[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=Y9QxaJLt7EA]
da qui
Concéntrati: prova a prestare al tuo passato la profondità che allora ti mancava. Entra in contatto con la faccia opposta del mondo: tuo padre che affronta l’ambiente ostico dell’azienda petrolifera, coi furbi che cercano ogni giorno di fregarlo e gli operai che lo adorano e gli consegnano commossi una grande targa d’argento; tua madre accasciata sulla sedia, in attesa di notizie sull’aereo del marito, lei che immaginava, a ogni partenza, catastrofi e avarie (e ti stupisci ancora del tuo rifiuto ostinato di volare?). Due personaggi eroici: lui che prima studia e lavora, poi si sobbarca a qualsiasi sacrificio pur di garantirvi la laurea e la vacanza fuori casa; lei che porta avanti una gravidanza assurda, nonostante le sia stato assicurato che il feto è deceduto – sarà vero? mi sembra che si muova – rischiando di morire, al punto che il fratellino di tre anni, vedendola tornare, piange a dirotto e le chiede che cosa sia successo. Dovresti scrollarti di dosso l’armatura che impediva di sentire fino in fondo un dolore, un’allegria, intento com’eri a evitare ogni esperienza di abbandono, l’orrore della solitudine che, da sempre, era stato il tuo problema. Sarebbe così semplice accettare i propri limiti, vedersi con la gente senza l’ansia di venire rifiutato. Dovresti ripercorrere tutta la tua vita, riaffacciarti al balcone sopra Viale Beethoven, accorgerti che nessuno si è portato via l’elefantino di peluche, entrare nella classe sbagliata senza esserne marchiato per il resto dei tuoi anni, guardare dritto negli occhi verdi della Persighetti e dirle che non sei condizionato dal suo sorriso di compatimento, perché in fondo sei migliore di quanto lei sostenga. Scopriresti qualcosa a cui allora non badavi: Michelino era più solo di te, molto più triste, nei giorni in cui la casa del padre era più grande e desertica del solito; Otello cercava l’ebrezza ingenua di una testa coperta di capelli; i salesiani vincevano tre a uno perché ogni giorno arrancavano sul campo scortica-ginocchi del collegio. Hai scelto: toglierai la maschera della paura e guarderai in faccia le persone che la sorte ha associato al tuo passato; sarai come Elia davanti alla caverna: capirai che il rumore insopportabile del mondo, a volte, è solo l’eco del tuo panico insensato.

“Gli occhi fanno quel che possono
niente meno e niente più
tutto quello che non vedono
è perchè non vuoi vederlo tu!”
http://www.youtube.com/watch?v=zd0RXi0QaKc
Bello e interessante come le varie angolature e prospettive ribaltano la visione della vita
un esercizio da non sottovalutare prima di dare un giudizio, ammesso che giudizio possa darsi
“capirai che il rumore insopportabile del mondo, a volte, è solo l’eco del tuo panico insensato.”
Da meditazione, in silenzio.
L’ eco non è altro che il riflesso di uno specchio proiettato verso l’ esterno rivelando le nostre insicurezze e le nostre incertezze,ma solo quando si esce dalla caverna ci si accorge che la realtà è un altra e quel rumore che un tempo faceva paura si trasforma in una voce rassicurante e soave: la voce di Colui che ti ha sempre amato perché ti conosce e sa leggere nel tuo cuore.
Come Elia, “dobbiamo far tacere tutto dentro di noi, perché la realtà possa apparire pienamente per quello che è in se stessa, e non come appare, sfigurata attraverso le troppe chiacchiere, le maldicenze”, dal “rumore insopportabile del mondo” che “a volte, è solo l’eco del tuo panico insensato.”
“La pratica del silenzio produce poco a poco lo smantellamento delle false idee: fa nascere la visione giusta delle cose, fa nascere la vera giustizia.
Coltivare il silenzio genera in noi la giustizia.”
“nonostante le sia stato assicurato che il feto è deceduto – sarà vero? mi sembra che si muova – rischiando di morire…toglierai la maschera della paura … il rumore insopportabile del mondo, a volte, è solo l’eco del tuo panico insensato.”
La paura delle paure: la morte.
Heidegger diceva che la paura di morire provoca angoscia profonda; l’unico modo per superala è vivere appieno la propria vita: “Divieni ciò che sei”
sebbene io sappia che è doloroso vivere
morire stanca.
(Vera Lúcia de Oliveira)
Io invece stavo pensando,come sarebbe se si incontravate,dopo tutti questi anni con Persighetti.Chi sa,se suoi occhi hanno la stessa intensità di verde,se “suo sorriso di compatimento” diventato diverso (o forse solo tu “leggevi” cosi),e finalmente potresti dire:sai,anni fa ero innamorato di te,ma avevo tanta paura di avvicinarti. Chi sa,ma forse lei ti risponde:sai,tu mi piacevi tanto,ma ero timida e non sapevo come avvicinarti.
Chi sa,forse dopo tutti questi anni,puoi fare la pace con occhi verdi e potete diventare amici.
Esiste ancora “C’è posta per te”?
“Michelino era più solo di te”
sempre c’è qualcuno che sta peggio di noi. A volte questo pensiero può consolare,pensare:perchè mi lamento?! Ci sono le persone che stanno peggio di me ma devono andare avanti lo stesso.
Oppure come si dice:non è mai cosi male che non può essere peggio.
Per questo preferisco non lamentarmi,per non provocare la vita per “mandarmi” peggio.
Reblogged this on Nutrire il corpo e l’anima.
Mettersi nei panni dell’altro e andare in profondità…
”l’eco del tuo panico”
E in fondo al panico si può udire l’eco del profondo dell’anima che chiede di essere liberata dall’armatura, per potersi esprimere e sentire liberamente.
E’ importante non fermarsi alle apparenze ma guardare le cose da diverse angolazioni per scoprire che spesso vediamo nel comportamento degli altri la proiezione delle nostre paure, in realtà non ci sono dominatori e dominati, vincitori e vinti ma semplici uomini con i loro bisogni, desideri e motivazioni.
Entra in contatto con la faccia opposta del mondo…
Entrare “in contatto con la faccia opposta del mondo” significa mettersi nei panni dell’ altro , farsi carico delle sue responsabilità,cercare di capire quali sono i suoi timori,le sue ansie,le sue preoccupazioni,il perché di certi comportamenti,insomma per farla breve leggergli l’ anima,ma poiché nessuno di noi è provvisto di una palla di vetro,se l’ altro non si libera della sua armatura e non apre il suo cuore non lo si potrà mai comprendere a meno che non si viva la sua stessa situazione.
l’orrore della solitudine che, da sempre, era stato il tuo problema…
Ci si può sentire soli in mezzo a tanta confusione perché non si è capiti,o ci si può sentire soli perché ci sentiamo abbandonati da chi abbiamo sempre amato,in entrambi i casi la solitudine fa paura.Ma a volte la solitudine è necessaria per ritrovare quella pace interiore che si può riscoprire solo se si ascolta quella voce di sottile silenzio che è racchiusa dentro di noi.
Scrivendo questa complessa pagina il nostro amato autore vuol risparmiare l’onorario salato dello psicoanalista per farsi aiutare a decifrare le cause dei problemi di panico da abbandono scavando le radici che affondano nel terriccio fertile dell’infanzia.
Di fatto un’autoperlustrazione con l’ecoscandaglio nei fondali dell’anima alla ricerca di relitti sommersi nei quali crediamo si celino immensi tesori.
“Limitarsi a vivere non è abbastanza. C’è bisogno anche del sole,della libertà e di un piccolo fiore.”
Hans Christian Andersen
grazie! siamo tutti alla caccia di un tesoro.
Reblogged this on Semplicemente Stella Maria and commented:
La vita ti insegna e ti apre ad un’ottica piu vasta, l’esperienza ti fa comprendere sempre meglio, non e’ un caso che la saggezza sopraggiunga con l’avanzare dell’età, il tempo ti insegna la capacita di ascoltare. Giunge allora insieme alla comprensione il perdono, il ridimensionamento degli eventi e ci caliamo in panni che non vengono piu indossati. Ma e’ questo che ci libera dal nostro passato dal non amore e fa comprendere quanto amore c’è e c’è stato nonostante il,nostro rifiuto e il,dolore che generato dall’incomprensione.
grazie. sì, il tempo insegna un sacco di cose.
…..c’era una porta segreta e un’uscita mascherata….http://www.youtube.com/watch?v=dTwXcs3RDfY