L’uomo ormai quasi canuto vede ancora lo sguardo vuoto e lo scuoter la testa di suo padre mentre in dialetto gli dice “non c’è nulla”, intendendo con questa espressione che la realtà materiale che cade sotto i sensi terreni è l’unica esistente, e pertanto la sola di cui valga la pena di occuparsi.
Nell’uomo forse quella vista e quelle parole finiranno per vincere, ma ad un certo punto della sua vita entrarono il canto e la visione, alimentandosi a vicenda: sulla soglia fra l’interno e l’esterno un paesaggio si anima di personaggi e di storie, che il canto narra – ma anche in qualche misura crea, poiché seguendo le movenze del canto stesso si entra nelle pieghe del paesaggio, dove le storie si approfondiscono e si completano, a volte ramificandosi in altre, parrebbe quasi all’infinito.
E finché la visione ed il canto durano, durano anche le storie; e, nel frattempo, per chi narra e chi ascolta né vuoto né paura, né insensatezza né morte.

Ad un certo punto… si è destata la facoltà mitopoietica e l’uomo ha iniziato a sentire e vedere.
Oppure si è dissolto il velo di Maya?
Un caro saluto
Giorgina
Cara Giorgina,
io credo che la facoltà mitopoietica più che destarsi si ri-desti: sempre più a fatica, ma che per fortuna ce la faccia ancora.
Un caro saluto a te,
Roberto
lasciamoci dunque cullare in un nulla di limbo…
buona estate Robertino:-) si avvicina il giorno più lungo…
Cara Carletta,
mai avvicinarsi a una presunta regressione pascoliana senza le dovute cautele: fra nulla e culla c’è il tuono. Che magari torna più improvviso e più forte, specie in questa stagione di temporali.
Buona estate a te,
Roberto
“tutto è nulla, solido nulla” e Leopardi lo sapeva bene.
abbraccio
Cara Elisabetta,
sovente c’è un (piccolo, ve’!) Leopardi dentro ciascuno di noi, e a volte c’è anche qualcun altro.
Alcuni si limitano a contemplare il via vai di queste presenze interiori, altri ne sentono qualcuna più amabile e vera: e cercano di trattenerla il più a lungo possibile, magari per sempre.
Abbraccio a te,
Roberto