto….un saluto!
A.B.
Pulita e schietta, in alcuni passi dura, ma bella come ” l’intrinseca fisica del bruciore
che distrugge e ricrea”. E’ bello leggere poesia così, di tanto in tanto. Grazie Antonio per il tuo cuore capace di cogliere la sensibilità, il senso e la ratio delle cose.
Reblogged this on Nutrire il corpo e l’anima.
Grazie a te Stella Maria. Sì diciamo che il tipo di poesia di questa raccolta oscilla tra un certo lirismo significante e una dimensione più raziocinante del corpo testuale, non so con quali fortune, spero di aver centrato l’obiettivo in alcuni dei testi. A presto e grazie ancora per le tue belle parole e per i complimenti. Un abbraccio
Antonio Bux
Sono versi dai quali trapela passione ed una certa malinconia, ma anche come un desiderio di riportare l’equilibrio laddove permane la vertigine del vivere, per ricominciare da capo, ripartire da zero (per questo “Trilogia dello zero”?) e ritrovare il filo guida, eliminando il superfluo ed aggiungendo l’essenziale: il perdono, ad esempio…
“…da cui si sottrae di per sé l’assenza e a sé rinviene
dall’atmosfera di un’intesa l’alchimia del perdono.”
Grazie per questi versi così profondi!
grazie a te, Antonio, e benvenuto.
Mi ci sono imbattuto ieri, casualmente, e ne sono rimasto intimamente colpito.
“Riconvertito” a questo dire.
Sinceri complimenti.
Caro M&C, grazie per la lettura. Più che malinconia direi forse una pacata insensibilità, che tende ad un prossimo riequilibrio. Trilogia dello zero è un libro corposo, sono tre raccolte in una, e dunque uno dei temi che ho cercato di collegare in tutto il libro è appunto la profonda discesa verso quello zero, sinonimo di riordino e non certo di declassamento. Certo, come dici bene, cogliendo l’essenziale di quei versi da te citati, anche il perdono (proprio) nei confronti del moto che persiste nell’errore. Per me, infatti, la poesia molte volte viene intesa proprio come errore del “sistema”, crampo del pensiero, muscolo involontario. Perciò durante questi vari passaggi da onda ad onda, si cerca di riequilibrarsi in un punto zero, una zona franca da dove poter ripristinare la frequenza che si preferisce. Grazie ancora per i tuoi complimenti e rinnovo nuovamente i miei ringraziamenti a Fabrizio e un grazie anche a Marco Triestini per l’intervento, son contento che piaccia questa selezione che è stata scelta.
Un caro saluto e buon sabato a tutti voi
Con tutta la poesia del mondo.
Antonio Bux
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Antonio, anzitutto chi legge apprezza l’umiltà del tuo tentativo, dichiarato e quindi coraggioso. Ho apprezzato particolarmente il primo e l’ultimo testo, forse i meno lanciati nella problematica stessa a cui dai voce sincera, i meno toccati dal raziocinio, dunque quelli che si aprono con più naturalezza alla poesia e da cui rifluisce però senso sul corpo intermedio, che invece produce un effetto ‘cubistico’ di pluralità di piani e di soggetti, con frequenti localizzazioni multiple, accostamenti inediti e conseguente messa in fuga dei consueti piani prospettici: tutto è pronto per ‘riformulare un pensiero’. Complimenti
Grazie Marco per le tue parole e per l’apprezzamento. L’antologia oscilla tra poesia di pensiero e immagini alternative/alterate. Mi piace questa tua definizione di “effetto cubistico” con annessa la pluralità dei soggetti e dei vari piani. La messa in fuga dai consueti piani prospettici è proprio uno dei miei tentativi letterari (non so ancora con quali fortune) che potrai ben leggere nella completezza della Trilogia, specie nella sua seconda parte (Le ore nuove – Memorie dal giorno dopo) della quale sono presenti alcune poesie anche in questa piccola selezione.
Grazie ancora per i tuoi spunti interessanti, spero di leggerti presto e di essere ancora letto da te.
Un saluto e buone feste a te e a tutti i lettori e i collaboratori di Lpels e agli amanti della poesia
Bux, A.
Lei, Bux, sarà migliore sempre come traduttore che come poeta: rifletta!