Ritratti in controcanto di Marisa Ferrario Denna

Ritratti in controcanto

Marisa Ferrario Denna, Ritratti in controcanto, Nomos edizioni 2012

di Anna Elisa De Gregorio

Perché è una sorpresa davvero piacevole incontrare il libro di poesie di Marisa Ferrario Denna Ritratti in controcanto? Diviso in due corpose sezioni (Scrivere e Dipingere) il volume è dedicato totalmente alle donne nella storia e della Storia. Finalmente, verrebbe da dire, donne che scrivono di donne. Finalmente un libro non “di genere”, ma dichiaratamente “di parte”. Dice nella prefazione Alida Airaghi a giusta ragione: “La partecipazione della poetessa è sempre vivissima e empatica, di complice sorellanza e intensa adesione intellettuale…

Troviamo nella prima sezione (Scrivere) nomi cari e carissimi di scrittrici e poetesse o, comunque, di personaggi femminili che hanno fatto “scrivere” di sé (ad ognuno di loro sono dedicate due facciate del libro); i loro destini e le loro singolari storie ci vengono incontro in un piacevole conto alla rovescia, da Anna Maria Ortese, morta appena pochi anni fa, fino a Penelope, la più antica, la più famosa, quella che ognuna di noi si porta dentro come archetipo: “La tela di parole che il giorno ha intessuto/ la disfo di notte, nel buio, da sola./ Riannodo i miei fili. Rigiro la spola./ Scompongo il ricamo di queste lenzuola“.

Anna Maria Ortese (facciata sinistra del libro): “Io so che il mio paese è la notte,/che il mare non bagna Napoli,/che ormai si è fatto silenzio a Milano, perché un cardillo addolorato/ continua a gemere/ per un’infanta sepolta/ mentre la luna trascorre sul porto/ di Toledo, sopra Alonso i suoi visionari/ e un’iguana d’amorosa innocenza/ ancora reclama pietà./ Io so che tutto questo è stato./ Ma nei ricordi di una vita irreale,/ al mio corpo celeste,/ tutto questo per vivere non è bastato“. Anna Maria Ortese (facciata destra): “Le parole mi arrivano di notte/ e nella notte il loro canto affonda./ Voce della memoria/ che cerco in volti amati.// Non so se guardo io./ Non so se vedi tu“.

Originali ritratti in poesia, con brevi tocchi impressionisti, a volte struggenti, a volte in prima persona (quasi un volersi immedesimare, specchiare totalmente nel personaggio), a volte riferiti con un tu amoroso, sororale, nelle pagine di sinistra del libro (quelle che hanno i numeri pari), e poi, in controcanto, come ci suggerisce anche il titolo del libro, sulle pagine di destra (quelle con i numeri dispari, del cuore, della poesia e del sogno) una breve e più espressionistica annotazione, quasi una illuminazione della poetessa, quel che in lei è sedimentato, come esperienza profonda, dopo la “vicinanza” con queste specialissime donne. Un delicato “estratto” di conoscenza poetica, universi femminili condensati in poche righe limpide e intense: sembra che Marisa Ferrario viva poeticamente e scriva poeticamente in un dialogo ininterrotto.

L’architettura della prima sezione si ripete identica nella seconda (Dipingere), rivolta ad artiste figurative, questa volta cominciando dalla più “vecchia” Sofonisba Anguissola fino alla contemporanea, poliedrica Lalla Romano. Lalla Romano (facciata sinistra): “I tuoi quadri come i tuoi libri: apparizioni./Identica la solidità del vero./ Identica la leggerezza del sogno./ Identica l’ineffabile acutezza del pensiero./ Le persone -dicevi- non sono scomponibili.// Cantano ancora, tra la durezza d’ombra/ degli alberi sul viale e la malinconica/ discrezione dei tuoi ritratti,/ le tue pennellate./ Per noi -leggère- cantano ancora/ l’eternità di una giovinezza inventata“. Lalla Romano (facciata destra): “E poi tutto il tumulto della vita/ si sfrangia nelle immagini dei volti,/ dei mille volti sconosciuti o amati,/ che chiedono alla mente di restare:/ Fantasmi d’oltretempo senza età“.

Molte di queste donne non sono state famosissime, ma di tutte si viene a sapere che hanno nella loro vita lottato due volte per farsi valere e come artiste e come persone. Qualche volta Ferrario parte da una ritratto o da una scultura, non per fare poesia ecfrastica, ma per arrivare al senso dell’opera, “a guardare nel cuore, a leggere nei capelli, ad ascoltare nelle mani”. Ecco, ad esempio, in che modo parla di Angelo delle acque, scultura di Emma Stebbins, (facciata sinistra del libro): “Da squarci sul muro e al soffitto/ calavano gli angeli, profeti di morte,/ nel film di Nichols, che mi ha riportato/ la fontana che sta a Central Park.//Sopra l’acqua che in mille zampilli/ si raccoglie e trascorre più nuova,/ il tuo angelo ad ali spiegate/ veglia ancora il cammino da fare“. E nella facciata destra, specularmente: “L’angelo adesso arriva. Appare./ È il testimone del tuo cammino./ Prendi il pennello, la tua matita,/ fammi vedere quel che non c’è./ Fammi guardare oltre la vita“. Grande conoscitrice dell’animo umano, viene da pensare (peculiarità di ogni poeta), oltre che studiosa.

Marisa Ferrario Denna ha pubblicato già più di dieci volumi nella sua lunga carriera, praticamente una vita dedicata, un percorso monacale. La sua capacità di usare la parola, di farla “fiorire” per descrivere il mondo è sorprendente: con elegante sprezzatura si passa da endecasillabi perfetti, arricchiti a volte di rime e assonanze, ai settenari martellanti, al difficile senario, al verso libero, sempre di grande politezza. Ma dietro questa sprezzatura si intuisce un lavoro certosino, uno studio costante.

Lasciamo a malincuore i Ritratti in controcanto con questi versi, resi più drammatici dall’uso sapiente dell’anafora, dedicati a Marina Cvetaeva: “Come nebbia sottile/ o lieve sogno/ è questo ritornare/ al mio destino.// Come nebbia sottile/ o lieve sogno/ questo riandare/ del mio linguaggio/ a un canto di bambino“.

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