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Concéntrati: prova a prestare al tuo passato la profondità che allora ti mancava. Entra in contatto con la faccia opposta del mondo: tuo padre che affronta l’ambiente ostico dell’azienda petrolifera, coi furbi che cercano ogni giorno di fregarlo e gli operai che lo adorano e gli consegnano commossi una grande targa d’argento; tua madre accasciata sulla sedia, in attesa di notizie sull’aereo del marito, lei che immaginava, a ogni partenza, catastrofi e avarie (e ti stupisci ancora del tuo rifiuto ostinato di volare?). Due personaggi eroici: lui che prima studia e lavora, poi si sobbarca a qualsiasi sacrificio pur di garantirvi la laurea e la vacanza fuori casa; lei che porta avanti una gravidanza assurda, nonostante le sia stato assicurato che il feto è deceduto – sarà vero? mi sembra che si muova – rischiando di morire, al punto che il fratellino di tre anni, vedendola tornare, piange a dirotto e le chiede che cosa sia successo. Dovresti scrollarti di dosso l’armatura che impediva di sentire fino in fondo un dolore, un’allegria, intento com’eri a evitare ogni esperienza di abbandono, l’orrore della solitudine che, da sempre, era stato il tuo problema. Sarebbe così semplice accettare i propri limiti, vedersi con la gente senza l’ansia di venire rifiutato. Dovresti ripercorrere tutta la tua vita, riaffacciarti al balcone sopra Viale Beethoven, accorgerti che nessuno si è portato via l’elefantino di peluche, entrare nella classe sbagliata senza esserne marchiato per il resto dei tuoi anni, guardare dritto negli occhi verdi della Persighetti e dirle che non sei condizionato dal suo sorriso di compatimento, perché in fondo sei migliore di quanto lei sostenga. Scopriresti qualcosa a cui allora non badavi: Michelino era più solo di te, molto più triste, nei giorni in cui la casa del padre era più grande e desertica del solito; Otello cercava l’ebrezza ingenua di una testa coperta di capelli; i salesiani vincevano tre a uno perché ogni giorno arrancavano sul campo scortica-ginocchi del collegio. Hai scelto: toglierai la maschera della paura e guarderai in faccia le persone che la sorte ha associato al tuo passato; sarai come Elia davanti alla caverna: capirai che il rumore insopportabile del mondo, a volte, è solo l’eco del tuo panico insensato.
